Anno nuovo vita nuova? Macché, neanche per sogno. Genoa-Sassuolo 2-1 è stata una partita stranissima, un vortice di emozioni e avvenimenti che lasciano interdetti e che stavolta – davvero – fanno star male.
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Personalmente, ritengo che l’unica partita di calcio nella quale ho imprecato così tanto fu Corea del Sud-Italia del 2002. C’era il gol annullato a Damiano Tommasi e l’ingiusta espulsione di Francesco Totti, vi ricordate? Ebbene – con le dovute proporzioni, è chiaro – sostituite Tommasi con Djuricic e Totti con Berardi, Byron Moreno con Irrati e gli ottavi di finale del Campionato del Mondo 2002 con la diciottesima giornata della Serie A 2019-2020.
Ora, per chi quella partita non la ricorda per motivi anagrafici o per cattiva memoria, basti sapere che tra i miei buoni propositi per l’anno nuovo c’era quello di non arrabbiarsi troppo per le partite di calcio. Proposito che è andato a farsi friggere già il 5 gennaio. Ma tant’è.
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Genoa-Sassuolo 2-1: la rabbia di una beffa
Vi ricordate di Lo chiamavano Trinità? C’è una frase molto semplice, che Jonathan (Steffen Zacharias) pronuncia alla volta del pistolero interpretato da Terence Hill intento a farsi il bagno: “era dallo straripamento del Pecos che non vedevo tanto sudiciume“. Io non lo vedevo dai Mondiali del 2002.
Noi qui ci siamo sempre lamentati poco degli arbitraggi, è vero. Anche la società ha sempre fatto così, sebbene stavolta sia esplosa anch’essa in un moto di rabbia. E, francamente, al di là di tutto, delle battute e dei paragoni con un signore ecuadoriano che nemmeno arbitra più, c’è anche da dire qualcos’altro.
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Arbitraggio disastroso, ma c’è da fare un po’ di autocritica
Ok l’arbitro. Ok il rigore generoso concesso al Genoa, quello non concesso su Traorè, il gol ingiustamente annullato a Djuricic e l’espulsione fuori tempo massimo rifilata a Berardi (e che potrebbe costargli una maxi-squalifica). Di moviola, d’altronde ne abbiamo già largamente parlato.
Quello che c’è da dire, in questo momento, è anche altro. Il Sassuolo ha qualche difficoltà a finalizzare le azioni che costruisce. Qualche problema nell’ultimo passaggio che, a memoria, risale già ai tempi di Di Francesco, si acuì con Bucchi e che Beppe Iachini denunciò spesso. La sensazione è quella di un rottweiler incapace di mordere. Se poi, come a Genova, gli si mette pure la museruola il gioco è fatto.
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