E siamo qui a commentare il giorno dopo Cagliari Sassuolo 1-2. Il Sassuolo ritorna alla vittoria e torna addirittura a segnare un gol su azione dopo due giornate di digiuno. E non lo fa con Armand Laurienté che pure apre i giochi su calcio di punizione. Lo fa con il suo giocatore più criticato da parte dei tifosi, che è Andrea Pinamonti. E questa vittoria è da un certo punto di vista una rivincita tanto di Fabio Grosso quanto dello stesso Pinamonti.
Una rivincita del mister perché Grosso è stato criticato sin dalle prime giornate del Sassuolo in questo campionato di Serie A 2025-2026 per la carenza dei risultati. Poi, a fine mercato, la musica è cambiata e il Sassuolo ha cominciato a fare i punti e non li ha effettivamente fatti soltanto contro le big. Perché tranne la sconfitta subita contro la Cremonese alla seconda giornata, le altre tre sono arrivate contro Napoli, Inter e Roma (che guarda caso sono tutte lì nei piani alti della classifica).
Fabio Grosso ha dimostrato che il suo Sassuolo se la può giocare e se la deve giocare con le pari grado. È lì che bisogna fare i punti, sia strappandone uno con le unghie e con i denti come è successo a Lecce, sia giocando una partita viso aperto come questa che si è vista all’Unipol Domus di Cagliari.
Ebbene, a Cagliari Grosso ha reinventato la formazione iniziale del Sassuolo. Volpato al posto di Berardi è ormai un cambio di formazione pressoché scontato. Quello che non lo è, invece, è l’utilizzo di una difesa alternativa e le rotazioni che avvengono a centrocampo. La difesa alternativa perché con Muharemovic appena rientrato (e fresco di rinnovo fino al 2031), ma ancora non nel pieno delle sue, Grosso ha pensato bene di affidarsi al tandem di centrali che si era già visto a Venezia lo scorso anno. E Idzes e Candé non hanno affatto demeritato. E in una difesa che forse risentirà ancora per qualche mese dell’infortunio di Romagna, è qualcosa che può fare la differenza.
A sinistra si è visto Coulibaly per far rifiatare un Doig che finora è stato sempre utilizzato dal mister; a destra si è visto un Walukiewicz molto più coraggioso del solito. In mezzo al campo Matic è l’unica costante, l’unica sicurezza, un metronomo vero e proprio, un giocatore di una classe assoluta dalla quale passa tutto il gioco del Sassuolo. C’è un centrocampo solido e che dà solidità e che quando gira e gira intorno a Nemanja. E quando lo fa non ce n’è per nessuno.

Veniamo quindi alle dolenti note, ovvero a quell’attacco che tante volte noi stessi abbiamo giudicato spuntato. Perché? Per tre partite di fila il Sassuolo non ha segnato un gol su azione (contando il rigore di Verona).
Ebbene, l’attacco del Sassuolo, che finora si era mantenuto ad uno stabile tridente Berardi-Laurienté-Pinamonti, ha dimostrato che, variando un po’ le carte, si può ottenere qualcosa di buono. E lo abbiamo visto perché il turno di riposo concesso a Laurienté contro la Roma è servito sia a far guadagnare minuti e fiducia a Fadera (che infatti contro i giallorossi era stato uno dei migliori, sebbene ieri a Cagliari è parso piuttosto evanescente), sia a far sì che le posizioni di nessuno sembrino e siano acquisite.
Il posto se lo possono giocare tutti. Berardi compreso. Che, è vero, si è fermato a scopo cautelativo affinché non potessero sorgere ulteriori problemi dopo il trauma cranico rimediato al Mapei Stadium. Però è stato sostituito con classe anche da un certo Cristian Volpato. Che non è Berardi, forse non gli si avvicina neppure. Eppure è un calciatore che ha qualità e per quanto pecchi ancora di diverse lacune, soprattutto in fase di impostazione, ha delle intuizioni straordinarie che mettono in crisi le difese avversarie. E – tra parentesi – Mimmo non si discute, ma nelle due partite che quest’anno il Sassuolo ha disputato senza di lui, ha sempre vinto. Venendo agli altri, ieri Laurienté – al momento dei cambi – aveva già fatto tutto quello che c’era da fare.
Questo cosa vuole dire? Vuole dire innanzitutto che il Sassuolo ha una grande possibilità di scelta, una grande disponibilità di opzioni. E sono per lo più opzioni di qualità, anche per quei giocatori come ad esempio Iannoni e Pierini che arrivano dal campionato di Serie B.
Concentriamoci un attimo invece su Andrea Pinamonti. Pinamonti è un giocatore che è stato ultra-criticato e no, non sarà un Trezeguet o un Pippo Inzaghi che ogni pallone te lo butta in porta, però è un ariete d’attacco. E al di là degli infelici soprannomi che gli vengono attribuiti, rappresenta una certezza di qualità.
In questo avvio di stagione, Pinamonti ha segnato 3 gol in 9 partite, in media una rete ogni 270 minuti. Noi su queste pagine lo abbiamo sempre difeso. Anche se è vero che a volte ha peccato per prestazione e per difficoltà a vedere la porta, ma è anche incontestabile che è uno di quei giocatori che quando è in partita riesce a far sentire una certa differenza. Come a Cagliari.
Non è vero che il Sassuolo gioca in 10 quando Grosso schiera Pinamonti. È vero invece che Pinamonti anche quando non segna gioca per la squadra. E in Sardegna lo ha fatto, anche prima di inventarsi quella bellissima azione d’attacco che ha portato al secondo gol nero-verde.
Ebbene, se andiamo a vedere le statistiche di Pinamonti, sappiamo che non è un attaccante da 30 gol all’anno, però è un attaccante che dal 2021-22 – eccezion fatta per la sua prima stagione a Sassuolo – è sempre andato in doppia cifra. Lo ha fatto ad Empoli nel 2021-22, a Sassuolo nell’anno della retrocessione e anche a Genova lo scorso anno.
Dobbiamo imparare a prendere Pinamonti per quello che è. Se poi dovesse riuscire a fare qualcosa di più, sarà tutto guadagnato.
Infine, il problema dell’ultimo passaggio non è che sia del tutto risolto. Nel primo tempo il Sassuolo ha costruito delle bellissime azioni, due volte il portiere rossoblu si è opposto con decisione ai tiri dei suoi avversari, altre volte non si è neppure arrivati alla conclusione, nonostante sia stata una partita bellissima sin dal primo minuto. Quindi qualcosa da sistemare, qualche meccanismo da oleare lì davanti c’è ancora. Anche la prossima sarà uno scontro diretto contro il Genoa. E magari Fabio Grosso riuscirà a dimostrarci di saper sistemare tutto quello che c’è da sistemare.

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