Prima del suo arrivo a Sassuolo, Fabio Grosso era per noi appassionati di calcio già un mito. L’eroe del mondiale 2006, del gol alla Germania, dell’ultimo rigore contro la Francia. L’uomo in grado di far saltare l’Italia intera, di costruire col suo urlo un filo rosso che legava la generazione dell’82 – quella dell’urlo di Tardelli – a quella del 2006. Appunto, quella dell’urlo di Grosso.
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Poi è arrivato a Sassuolo. Ha condotto la squadra ad una vittoria strepitosa di un campionato di B, riportandola al suo posto e facendoci sognare anche in Serie A.
Come fece Di Francesco, sebbene con meno difficoltà e lasciandoci dopo una sola stagione in massima serie. Con una rescissione che pesa, come tutti gli addii.
E non è facile dire addio a chi si ama. Ancora, come fu con Di Francesco. E con De Zerbi. E, personalmente, anche con Iachini.
Il mister della vittoria del nostro secondo campionato di B ci saluta così. Colui che ha lanciato gente come Muharemovic e Koné. Che ha dato nuova linfa a Laurienté e anche a Pinamonti. Noi lo salutiamo augurandogli nuove vittorie, nuove soddisfazioni. Di compiere l’ennesimo miracolo.
Lo incroceremo ancora, il prossimo anno. Come abbiamo re-incrociato Di Francesco alla penultima giornata di quest’anno. E lo incroceremo con affetto e rispetto. E tanta gratitudine per la gioia che è stato in grado di donarci.
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