domenica , 27 settembre 2020
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Lazio-Sassuolo 6-1: la tortorata romana

Dicesi tortóre” il randello, il bastone pesante e nodoso, o anche la persona incaricata di dare la tortura. Da qui deriva il termine, prettamente romanesco, di tortorata, nel senso di bastonata. Mai parola fu più azzeccata per descrivere l’ultima Lazio-Sassuolo.

Mettiamola così: se la trasferta dell’Olimpico fosse durata solo 45 minuti saremmo tornati a casa soddisfatti del punto guadagnato. Anche se, stando a quei primi 45 minuti, per certi tratti i neroverdi avrebbero addirittura meritato di vincere. Il rigore conquistato da Matri e realizzato da Berardi, le occasioni create da Adjapong, Duncan e dallo stesso Mimmo. Insomma, non proprio noccioline.

Poi, tutto cambia.

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La botta al ginocchio di Letschert costringe Bucchi al cambio. Fuori l’olandese dentro Peluso, che si rivede per la prima volta in campo dopo la sessione di mercato. Peccato che anche lui prenda una botta: frattura del setto nasale. Bucchi lo tira fuori e mette dentro Mazzitelli. Un cambio di modulo imprevisto. Un 4-4-2 strano ed inedito. E, scopriremo da lì a poco, totalmente pericoloso.

Il terzo episodio riguarda Sensi: il centrocampista – uno dei migliori nella mediocre stagione giocata finora – regala a Luis Alberto una punizione da posizione ampiamente abbordabile. Impossibile per la Lazio non approfittarne. Un errore che cambia la partita. La Lazio pareggia ma fa subito capire che ha voglia di vincere. Un punto non basta. L’aquila ferita dal rigore si rialza e ricomincia a volare. E a conquistare rapace la partita.

Nel secondo tempo in campo c’è stata una sola squadra, quella di casa. La Lazio lo sa bene. Le successe la stessa cosa poco più di dieci giorni fa, quando ospitò il Napoli. Allora furono i biancocelesti a scordarsi di scendere in campo nella seconda metà di gioco, dopo essere andati in vantaggio contro l’attuale capolista, che seppe punirli a dovere. Ma gli uomini di Inzaghi hanno imparato: da allora non hanno sbagliato un colpo. Ma la Lazio non è il Napoli e, soprattutto, il Sassuolo non è la Lazio.

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Sul resto non stiamo manco a commentare. Sei gol si subiscono solo se la testa è altrove e se non sai costruire il gioco. Non stiamo a puntar dita. Bucchi, Di Francesco, Squinzi, Carnevali, Pellegrini, Defrel: sono tutti nomi che rimbombano nella testa nelle ultime ore, in un vocio incessante quanto improduttivo.

Se pensiamo che un anno fa il Sassuolo aveva battuto il Bilbao ed era ancora in corsa nei gironi di Europa League scende solo il magone. La squadra si è rialzata da risultati peggiori. I 7-0 subiti dall’Inter bruciano ancora, giusto per ravvivare la memoria.

La tortorata romana ha messo in luce lacune che stiamo evidenziando sin dalla prima giornata. Il Sassuolo non segna: quattro gol in sette giornate, di cui due su rigore sono decisamente pochi. Il Sassuolo subisce troppi gol: solo Benevento e Verona hanno fatto peggio.

Il 3-5-2 di Bucchi è più stabile del 4-3-3. Vero. Ma non ha portato grandi risultati. Con gli infortuni di Letschert, Peluso e Goldaniga, poi, tornare alla difesa a quattro diventerà un obbligo (sperando che ritornino presto tutti e tre).

Per ora c’è solo rabbia e delusione. E una pausa nazionali per riflettere e prendere le opportune contromisure.

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Riguardo Giuseppe Guarino

Giuseppe Guarino
Giornalista beneventano ma neroverde, mancino e grafomane. Sempre attento a tutto ciò che gli cambia attorno, ma con leggerezza. Prova a dare la sua visione sul mondo del Sassuolo

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