Statistiche e classifiche interessano da sempre gli appassionati delle più svariate discipline; quelle del calcio sono particolarmente apprezzate anche grazie al suo abbondante secolo di storia. Tuttavia, ancora prima di addentrarci nell’elenco delle squadre più titolate, conviene fare un piccolo passo indietro alla ricerca delle origini del campionato mondiale di calcio.
Chi ha inventato il Mondiale e la prima storica coppa
L’idea di un campionato del mondo di calcio si deve principalmente a un dirigente lungimirante: il francese Jules Rimet, all’epoca presidente della FIFA (ed è proprio a lui che fu intitolata la prima storica coppa). Insieme al segretario della federazione francese, Henri Delaunay, Rimet capì che il calcio stava diventando un fenomeno globale e che il torneo delle Olimpiadi non bastava più, soprattutto perché escludeva i calciatori professionisti.
Il primo Mondiale della storia si disputò nel 1930 in Uruguay. La scelta del paese ospitante fu un omaggio ai sudamericani, che avevano vinto le precedenti due Olimpiadi e celebravano il centenario della propria Costituzione. A vincere il primo titolo fu proprio l’Uruguay, che nella caldissima finale di Montevideo batté i rivali storici dell’Argentina per 4-2, diventando la prima squadra Campione del Mondo.
La storica Coppa Rimet, dal nome di Jules Rimet, ebbe una gestione singolare. Chi vinceva il torneo vinceva il diritto di custodire la coppa originale nella bacheca della propria federazione per i quattro anni successivi, impegnandosi a riconsegnarla per l’edizione seguente (ricevendo in cambio una replica).
La Coppa fu assegnata definitivamente al Brasile nel 1970, dopo che la Seleção conquistò il suo terzo titolo mondiale in Messico, rispettando la regola originale che la concedeva per sempre alla prima nazione capace di triplicare i trionfi.
A partire dal 1974, venne sostituita dall’attuale FIFA World Cup Trophy: la celebre coppa in oro zecchino disegnata dall’italiano Silvio Gazzaniga, che raffigura due atleti stilizzati che sorreggono l’intero globo terrestre.
Lo snobismo della Corona: il “gran rifiuto” degli inglesi
Gli albori del calcio mondiale non videro la partecipazione di quella che all’epoca era considerata l’accademia del calcio giocato: l’inghilterra. insieme alle altre federazioni del Regno Unito gli inglesi decisero di snobbare le prime tre edizioni del Mondiale: 1930, 1934 e 1938. I motivi erano principalmente due:
- La rottura politica: nel 1928, la Football Association inglese era uscita dalla FIFA a causa di forti disaccordi sulla definizione di “dilettantismo” e sul pagamento dei calciatori.
- Complesso di superiorità: avendo inventato il calcio moderno, gli inglesi si consideravano semplicemente superiori a tutti gli altri. Ritenevano che il vero campionato del mondo fosse il loro torneo interno (British Home Championship) e guardavano con sufficienza questa nuova competizione organizzata dai “continentali”, pensando di non aver bisogno di un torneo per dimostrare di essere i maestri.
Inoltre gli inglesi erano pure grandi scommettitori ma non colsero l’opportunità rappresentata dai nascenti mondiali di calcio.
Il boom dei “Football Pools” nel Regno Unito
Negli anni ’30 il Regno Unito venne travolto dalla febbre dei Football Pools, i concorsi a pronostici ideati dall’agenzia Littlewoods che consistevano nell’indovinare i pareggi con gol. Diventarono rapidamente una vera e propria mania collettiva: ogni settimana milioni di persone della classe operaia compilavano schedine cartacee raccolte porta a porta, con il sogno di fare fortuna con una sola sterlina. Da quella romantica epopea popolare si è passati oggi a un’industria globale che nello specifico, per i Mondiali 2026, vede le scommesse calcio della vigilia orientate verso i soliti giganti, con la Francia, Spagna e Inghilterra saldamente in cima alle lavagne dei bookmaker. Eppure, con il nuovo e caotico formato a 48 squadre, azzeccare il re del mondo quest’anno rischia di essere un’impresa difficile quasi quanto fare tredici in quei vecchi e gloriosi focolai britannici. In dettaglio le scommesse calcio vedono Spagna e Francia guidare il pronostico dei bookmaker per la vittoria finale, quotate rispettivamente a 5.50 e 6.00. Subito dietro si posizionano Brasile (8.00) e Inghilterra (8.50), mentre Portogallo e Argentina seguono con una quota di 10.00.
L’Albo d’Oro
Voltiamo definitivamente pagina rispetto agli esordi e allarghiamoci alla mappa del potere del calcio globale. C’è un club molto ristretto di nazionali che ha trasformato questo torneo nel proprio giardino di casa.
- Brasile (5 Titoli — 1958, 1962, 1970, 1994, 2002): i re assoluti. Dal dogma del Futebol Bailado e la nascita del mito di Pelé, fino alla redenzione di Ronaldo il Fenomeno in Corea e Giappone. La Seleção è anche l’unica squadra al mondo ad aver partecipato a tutte le edizioni della storia.
- Germania (4 Titoli — 1954, 1974, 1990, 2014): sinonimo di programmazione e doti mentali d’acciaio. Dal “Miracolo di Berna” contro la Grande Ungheria fino al trionfo imperioso al Maracanã nel 2014, i tedeschi quando c’è un Mondiale arrivano quasi sempre in fondo.
- Italia (4 Titoli — 1934, 1938, 1982, 2006): Anche se il presente è sbiadito, la bacheca parla chiaro. I trionfi pionieristici degli anni ’30, l’urlo di Tardelli nell’82 e il capolavoro di gruppo a Berlino nel 2006 ci mantengono di diritto sul secondo gradino più alto della storia del calcio.
- Argentina (3 Titoli — 1978, 1986, 2022): La terra della passione pura. Dal primo controverso successo casalingo, passando per la leggendaria ed epica cavalcata di Diego Maradona in Messico, fino all’incredibile e drammatica notte del Qatar che ha incoronato Leo Messi.
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