venerdì , 16 Ottobre 2026
promozione sassuolo
foto: sassuolocalcio.it

Bentornato in Serie A, Sassuolo Calcio

“Penso che un sogno così non ritorni mai più”. Era questo lo striscione che campeggiava all’ingresso in campo di Sassuolo-Inter nell’ottobre 2022 a tre anni di distanza dalla scomparsa di Giorgio Squinzi, l’artefice della favola del club del distretto ceramico che, negli anni, era diventata una solida realtà nella massima competizione nazionale. Per il Patron, quella contro i nerazzurri era la madre di tutte le partite e dopo ogni vittoria neroverde sull’Inter era solito tappezzare il proprio ufficio con un quadretto con tanto di risultato e data. 

Dopo undici anni nell’olimpo del calcio, un’annata nata male e finita peggio per motivazioni che partono da lontano, in molti avevano pensato alla fine di un sogno da cui i tifosi si sarebbero dovuti risvegliare. Ma non per Veronica e Marco Squinzi, a cui i genitori Giorgio e Adriana hanno lasciato in eredità una creatura da crescere e da non abbandonare specie nelle difficoltà, magari anche suonando la carica nel momento del bisogno come faceva papà, e soprattutto dando un segnale ripetuto a chiare lettere nella presentazione alla città di fine luglio con uno slogan eloquente “Le nostre radici. La nostra forza”. Basi da cui ripartire per riprendersi quello che si era perso e rinsaldare quel rapporto con i tifosi incrinatosi in quella stagione maledetta.

Alle parole sono seguiti i fatti, ed ecco che, dopo un solo anno di purgatorio in cadetteria, è arrivata la promozione immediata del Sassuolo in Serie A con cinque giornate d’anticipo. Un risultato, quello ottenuto da Romagna e compagni, tutto tranne che scontato. Siamo stati probabilmente la testata più critica, l’indomani della retrocessione; la testata meno speranzosa, in vista dell’imminente campionato di Serie B. Avevamo predetto e auspicato una rifondazione con addio di tanti giocatori a prezzo di saldo e il Sassuolo in realtà ha risposto in maniera aderente alla sua filosofia: gli investimenti sono stati fatti e vanno custoditi finché non fruttano, anche a costo di farli giocare in una categoria minore. Quando la realtà dei fatti smentisce qualsiasi opinione o ricostruzione, dobbiamo essere i primi a riconoscerlo: questo campionato ce lo siamo mangiato, lo abbiamo dominato e portato a casa. Il pronostico della carta è stato rispettato, forse anche troppo.

editoriale promozione sassuolo
foto: sassuolocalcio.it

Le nostre non sono sicuramente parole di circostanza, ma lo stesso storico della Serie B lo dimostra. E non serve nemmeno andare troppo indietro, perché il percorso accidentato di Salernitana e Frosinone (le altre due retrocesse dal piano di sopra) in questo campionato non è altro che una prova tangibile di quanto stiamo affermando. Come è noto, le figurine non scendono sul terreno di gioco e i successi bisogna guadagnarseli sul campo, l’unico giudice, tenendo ben presente che la cosa più difficile di vincere è vincere quando sulla carta, per valori tecnici, si è obbligati a farlo.

Non a caso, il campionato non era certo iniziato con i migliori auspici, con il pareggio di Catanzaro macchiato dal rigore sbagliato da un Laurienté dato con la valigia in mano, un altro pareggio alla terza al San Nicola e poi la batosta in casa con la Cremonese alla quarta. Solo 5 punti nelle prime quattro giornate – non a caso quelle con il mercato ancora aperto – che già sembravano mettere in dubbio il lavoro della società, di Grosso. E di chi era rimasto, tornato o arrivato.

E’ forse questa la prima sliding door della stagione. Il cambio di passo è arrivato lì, alla prima pausa. Fatto sta che dal 31 agosto in poi la prima sconfitta è datata 26 dicembre. E non con un’avversaria qualsiasi, ma contro il Pisa di Pippo Inzaghi – uno che come Grosso se n’intende di Serie B e di record, tanto che se il suo Benevento detiene ancora quello della promozione con 7 giornate d’anticipo nel campionato a 20 squadre nell’era dei tre punti, il Sassuolo gli può ancora strappare quello di maggior numero di punti totali.

La squadra ha macinato punti come i chilometri, riportandoci alla mente campi di provincia dei quali ci eravamo dimenticati o sui quali addirittura non si era mai andati o dove il club emiliano mai aveva vinto in B riuscendoci per la prima volta quest’anno, come accaduto negli “scalpi” in casa di Brescia, Cittadella, Mantova e Salernitana. Giornata dopo giornata, si è innescato il meccanismo uguale ed opposto a quello in cui il Sassuolo è rimasto invischiato nella scorsa stagione: vincere aiuta a vincere, ad acquisire quella tranquillità che fa poi risaltare le mere doti tecniche. Tante volte il Sassuolo è finito in svantaggio, eppure quasi mai si è sentito il pericolo che quella vittoria potesse sfuggirci. Al contrario, il clima di sfiducia e di gravità della scorsa stagione ci ha fatti scendere sempre più nelle sabbie mobili. E i risultati sportivi, oltre a rinsaldare l’amalgama del gruppo, hanno fatto sì che i tifosi si riavvicinino e dimentichino le scorie.

L’appuntamento di Palermo ci aveva lasciato tutti con l’amaro in bocca. Sembrava di essere di fronte alla vendetta un po’ amara di un Dionisi che si prendeva una rivincita – sebbene lui stesso abbia ammesso di essere nonostante tutto ancora legato ai colori neroverdi. Una beffa che però ci ha fatti stringere tutti, ancora più in attesa, ancora più in fermento, ad attendere un responso che il campo ci ha dato. Non il Mapei Stadium né il Braglia, purtroppo, ma il Martelli di Mantova. Ed è un peccato che la mancata contemporaneità del calcio moderno ci abbia privato di una gioia in diretta sullo stesso terreno di gioco che già il 18 maggio 2013 ci fece tutti esultare con quello storico gol a tempo scaduto rifilato da Missiroli al Livorno.

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foto: sassuolocalcio.it

E quest’anno i gol non sono mancati. Sono arrivati da un Laurienté trascinatore e da tanti marcatori diversi – al momento sono 18. Ma è difficile trovare un protagonista vero e unico di questo Sassuolo. Perché sì, Armand è il cannoniere di questa squadra, Berardi è il simbolo, Romagna è il capitano. Fabio Grosso il condottiero. Ma ciascuno di loro dà il meglio in virtù di un collettivo dove tutti – o quasi – hanno avuto il modo di recitare una parte, facendo squadra e mettendo il bene collettivo al di sopra di tutto.

Il Sassuolo di quest’anno ha funzionato per questo motivo, per uno spirito di squadra che forse mancava dai tempi di De Zerbi e che ci ha insegnato che chi scende in campo lo fa sempre per dare il massimo non per se stesso, ma per mettere al servizio della causa comune le sue qualità. E qui non dobbiamo solo citare il bentornato Pierini salito in doppia cifra con ben 7 gol da subentrato. Ma anche chi ha giocato meno, ma quando lo ha fatto un segno lo ha lasciato. Come Satalino, Paz, Flavio Russo, Pieragnolo e Volpato solo per citarne alcuni.

Mai come in questo caso, fuori da ogni retorica, il mattoncino di Serie A porta il nome di ogni componente della rosa che ha permesso al Sassuolo di tornare a “Volare” verso nuove mete e nuovi sogni ancora da scrivere e da cui non svegliarsi. Quello che sarà nella prossima stagione, è impossibile e forse anche inutile prevederlo adesso: l’importante è essere tornati subito nel calcio che conta, per provare a scrivere altre pagine indimenticabili nella storia di questo club.

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Riguardo Giuseppe Guarino

Giornalista beneventano ma neroverde, mancino e grafomane. Sempre attento a tutto ciò che gli cambia attorno, ma con leggerezza. Prova a dare la sua visione sul mondo del Sassuolo

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