lunedì , 21 giugno 2021
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De Zerbi se ne va, viva De Zerbi

Rimpiangeremo o non rimpiangeremo Roberto De Zerbi?

Non sono giorni facili per i tifosi neroverdi. Da un lato le flebili speranze di agguantare all’ultimo respiro un posto in Europa, dall’altro la consapevolezza che, a prescindere dal posizionamento in classifica dalla prossima stagione, il Sassuolo sarà guidato da un altro allenatore.

Roberto De Zerbi ha dato molto al Sassuolo. Da buon bresciano, il tecnico classe ’79 ha dettato il suo credo fin dall’inizio, mostrando con una risolutezza ai limiti della testardaggine le basi della sua idea di calcio. Un gioco propositivo, a tratti spregiudicato ma di certo senza alcun timore reverenziale nei confronti dell’avversario di turno. Una ricerca a tratti ossessiva del possesso palla per stanare l’avversario, nel nome della volontà di non buttare mai via il pallone per costruire le proprie trame.

De Zerbi, uomo dalle parole sempre chiare e talvolta scomode (citofonare “Superlega”), a costo di attrarre anche le critiche di parte del fuoco amico. Una parte di quella stessa tifoseria che avrebbe dovuto appoggiarlo lo ha sempre mal sopportato, chiamando in causa i fasti di un passato mai dimenticato. Quella stessa parte di tifoseria che, spesso, si trovò all’epoca ad essere aspramente feroce verso gli stessi allenatori rimpianti ai tempi di De Zerbi, salvo eclissarsi quando il bel gioco si accompagnava ai risultati (citofonare all’epoca “qualificazione in Europa League”, in tempi recenti “sei risultati utili consecutivi”).

De Zerbi se ne va, De Zerbi va con ogni probabilità a giocarsi le sue carte all’estero. De Zerbi lascia una traccia importante nella storia neroverde, dopo aver valorizzato talenti non ancora del tutto espressi ed elevato agli onori del calcio italiano emeriti sconosciuti, magari provenienti da campionati di seconda fascia (citofonare “terzini turchi e greci”).

Intendiamoci, neppure De Zerbi è stato esente da errori, e in alcune gare mal gestite dai neroverdi il suo gioco ha mostrato alcuni limiti, per non parlare del versante della concentrazione individuale dei giocatori. Ma non è difficile affermare che la bilancia pende decisamente dalla parte degli aspetti positivi e l’eredità del mister uscente ha portato il Sassuolo a consolidarsi ulteriormente nel panorama calcistico italiano.

Insomma, De Zerbi se ne va…e adesso? Siamo davvero pronti a ricominciare un nuovo ciclo, con tutte le insidie che ciò comporta? Saremo in grado di dare tempo al nuovo mister, anche per più di una stagione? O ci ritroveremo a dire “Rivoglio De Zerbi?“. E ancor prima, siamo in grado di poter tollerare l’idea di poter eventualmente lottare per la salvezza, dopo aver sfiorato l’Europa (e non è ancora detta l’ultima…)?

Per il Sassuolo, gli anni recenti lo hanno dimostrato, identità è sinonimo di sopravvivenza. E negli ultimi tre anni sopravvivenza ha fatto rima con crescita anche (e forse soprattutto) grazie all’identità del calcio firmato De Zerbi.

Arrivederci mister. Il citofono è al solito posto…

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Riguardo Massimiliano Todeschi

Giornalista fulminato sulla via di Sassuolo dopo decenni di indifferenza verso il calcio. Miracoli neroverdi.

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