Con la seduta di allenamento di giovedì mattina al Mapei Football Center, si è conclusa la prima parte di preparazione del Sassuolo, in vista della prima stagione in Serie B dopo undici anni consecutivi nella massima serie.
Fabio Grosso ha concesso due giorni di riposo consecutivi ai suoi ragazzi, che si sono ritrovati ad allenarsi ieri, ed è tempo di un primo (parziale) bilancio di questa pre-season.
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“Ricostruzione” e “Ristrutturare” due parole che viaggiano all’unisono
L’occasione per farlo si è presentata a margine dell’ultima amichevole del ritiro di Ronzone contro il Trento, vinta per 3-1, dopo la quale mister Grosso, pur evidenziando gli aspetti utili a rimettere benzina nelle gambe, ha ripetuto più volte, nel corso dell’intervista pubblicata su SassuoloChannel, la parola “Ricostruzione” «per ripresentarci pronti ad un campionato difficilissimo che ci attende», alla quale ha affiancato il verbo “Ristrutturare”, in un momento in cui «è più importante il modo in cui proviamo a fare le cose», poiché, al momento, «le scelte sono relative perché abbiamo tantissimi ragazzi, troppi», con la speranza di capire «il prima possibile qual è il gruppo che si presenterà ai nastri di partenza».

Ma con chi? I giocatori in rosa sono davvero troppi…
Un’affermazione, quella sull’ (eccessiva) abbondanza di giocatori a disposizione del tecnico Campione del Mondo, confermata dai numeri: ai trentuno convocati per il ritiro estivo, forse un tantino parecchi già in partenza, vanno aggiunti Erlic e Bajrami, arrivati nel frattempo dopo le vacanze post Europeo, il neo acquisto Caligara, senza dimenticare gli elementi sotto contratto che sono rimasti a Sassuolo per recuperare dai rispettivi infortuni, ovvero Janis Antiste, Domenico Berardi, Luca D’Andrea e Andrea Ghion e il rientrante dall’Europeo Under 19 Luca Lipani, a seguito della sconfitta con la fascia da capitano al braccio in semifinale contro la Spagna, per un totale di trentanove, un numero quanto meno elevato per usare un eufemismo.
Solo tre non sono mai stati schierati in amichevole…
Tra i calciatori convocati o aggregati in corso d’opera, escludendo Caligara, solo tre non sono mai stati schierati nelle tre amichevoli di Ronzone, pur essendosi regolarmente allenati con i compagni, ovvero Pieragnolo, Knezovic e Thorstvedt. Se i primi due sono stati aggregati in prima squadra in attesa di decidere il loro futuro, com’è consuetudine per i Primavera e i rientri dai prestiti, un discorso diverso va fatto per il norvegese corteggiato dalla Fiorentina, che lo vorrebbe portare a disposizione di mister Palladino, facendo leva sulla volontà di un ritorno nella categoria superiore.
…altri sono sulla via della partenza
Se il futuro del numero 42 del Sassuolo potrebbe sembrare segnato, con la logica conseguenza dettata dalla retrocessione di “liberare” una delle poche note liete della scorsa stagione, la realtà, almeno all’apparenza, è diametralmente opposta. La Viola dovrà infatti fare i conti con le parole di Carnevali, che in una recente intervista a Rai 2 ha blindato Thor, ritenendolo uno dei pilastri su cui basare la risalita, e ribadendo il solito tormentone del mercato estivo neroverde, già pronunciato in tempi non sospetti, che si cede solo ad un prezzo congruo.

…ma solo ad un prezzo congruo
Un discorso simile può essere fatto per gli altri giocatori la cui futura permanenza nel club del distretto ceramico è incerta e pende più verso l’addio per ragioni di natura tecnica, contrattuale e, in ultimo, ma non importanza, motivazionale, ovvero Lopez, Laurienté e Pinamonti.
Se l’ex Marsiglia appare fuori dai radar e già con la valigia in mano, e potrebbe far ritorno proprio nella sua città nativa riabbracciando De Zerbi, magari con la formula di un prestito oneroso con diritto di riscatto (non esercitato a giugno dalla Fiorentina), restano più intricate le situazioni dell’esterno francese e della punta centrale italiana con più gol nell’annata appena trascorsa, per i quali non mancano le offerte ma che sono ritenute non all’altezza dalla società emiliana.
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Per il numero 45 ci ha provato la Lazio che, come spiegato meglio qui, è ancora lontana dalla richiesta di 15-20 milioni, nonostante l’assenso dell’esterno al trasferimento, mentre per l’attaccante di Cles si resta in attesa di un esborso che soddisfi le casse neroverdi dall’estero, da cui non mancano le sirene per Erlic (Torino e Germania) e Tressoldi (Brasile), altri due componenti della rosa il cui futuro è in bilico, come quello, anche se più sullo sfondo ma non troppo, di Doig, che ha mercato in A (Torino e Lazio su tutte), e di Ceide, il quale resterebbe in caso di garanzia di titolarità, le cui percentuali potrebbero aumentare qualora partisse Laurienté ma che potrebbero essere messe in discussione da Alvarez, confermato per la prossima stagione e provato in ritiro sulla corsia mancina offensiva.
E Berardi…
Discorso a parte per Berardi, che sta accelerando i tempi di recupero e per il quale nelle ultime settimane di mercato, qualora dovesse tornare in condizione prima del previsto, le numerose pretendenti busseranno alla porta sperando che il club di proprietà della famiglia Squinzi ceda, forte della volontà di Mimmo di restare in A.
Una situazione di incertezza che può essere fatale…
Questa incertezza sul destino di calciatori che, qualora dovessero rimanere, rappresenterebbero degli elementi chiave per tentare la promozione, potrebbe innescare un pericoloso rallentamento tanto nel processo di formazione della squadra che dovrà affrontare un campionato pieno di insidie come quello cadetto, a poco più di due settimane dall’esordio ufficiale, quanto nella ricerca di eventuali sostituti, per i quali Francesco Palmieri è costretto a lavorare sotto traccia.
Tutino arriva “soffiato” sul filo di lana come Caligara?
Ricorderete come Caligara sia stato “soffiato” all’ultimo al Cosenza, che aveva già scambiato i documenti con l’Ascoli, operazione che potrebbe essere ripetuta con i calabresi, questa volta a sfavore della Sampdoria, per Gennaro Tutino, profilo ideale per il salto di qualità.
L’ex Napoli avrebbe già raggiunto l’accordo con i blucerchiati, che verserebbero i 5 milioni richiesti dai Lupi in più tranche. Ed ecco che si sarebbero inseriti i neroverdi i quali, come riportato da Tuttomercatoweb, sarebbero disposti a sborsare la stessa cifra in un’unica soluzione offrendo un quadriennale all’attaccante, autore di 20 gol nell’annata appena conclusa, a cui a questo punto passa la palla.
Tutino, ça va sans dire, verrebbe in Emilia per recitare un ruolo da protagonista e non da comprimario, a seguito delle cessioni eccellenti nel reparto offensivo, ed è chiaro che, più ci si avvicinerà al gong del mercato, prima di comprare altri elementi, bisognerà sfoltire la rosa, liberando gli slot in cui inserire nuovi innesti.
Ed è proprio su questo aspetto che si dovrà concentrare gran parte del lavoro del DS, che non potrà ancora a lungo operare per “blitz”, unica modalità possibile, al momento, di condurre le trattative in entrata mancando le uscite.
Il rischio concreto, in caso di ulteriore protrarsi di questa apparente “stasi”, è quello di farsi sfuggire altri giocatori di spessore per la categoria e che il Sassuolo si ritrovi verso la fine della campagna trasferimenti costretto a cedere i propri pezzi pregiati senza rimpiazzarli a dovere o, peggio, per il motivo appena citato, di doverli tenere controvoglia.

Urge decidere “chi sta dentro e chi sta fuori”
Motivo per cui urge un’accelerata per uscire da questa impasse ed è probabile che, in questi giorni di stop degli allenamenti, la società faccia un punto con i calciatori sopracitati e i rispettivi entourage, per capire “chi sta dentro e chi sta fuori”, per dare certezze all’allenatore, il quale ha sottolineato come ci siano «diversi punti interrogativi che speriamo presto possano diventare esclamativi» e a chi ha deciso di rimanere. E proprio qui i più attenti ricorderanno le parole pronunciate di questi tempi da Alessio Dionisi, che sembravano (in)volontariamente anticipare i fasti di una stagione funesta, nei quali uno dei motivi della retrocessione è stata la mancanza di attaccamento alla maglia e al progetto Sassuolo come meglio spiegato in questo editoriale. Da dei professionisti sotto contratto ci dobbiamo aspettare motivazione massima in ogni momento: certo, in un mondo ideale. La realtà del calcio non è purtroppo così e le società devono tenere di conto anche questo aspetto e gestirlo onde evitare spiacevoli inconvenienti.
Per ricostruire e ristrutturare
Parole che, a quasi un anno esatto di distanza, ritornano inesorabilmente di moda con un monito neanche troppo velato mandato alla dirigenza e ai giocatori “indecisi” da parte di Fabio Grosso secondo cui: «Dobbiamo essere bravi a trovare il numero giusto e a capire chi sono i ragazzi su cui puntare, che hanno la voglia e l’entusiasmo per affrontare questo campionato che ci attende in cui tutti ci sfideranno per batterci» sui quali porre le fondamenta per la “Ristrutturazione”, dopo aver deciso di non farlo su alcuni dei senatori, di quello «spirito di squadra importante che dobbiamo ricostruire e creare con chi arriverà e con chi resterà e dovremo avere la bravura di riuscire a farlo il prima possibile perché l’esordio si avvicina».
Sull’esempio di Boloca
L’esempio da seguire i calciatori il cui futuro è ancora in bilico ce l’hanno in casa, ovvero quel Boloca che, dopo l’amichevole con il Trento, ha rispedito al mittente le richieste provenienti dalla A, «sono contentissimo di stare qui perché la società è seria e non mi manca nulla, mi sto trovando alla grande e spero di levarmi quella macchia che si è creata dopo la retrocessione, quindi adesso la mia testa è solo qua», lanciando un messaggio ai compagni da vero leader non solo tecnico: «Si lavora bene soprattutto quando tutti i componenti del gruppo sono disponibili, umili e questa è la cosa fondamentale, quindi sono contento di lavorare con loro e spero che anche loro siano altrettanto contenti, bisogna continuare su questa strada», senza porsi aspettative: «Le sole aspettative che mi pongo sono quelle di lavorare forte giorno dopo giorno, pensare partita dopo partita, questa è la chiave per rimediare a quello che è stato fatto l’anno scorso, cercando di tirare fuori il massimo da noi stessi per arrivare a fare qualcosa di unico».
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