articolo di Mattia Campagna
In una giornata di festa a Reggio Emilia, dove le piazze del centro si scaldavano dei fuochi di caldarroste e vin brulè in onore di San Prospero, il rischio che il gelo cadesse sul Mapei Stadium e sulla testa del Sassuolo è stato altissimo, ma a salvare il piovoso lunedì sera, chiusura della 12° giornata di serie A, è bastata una folata di vento proveniente dalla Norvegia.
In uno stadio semi-deserto (a causa del provvedimento del Ministero degli interni con il quale è stato disposto lo stop alla trasferta per i tifosi pisani), va in scena lo scontro tra due campioni del mondo, compagni di squadra nella magnifica spedizione in terra tedesca del 2006.
Nonostante le temperature molto basse e il meteo incerto, la comunità di Sassuolo non fa mancare presenza e sostegno alla squadra di Grosso, ma il battito sulle tribune si arresta in pochi secondi dal fischio di inizio: lancio lungo verso Tourè, che viene atterrato da Candè, ed è calcio di rigore fischiato in favore dei toscani a seguito di revisione VAR; Nzola si presenta sul dischetto, batte Muric, è 0-1 in favore del Pisa e cala il silenzio sugli spalti.
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Sono passati solo 5 minuti dall’inizio della partita e l’immediato svantaggio avrebbe atterrato anche il più coraggioso degli eroi, eppure il popolo nero-verde è ancora vivo e vegeto. Il battito dei tifosi è ancora forte e segue il ritmo di quello che è il cuore della squadra nero-verde, Nemanja Matić, che, accompagnato dalle due arterie, la coppia di centrali Idzes-Muharemović, gestisce e padroneggia i tempi della partita. È proprio il trentasettenne serbo a riacciuffare immediatamente il pareggio al 6’ minuto, con un tiro al volo dal limite dell’area all’altezza della sua fama: una fiammata che riaccende gli animi, una folata in grado di contrastare Buran.
Il ritmo dei cuori nero-verdi, così come della partita, è alto. Il Sassuolo sembra in pieno controllo della gara, pur avendo davanti un Pisa compatto, duro, mai disunito, senza paura di affrontare le avanzate degli avversari, anche cedendo il controllo del pallone. Tra il pubblico c’è fiducia di poter ottenere il risultato più roseo, dettata dalla consapevolezza nei propri mezzi, nella rosa e nella qualità della stessa nella gestione del pallone.
La vera passione la si percepisce quando la palla finisce tra i piedi del capitano, Mimmo Berardi, e si spezza la voce di ogni tifoso: ogni volta che il pallone arriva al numero 10 tra la gente c’è silenzio e l’aria sembra proprio quella tra i banchi delle chiese o tra i più ferventi fedeli, silenti ma allo stesso tempo frementi nell’attesa e nella speranza che arrivi un segno, un gesto, una parola del profeta che santifichi la festa, che ponga il proprio sigillo sul match. Quel sigillo non arriverà alla fine, ma non può non mettersi in evidenza quanto il pubblico fosse commosso dal sacrificio messo in campo da un giocatore con la sua qualità tecnica, con continui recuperi dietro la linea del centrocampo e ripetute rincorse all’indietro per prevenire le ripartenze della compagine pisana.

Quando tutto sembra sotto controllo e sugli spalti sembra prendere concreta forma il sogno di una notte di mezza estate, come quella alla fine della stagione 2015/16, l’ingresso di Meister cambia volto alla partita. Un errore in fase di possesso del subentrato Coulibaly, una scopertura in fase difensiva a seguito di corner a favore dei nero-verdi (forse dettata da un po’ di quella presunzione di chi ha coscienza della propria forza), unitamente allo strapotere fisico dell’attaccante danese riporta il punteggio sull’1-2 per i toscani all’81’. L’attaccante, classe 2003 e con un passato al Rennes, mette in evidenza tutte le proprie qualità tecniche e fisiche, portando a spasso l’ultimo difensore rimasto a presidiare la difesa del Sassuolo e scagliando un fulmine alle spalle dell’estremo difensore di casa, oltre che nel cielo sopra il Mapei Stadium e nello spirito del popolo sassolese.
Cala il gelo. Arresto cardiaco. Il sogno di tornare al 2015/16 sembra svanire, destinato a rimanere tale. Il malumore si innalza. Ai picchi di adrenalina dovuti a quelle che sembravano essere le ultime occasioni della partita, corrispondono le grida di rammarico e delusione per le conclusioni senza fortuna di Pinamonti (attaccante di assoluto livello, degno dei colori che indossa e della categoria in cui ormai si fa notare da anni, che avrebbe bisogno di più sostegno da quel popolo sugli spalti in grado di amare incondizionatamente quei colori anche nei momenti in cui si sono fatti più scuri).
Quando la giornata sembra volta al termine e i primi spettatori iniziano ad avviarsi verso l’uscita per trovare consolazione nelle proprie case, un pallone dolce come una carezza si avvicina a pochi passi dalla porta difesa da Semper e costringe quei tifosi a fermarsi sui gradini che li volevano sulla via di un ritorno amaro: in quell’istante, un vento caldo, caldissimo, proveniente da Stavanger-Norvegia li ripara da quel gelo che si era fatto troppo pesante da sopportare e gonfia la rete dei nero-azzurri. Nell’ultimo respiro di una partita piena di emozioni, vive e contrastanti, al 94° minuto Volpato inventa e Thorstvedt si avventa sul pallone e da pochi passi mette fine al match sul 2-2.
La pioggia e il primo freddo invernale cedono il passo al calore del popolo nero-verde. I cuori tornano a battere forte. I sogni tornano ad essere vicini e concreti. Esplode la gioia come per i fedeli in festa. Un vento dall’Est e un vento dal Nord mantengono il Sassuolo in alto, sul lato sinistro della classifica, e accompagnano i tifosi a casa col pensiero che tutto è ancora possibile.
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