mercoledì , 21 ottobre 2020
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Simone Barone, dalla vittoria del Mondiale 2006 alla guida della Berretti del Sassuolo

I tifosi neroverdi, in modo particolare, quelli che seguono le giovanili del Sassuolo, hanno imparato ad apprezzare e conoscere le doti di Simone Barone anche come allenatore. Se nella sua carriera Barone ha giocato in Emilia solamente con la maglia del Parma, sia inizialmente a livello giovanile che poi nel 2002, con cui ha esordito anche in Coppa Uefa, l’Emilia lo ha riaccolto nell’estate del 2018, quando è passato alla guida della formazione Berretti, con cui ha vinto il proprio girone con ben 55 punti, arrivando fino alla fase finale Serie A – Serie B, che ha subito salutato per via di una rapida eliminazione.

Simone Barone: la convocazione in azzurro e i Mondiali 2006 il momento più alto della sua carriera

Simone Barone è stato un centrocampista sicuramente di notevole spessore, trovando la sua dimensione prima proprio al Parma e poi con la maglia del Palermo, grazie alla quale raggiunge anche la Nazionale. In modo particolare, è mister Marcello Lippi a stravedere per il giovane Simone che, con la maglia rosanero, gioca 72 partite e segna 5 gol in due stagioni. Nel biennio in cui Lippi è stato alla guida della Nazionale lo ha inserito in pianta stabile nel gruppo, al punto tale che Barone è stato inserito anche nella rosa che è poi diventata campione del mondo.

Prima di quell’exploit, probabilmente nemmeno gli appassionati di scommesse calcio più ottimisti più avrebbero scommesso sul fatto che l’Italia, e con lei anche Simone Barone, potesse diventare campione del Mondo. Una vittoria da underdog, secondo il gergo delle scommesse sportive? Può essere, anche se in realtà quella Nazionale poteva contare sul talento di giocatori pazzeschi all’apice delle loro carriere, come Del Piero, Totti, Cannavaro, Nesta, Buffon, Pirlo e Zambrotta solo per citarne alcuni.

La vittoria del Mondiale 2006 vista da Simone Perrotta

Un altro centrocampista che ha vissuto quell’esperienza meravigliosa che ha portato l’Italia fino a toccare il cielo con un dito dopo la lotteria dei calci di rigore nella finale di Berlino contro la Francia, è sicuramente Simone Perrotta. Quest’ultimo già perno fisso alla Roma, è riuscito a scalare le preferenze di mister Marcello Lippi e a guadagnarsi un posto da titolare nella maggior parte delle partite, nonostante l’etichetta di riserva con cui era partito alla volta dei Mondiali tedeschi.

In un’intervista che è stata rilasciata a L’insider, Simone Perrotta parla proprio della vittoria con la Nazionale ai Mondiali del 2006, ma anche dei primi passi che ha mosso verso il mondo del calcio, svelando alcuni dettagli della sua vita che in pochi conoscono. Ad esempio, Simone è nato ad Ashton-under-Lyne, una contea che si trova davvero vicinissima a Manchester, in aperta campagna. Nel parcheggio che si trova all’esterno dello stadio dell’omonima squadra troviamo tre statue di tre atleti che si sono laureati campioni del mondo e uno è proprio Simone Perrotta!

Perrotta, infatti, è nato e cresciuto in Inghilterra, dove si è spostato a soli 18 anni il padre per motivi di lavoro. In realtà, oltremanica, Simone è rimasto solamente sei anni, anche se qualche ricordo, seppur vago, ce l’ha ancora. Da quando è tornato in Italia, però, Perrotta non è più tornato in quei luoghi che hanno caratterizzato la sua infanzia. Anche se, quando aveva 13 anni, Perrotta ha dovuto scegliere tra la cittadinanza inglese e quella italiana: non ha avuto nessun dubbio e, in effetti, ha fatto più che bene, considerando che sedici anni dopo, si è tolto la più grande soddisfazione della sua carriera con la maglia azzurra.

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