Il Sassuolo Primavera supera anche l’ostacolo Inter con il massimo dei voti: al Viola Park, i neroverdi vincono per 3-1 grazie alle reti di Bruno, Russo e Leone e accedono all’ultimo atto, in programma venerdì sera alle 20.30 sempre presso il centro sportivo di Bagno a Ripoli. A fine partita, mister Emiliano Bigica si è soffermato ai nostri microfoni per analizzare la gara:
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Sulla finale raggiunta: “Le emozioni che mi hanno regalato i ragazzi sono tante, spero di vivermele a fondo fino a venerdì. Per noi è la prima finale: siamo l’unica squadra tra le prime quattro ad esserci per due anni di fila. Dietro questo campionato c’è un lavoro da parte della società, del Direttore Palmieri e di tutti quanti dietro la famiglia Primavera. Sono felicissimo e penso che la finale sia strameritata, soprattutto per le ultime due partite giocate”.
Sulla semifinale: “Avevo sensazioni positive: sono uno che vive di sensazioni. C’erano delle cose che si stavano concatenando e i ragazzi hanno fatto una prestazione importante. Come l’ho preparata? Conosciamo solo uno spartito: essere aggressivi e giocare quando abbiamo la palla. Abbiamo avuto fortuna in qualche episodio ma penso che il risultato sia meritato. Temevo un po’ per la condizione fisica, avendo giocato tre giorni fa: invece devo dire che i ragazzi sono sempre stati brillanti, complice anche questo clima fresco. Anche se mi hanno fatto arrabbiare sul gol preso all’ultimo, visto che batto da metà luglio sulla loro crescita mentale”.
Sull’avversaria in finale: “La Roma ha dimostrato nelle ultime dieci partite di essere ingiocabile, ma le finali sono partite a sé. La Lazio ha una grande solidità e qualità quando riparte. Intanto la guardo da spettatore, poi chi capita capita: ormai siamo alla fine e voglio vivermi più possibile queste emozioni con i miei ragazzi”.
Sul carattere della squadra: “Da giocatore ero uno di temperamento e cerco sempre di trasmetterlo ai miei ragazzi. Il Primavera 1 è già performante da questo punto di vista perché, essendoci retrocessioni, i ragazzi si abituano a lottare per qualcosa. In più, cerco di tenerli sempre su di giri perché il mio modo di essere è questo. A volte potrò sembrare esagerato dalla panchina ma devo giocare con loro: se non lo faccio, loro si sentono un po’ persi. Difatti l’anno scorso, quando sono stato espulso nella semifinale con il Lecce, abbiamo preso due gol. Magari non c’entra nulla, ma molti addetti ai lavori mi hanno detto che non dovevo farmi cacciare fuori”.
Cosa significa giocare una finale a Sassuolo: “Penso che sia una gioia impareggiabile. Veniamo da un periodo non bello per i nostri colori, per i tifosi e per la società: penso che stiamo un po’ alleviando la delusione con queste grandi prestazioni. E’ il frutto di un lavoro certosino, di una strategia di Palmieri e della società: ho sempre avuto gruppi importanti su cui lavorare. In questi quattro anni, ho avuto giocatori che un domani saranno utili alla causa del Sassuolo”.
Sulle qualità della squadra: “Forse la migliore è la mentalità, di andare in avanti in fase di non possesso. Non posso fare partite di attesa perché non le riconoscono. Da centrocampista, poi, non mi piaceva quando la palla mi passava sempre sopra: quindi chiedo ai miei ragazzi di giocare. A tratti possiamo commettere errori ma sono giovani: anche i grandi li commettono”.
Sul doppio trequartista: “Non potevo lasciar fuori Knezovic: questo è il motivo della scelta. Borna è cresciuto in maniera esponenziale, ha qualità e tira come i grandi: sa fare bene il trequartista. Ho recuperato Leone e Kumi, Bruno è tornato ad essere il Bruno determinante della scorsa stagione. Ho cercato di mettere i giocatori più in forma nelle posizioni dove potessero rendere al meglio. Knezovic è uscito perché era ammonito e non volevo rischiare di rimanere in dieci. Dopo ha avuto qualche crampo ma è un giocatore a cui non posso rinunciare: fino a quando sta bene, gioca”.
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