mercoledì , 21 aprile 2021
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Foto di Claudio Villa/Getty Images

Pomini su L’Ultimo Uomo: “Ci poniamo un obiettivo alla volta”

Qualche settimana fa la rivista online L’Ultimo Uomo ha pubblicato un’interessante intervista ad Alberto Pomini. Il numero 1 neroverde, colonna dello spogliatoio, si è confrontato con il collega Diego Guido poco prima della partenza per il ritiro di Malles, ripercorrendo le tappe che hanno condotto il Sassuolo in Europa League.

Forse solo Pomini, oltre a capitan Magnanelli, può ricostruire dall’inizio questa strepitosa cavalcata: il portiere veronese è a Sassuolo dal 2004, quando aveva 23 anni. Ora ne ha 35 e il suo rinnovo fino al 30 giugno 2017 fa pensare che la sua carriera andrà a concludersi con la maglia neroverde. Lo si è rivisto in campo nella seconda partita del Trofeo Tim, sfida vinta in rimonta sul Milan, nella consapevolezza che il “terzo” della batteria degli estremi difensori neroverdi è un professionista di tutto rispetto e dalla sicura affidabilità.

 

Foto di Claudio Villa/Getty Images
Foto di Claudio Villa/Getty Images

 

Nella lunga intervista che vi invitiamo a leggere nella sua versione integrale emergono aspetti della carriera di Pomini che sono evidentemente il riflesso della vertiginosa ascesa del Sassuolo degli ultimi anni. Con un patron come Squinzi, che tende continuamente ad alzare l’asticella, per un portiere che arriva dalla C2 l’idea di giocare a San Siro  potrebbe apparire folle, ma Pomini non ha dubbi in merito alla consapevolezza dei propri mezzi di cui il gruppo neroverde è sempre stato consapevole: “Non c’è mai stato un momento in cui abbiamo detto <noi a S.Siro ci arriviamo>. Nel senso che tra di noi, in squadra, ci siamo sempre posti un obiettivo alla volta. (…) Era giusto [che Squinzi] pensasse 10 anni avanti, noi era giusto che pensassimo di domenica in domenica”.

Pomini si sofferta anche sull’evoluzione del suo ruolo, con portieri sempre più chiamati a giocare la palla in una sorta di metamorfosi che li ha portati ad essere dei difensori centrali aggiunti: “[Questa evoluzione] sarà davvero definitiva quando anche nelle serie minori diventerà normale chiedere al portiere di giocare molto la palla. Noi abbiamo Di Francesco e Lorieri che sono due martelli. Ci lavoriamo moltissimo. Si mettono a 50 metri e urlano che la vogliono sul petto. L’esempio di come siano cambiati i tempi è Donnarumma. Su di lui è lampante il lavoro palla a terra che ora viene fatto fin da piccoli. Poi ok, lui è semplicemente un fenomeno.”

Sassuolo è nel cuore di Pomini, che lo scorso anno, insieme a Magnanelli, ha ricevuto le chiavi della città: “Sapevo di dovere molto a Sassuolo; non avevo realizzato che anche Sassuolo sentisse di dovermi qualcosa”. Del resto, come dimenticare il portiere titolare della stagione della storica prima promozione in Serie A?

 

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Riguardo Massimiliano Todeschi

Massimiliano Todeschi
Giornalista fulminato sulla via di Sassuolo dopo decenni di indifferenza verso il calcio. Miracoli neroverdi.

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