Articolo di G.P. Marenna
Quando si dice, con l’entusiasmo dinamico e ballerino della canzone di Morandi, “apri tutte le porte”, forse l’Inter non immaginava esattamente questo, né intendeva un riaprire definitivamente un campionato non ancora chiuso, ma che stava dando un’indicazione abbastanza evidente sugli stati di forma. Riprendere per due volte il ritmo vista la doppia sosta, più impegni colossali davanti. Forse un po’ la squadra di Inzaghi se l’aspettava, ma a leggerlo, l’ennesimo scossone in classifica, fa un certo effetto: se non vincevi il derby, chiaramente gli altri dietro dallo stare col fiato sul collo avrebbero provato subito ad azzannarti. Soprattutto se gli altri si chiamano rigenerato Napoli (ancora senza Koulibaly, laureatosi campione con il suo Senegal in Coppa d’Africa, e il centrocampista camerunense Anguissa), chiamato a Venezia sicuramente non nella più difficile delle prove, e una rafforzata Juventus con gli arrivi di Vlahovic e Zakaria. Alla quarta vittoria consecutiva, gli uomini di Spalletti ottengono il massimo col minimo sforzo e in superiorità numerica. Ma la notizia di giornata in casa azzurra è il ritorno al gol di Osimhen. I nerazzurri sono avvisati.
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Il colpo d’inverno
Il colpaccio invernale si sente forte e chiaro, e risponde al nome di Dusan Vlahovic, anni 22 di Belgrado, quasi 2 metri d’altezza e tre stagioni e mezzo esplosive fino a poco fa con la Fiorentina dove ha collezionato 98 presenze, 44 gol e 9 assist. Dicasi ben quarantaquattro gol a 22 anni. Un fenomeno ben accolto a Torino non solo per la particolare e prolifica decisività sotto porta, ma anche per aver riportato un entusiasmo che era andato scemando e che, in parte, va ancora del tutto recuperato. Entusiasmo, e probabilmente anche un’iniezione contagiosa di fiducia per chi brillava ad intermittenza come Dybala, Morata e Arthur. Gli vogliono già bene solo per questo. Un po’ meno a Firenze, in questo momento, priva del bomber punto di riferimento nell’assetto di gioco della squadra di Italiano e rasa al suolo da una Lazio in forma smagliante che ha dominato la gara dall’inizio alla fine. Milinkovic-Savic e Immobile scatenatissimi. Sorride Sarri, che raggiunge Mourinho, fermato sullo 0-0 dal Genoa in formato tedesco di Alexander Blessin, miglior allenatore in Belgio nella scorsa stagione con l’Oostende.

La Coppa Italia in mezzo
Nuovi raggi di sole sono entrati e due partite-verità, con in mezzo i rischiosi vetri della Coppa Italia per Inter e Juventus (impegnate, rispettivamente, a Napoli e a Bergamo), nel prossimo week-end potrebbero far balzare al primo posto il Milan o scuotere nuovamente la gioiosa piazza di Napoli o far riavvicinare con lo sgranocchiamento di altri 3 punti la Vecchia Signora oppure rimettere ad un timone di comando più sicuro l’Inter. Al riparo, sperano i nerazzurri, dal ritorno delle sue dirette concorrenti.
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