domenica , 6 Settembre 2026
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foto: sassuolocalcio.it

Mimmo, la cosa più bella che c’è: una vita da Sassuolo

La sua si può definire, parafrasando un noto brano di Luciano Ligabue, una “vita da Sassuolo”. Da sedici anni con la stessa maglia, se si eccettuano gli esordi nella natia terra di Calabria con Bocchigliero, Castello II e Rossano. E con la stessa fedeltà e voglia di scendere in campo per dare man forte alla causa. Stesso desiderio di violare le altrui porte. E con una forza e determinazione capac di farsi beffe di ogni infortunio. Domenico Berardi è uno dei biglietti da visita dorati del sodalizio neroverde e lo ha dimostrato una volta di più andando a bersaglio nell’ultima sfida di campionato, vinta contro il Torino per 2-1. Un incontro che ha dimostrato, se mai ve ne fosse stata necessità, che lo spirito battagliero e intriso di talento con cui cominciò con la Primavera a nel 2010-11 non si è affatto assopito.

Le statistiche di Berardi con il Sassuolo

Occuparsi di Berardi significa aprire un robusto capitolo della storia neroverde. Le statistiche, al riguardo, sono un’istantanea che più nitida non potrebbe risultare: 456 discese in campo tra massima serie, cadetteria, Primavera e persino Europa League, 164 reti, 134 delle quali messe a segno nel pianeta più luminoso del calcio tricolore, 115 assist. Tradotto in minuti: 35.181 giri d’orologio trascorsi sul rettangolo verde.

La duttilità di impiego

Questo robusto rendimento è stato costruito vestendo i panni di più ruoli che ne hanno caratterizzato la crescita calcistica e personale: dal trequartista alla punta centrale, dalla capacità di agire su entrambe le corsie per distribuire il gioco alla seconda punta. Una duttilità di impiego che sicuramente ha fatto la felicità di tutti gli allenatori con i quali si sia trovato a collaborare, da Paolo Conforti che lo scoprì in Calabria a Luciano Carlino che, come vice tecnico degli allievi del Modena, ebbe modo di scoprirlo a fondo e di intuirne le potenzialità, e poi Eusebio Di Francesco, Giuseppe Iachini, Roberto De Zerbi, Alessio Dionisi e Fabio Grosso. Di ognuno di loro ha saputo mettere a disposizione non soltanto un talento sempre più certificato dall’andare delle stagioni, ma anche l’umiltà di crescere. Berardi è uno di quei calciatori che hanno avuto il merito di non essersi mai montati la testa dimostrando una granitica fedeltà alla causa.

La resistenza al corteggiamento delle grandi squadre

Per fedeltà agli stessi colori e capacità di farne una seconda pelle, Berardi può essere paragonato ad alcuni grandi del passato. Anche per aver resistito alla tentazione di squadre blasonate andate in pressing per assicurarsene le prestazioni. È il caso del compianto Gigi Riva che giurò eterno amore al Cagliari con cui conquistò lo storico scudetto nella stagione 1969-70 con la conduzione tecnica dell’altrettanto compianto Manlio Scopigno. Ma è anche quello di Sandro Mazzola che rimase con solide radici all’Inter dopo essere stato corteggiato da Real Madrid e Juventus. E neppure si può dimenticare Gianni Rivera che, partito dall’Alessandria, rimase per tutta la sua esistenza calcistica al Milan. Per Berardi si sono fatte avanti, nel corso degli anni, squadre che, per vocazione, guardano lontano e al di là dell’ambito nazionale come Juventus, Milan, Roma e Atalanta. Ma il richiamo del Sassuolo è stato sempre più forte.

Il legame privilegiato con Sassuolo

Berardi ha speso diverse dichiarazioni d’amore per il club neroverde e per quella città che lo ha accolto tra le sue braccia quando stava muovendo i primi passi e lo ha portato a misurarsi con qualità e continuità in serie A. Una squadra e una città che non hanno mai smesso di sostenerlo anche nel periodo in cui gli infortuni si erano insinuati come massi pesanti sulla sua strada. Infortuni che, lungi dall’abbatterlo, lo hanno sempre notevolmente fortificato, sul piano fisico e su quello motivazionale. Nel corso della sua carriera in neroverde se ne sono contati undici a partire dalla stagione 2021-22. Quello di maggiore entità lo perseguitò nella stagione 2023-24 quando un infortunio al tendine d’Achille lo tenne fuori dal campo per ben 212 giorni dal 3 marzo al 30 settembre e lo costrinse a saltare venti partite. Quando il 3 novembre 2024 segnò in cadetteria la rete che consentì al Sassuolo di avere ragione del Mantova, Berardi diede come sempre la prova della sua propensione a trasformare le difficoltà in forza e gli ostacoli in opportunità.

L’intesa immediata con Alberto Aquilani

Allenatori, al Sassuolo, Berardi ne ha conosciuti tanti. E Alberto Aquilani è l’ultimo in ordine di tempo. Con lui, e le interviste rilasciate ne sono l’inequivocabile testimonianza, la bandiera del Sassuolo ha da subito instaurato un buon feeling. Il loro è stato un incontro tra due realtà desiderose di pensare in grande. Aquilani viene da un ottimo campionato disputato sulla panchina del Catanzaro con il quale è approdato nella finale dei playoff di cadetteria persa contro il Monza e ha portato i calabresi a sfiorare uno storico ritorno in massima serie. Berardi conosce ogni minimo particolare dell’ambiente Sassuolo ed è sicuramente in grado di fornirgli dritte preziose candidandosi a essere, per la verità non da oggi, una sorta di allenatore in campo. I due hanno dimostrato subito sintonia e identità di vedute. Un particolare che potrebbe davvero costituire un valore aggiunto per un Sassuolo intenzionato a migliorare il pur dignitoso undicesimo posto con 49 punti, risultato di sicura caratura al primo anno del ritorno in massima serie.

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Il prezioso segnale del gol contro il Torino

Berardi ha insomma dato realizzando la rete contro il Torino un segnale di scintillante eloquenza: la sua propensione realizzativa non si è fatta nemmeno mezzo graffio nel corso degli anni, la sua voglia di mettersi a disposizione della causa non ha un filo di ruggine e il pubblico di Sassuolo lo ama come il primo giorno. La parola passa ora al campionato.

Cristiano Comelli

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