La settimana che ha portato al match di apertura della 14° giornata di serie A portava con sé le più nefaste premesse. A Reggio Emilia arriva una Fiorentina, squadra e tifoseria, carica di rabbia e determinazione, spinta dalla volontà unanime di uscire da un momento di profonda crisi e dalle paludi del fondo della classifica: l’impresa è annunciata, l’invasione del Mapei. Un messaggio arriva al Sassuolo, come quello di Serse I verso Sparta: l’armata viola è tanto imponente da far tremare il Mapei al suo passaggio: tutto ciò che richiede sono i 3 punti e una posizione alta di classifica, un segno della sottomissione del Sassuolo al volere della Fiorentina. Dall’altra parte, Grosso e i suoi 300 erano pronti con un animo all’altezza di re Leonida: “Sottomissione… Questo può essere un problema”.
I primi minuti sembrano confermare tutte le premesse: uscita imprudente di Muric su Parisi e calcio di rigore, poi trasformato da Mandragora al 9’, tra le polemiche del campo con il trascinatore dei viola della scorsa stagione, Moise Kean (che avrebbe avuto ragione di calciare dal dischetto per sbloccare la sua stagione a secco di gol, anche per raccogliere la forza necessaria di prendersi la Viola sulle spalle anche quest’anno), e quelle del giorno dopo con il rigorista designato, Albert Gudmundsson (che sui social smentisce le affermazioni di Vanoli nel post-partita relative al rifiuto dell’islandese di calciare il penalty).
Ci sono persone che dopo un colpo ben assestato vanno giù e poi ci sono gli eroi: gli eroi cadono, si rialzano e fanno l’impresa. Al 14’ minuto Volpato salta Parisi (costante di tutta la partita) e sigla il pareggio, anche con quel pizzico di fortuna che aiuta gli audaci: il primo passo di una prestazione personale monumentale. Altrettanto monumentale è stata la prestazione dei centrali neroverdi, Idzes – Muharemović, con quest’ultimo che, dopo un tiro dalla distanza di pregevole fattura ad impensierire De Gea, incide il proprio nome sul tabellino svettando di testa sullo sviluppo di un corner al finire del primo tempo. Il secondo atto della partita segue la sceneggiatura del primo. I tre tenori del centrocampo Matić-Thorstvedt-Konè mettono in scena un’opera di caratura internazionale per fisicità, sostanza e qualità tecnica, la cui cabaletta è rappresentata dalla rete della mezz’ala canadese: inserimento e finalizzazione perfette, su assist del solito Volpato, per porre fine ad ogni speranza di rivalsa viola.
Se è vero che “il più bello dei mari è quello che non navigammo”, altrettanto vero è che il gol più bello è stato quello non dato: da rivedere e rivedere la botta secca sotto la traversa al 57’ di un Volpato in versione re Leonida, annullato per quello che sembrava più un contatto di gioco che un vero e proprio fallo. Da qui nasce il nervosismo dell’allenatore neroverde (poi espulso), che esplode un minuto dopo a seguito del mancato cartellino giallo per il fallo del 10 viola su Idzes: non può non leggersi in questa situazione la mancanza di personalità dell’arbitro Pairetto, non in grado di gestire un momento di nervosismo della panchina sassolese umanamente (oltre che sportivamente) più che comprensibile.
Quella che doveva essere una storia di dominazione viola, in campo e sugli spalti, si è trasformata in un poema epico a tinte nero-verdi. Sugli spalti si sente solo il canto del popolo sassolese a sostegno dei propri eroi in campo, in grado di sovrastare il tifo avversario nonostante la netta minoranza. Tra i fiorentini il silenzio si staglia inesorabilmente, sintomo della tensione, ma anche del sacrificio del tifo viola che prova fino al triplice fischio a stare vicino alla propria squadra.
Fiorentina-Serse: “Scegli le tue prossime parole con attenzione Sassuolo, potrebbero essere le tue ultime da re.”
Sassuolo-Leonida: “Punti e classifica; ne troverai in abbondanza laggiù.”
Fiorentina-Serse: “Questa è blasfemia! Questa è pazzia!”
Sassuolo-Leonida: “Pazzia? Questo è il Sassòl!”
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