lunedì , 5 Dicembre 2022
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foto: sassuolocalcio.it

D’Andrea alla Gazzetta: “Il Sassuolo è il luogo perfetto per i giovani, quest’anno spero di fare un bel numero di presenze”

Luca D’Andrea, esterno classe 2004 di proprietà del Sassuolo, ha rilasciato un’intervista alla Gazzetta dello Sport. D’Andrea, che nella gara con l’Atalanta ha fornito il primo assist in Serie A, si è raccontato a tutto tondo, partendo dagli inizi della propria carriera fino a oggi.

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Luca è nato e cresciuto nella periferia orientale di Napoli, a Ponticelli, il quartiere delle bombe, dove da tempo è in corso una guerra di camorra che crea seri rischi per la popolazione.
“Il pallone mi ha aiutato, è sempre stato la mia ragione di vita. Da quando avevo quattro anni passavo la giornata per strada a giocare. Mia madre mi chiamava dalla finestra per farmi andare a mangiare. Ma dopo cena tornavo giù, anche se per strada a una certa ora non c’è mai nessuno. La gente ha paura, la situazione è brutta. Io sono sempre stato con i ragazzi più grandi: ero bravo con il pallone e quindi mi accettavano. E la testa mi aiutava: ho visto anche molte cose brutte, ma quando mi accorgevo che stava accadendo qualcosa, andavo via. Sono cresciuto in fretta. Alcuni amici hanno preso strade sbagliate: succede a tanti, in quel quartiere. Ma c’è anche molta gente onesta. E quando sono tornato dopo l’esordio in A,mi hanno fatto una grande festa. Lamia famiglia vive ancora lì: papà Antonio(39anni), mamma Mariana (36) e poi Pasquale (23), Mattias (12) e Simona (7). Il mio sogno è portarli tutti a Sassuolo con me. Anche se il mio quartiere me lo sono tatuato sul braccio: io che gioco per strada accanto alle case”.

Luca, adesso che a 18 anni ha assaggiato la Serie A sembra tutto facile. Ma ci sono stati momenti difficili?
“Certo. Ma li ho sempre superati con entusiasmo, perché in testa avevo il mio percorso con il pallone. Per questo ringrazio anche chi non ha creduto in me e ricordo sempre che ogni giorno è stata ed è una sfida contro di loro. Facevo i provini, pure con squadre importanti, e mi dicevano “Ci sentiamo”. E poi non si faceva vivo nessuno e venivo a sapere che mi avevano bocciato perché ero piccolino o non abbastanza bravo. Tutti i giudizi negativi me li porto dietro e mi spingono quotidianamente: al campo io non mi risparmio mai, esco fradicio, perché devo dimostrare che si sbagliavano. L’uno contro uno è uno stile di vita: lo faccio in campo, ma se serve anche fuori. E da me stesso pretendo tanto: da ragazzino se sbagliavo un gol, piangevo per due minuti. Adesso ho imparato a metabolizzare quella rabbia”.

A 13 anni è andato alla Spal, viveva nel convitto. Non ha mai pensato di tornare a casa?
“Sì, i primi tempi sono stati duri. Per fortuna papà veniva spesso a trovarmi e mi dava forza. Poi ho fatto in totale solitudine anche il primo lockdown per il Covid: un’esperienza pazzesca, nel convitto c’eravamo solo io e il tutor. Mi allenavo ogni giorno incamera seguendo il programma che mi veniva dato. Sono stato anche positivo e mi lasciavano i pasti fuori dalla porta”.

Quando è arrivato il Sassuolo cosa ha pensato?
“Che era la mia occasione. Devo ringraziare Francesco Palmieri, che mi ha fortemente voluto nel gennaio del 2022. Dovevo stare con la Primavera, ma poi in estate sono andato in ritiro con la prima squadra. E sono arrivati il debutto e il primo assist. Ora so che dovrò avere pazienza. Intanto mi godo ogni attimo, gli insegnamenti dei compagni. Berardi mi riempie di consigli, è una persona splendida e un esempio. Avevo un ottimo rapporto con Raspadori, che mi spiegava i movimenti e come attaccare la porta: la voce di Jack ce l’ho sempre in testa. E poi mister Dionisi mi invita a puntare l’uomo e a insistere se sbaglio. Il Sassuolo è ideale per i giovani e io spero di fare già un bel numero di presenze quest’anno”.

Pregio e difetto?
“Il punto forte è la conduzione in velocità, la palla mi resta incollata al piede. E di conseguenza poi il dribbling: il baricentro basso mi aiuta, se accelero è difficile prendermi. Il punto debole è la scarsa cattiveria sotto porta: da centrocampo in su posso fare magie, ma poi manca l’ultimo tassello”.

Un ragazzo nato a Napoli nel 2004 cosa sa di Maradona?
“Tutto. Da piccolo mi parlavano solo di lui e cercavo i video. Mi sono innamorato di Diego. Sono tifoso del Napoli e il mio sogno è giocare lì”.

E gli studi?
“Ho preso il diploma da grafico: ci tenevano i miei, ma anche io. Credo sia importante che un ragazzo completi un percorso di studi. Però devo essere sincero: le… grafiche migliori le disegno in campo…”.

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Riguardo Martino Cozzi

Appassionato di calcio sin da piccolo. Ha trovato in Canale Sassuolo la redazione su misura per lui nella quale poter coltivare il suo sogno: vivere raccontando il gioco più bello del mondo!

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