mercoledì , 28 ottobre 2020
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Paolo Cannavaro: “Berardi come Cavani, a Sassuolo sembra di essere all’estero”

Nell’ultima puntata di Flash Neroverdi, Paolo Cannavaro si racconta in modo scherzoso e informale. Il difensore del Sassuolo ripercorre un po’ tutte le fasi della sua storia in neroverde, parlando di sé e dei suoi compagni.

Si parte dall’inizio, da quel gennaio 2014 che lo vide passare in maglia neroverde dopo otto stagioni nel Napoli: “Sono arrivato a Sassuolo insieme a tanti giocatori nel mercato di riparazione. Mi dissero che questa squadra mirava a salvarsi e poi a raggiungere l’Europa. Io ci ho creduto e la società ha mantenuto le promesse.

Promesse mantenute grazie a un grande tecnico: “Di Francesco è un allenatore che ti convince quando ti spiega qualcosa. Dà un motivo a tutto, ti entra nella testa e ti fa capire che ciò che ti dice è ciò che effettivamente ti fa fare meglio in campo. Più che un allenatore è un istruttore. Nel calcio tutti i tecnici dovrebbero essere come lui“.

Uno dei migliori giocatori di questo campionato è Francesco Acerbi: “Quando sono arrivato Acerbi era fuori per i suoi problemi di salute. Poi è ritornato in maniera devastante, con una grinta pazzesca. Il soprannome Leone è azzeccatissimo per lui. Veramente può insegnare tanto ai giovani“.

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Ma il gioiello del Sassuolo è ovviamente Berardi: “Quello che c’è in Berardi, nella mia carriera l’ho visto solo in un giocatore: Cavani. Nella sua voglia di fare gol quando arriva davanti alla porta, in partita come in allenamento. Andrà sicuramente in una grande squadra e vincerà tanto“.

Il Sassuolo è un modello per via dei suoi forti investimenti nei giovani italiani: “Oggi le società hanno capito che il calcio in Italia c’è da una vita. Ha sfornato giocatori come Zola e Baggio. Investire nei giovani permette di avere i nuovi Cannavaro, Nesta, Buffon… Solo dando loro fiducia si possono creare questi giocatori e il nostro campionato sta finalmente intraprendendo questa strada“.

Nel distretto ceramico, il numero 28 ha trovato una cultura sportiva diversa da quella delle piazze calde: “Qui mi sembra di non essere in Italia. La cultura sportiva che c’è qui è come quella che c’è all’estero. Gli anziani che vengono a guardare l’allenamento cercando un posto all’ombra e applaudendo spontaneamento. In Italia ci siamo disabituati a queste cose. Sentiamo sempre storie di tifosi che protestano, minacciano

Infine, una nota personale-biografica: “Da bambino mi chiamavano Willy il Principe di Bel Air per il mio carattere scherzoso. Sono appassionato di musica, la mia canzone preferita è di Gigi d’Alessio ed è ‘All’atu munno’, la canzone mia e di mia moglie“.

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Riguardo Giuseppe Guarino

Giuseppe Guarino
Giornalista beneventano ma neroverde, mancino e grafomane. Sempre attento a tutto ciò che gli cambia attorno, ma con leggerezza. Prova a dare la sua visione sul mondo del Sassuolo

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