L’ammazzagrandi è tornata. O forse non se n’è mai andata: dipende dai punti di vista. Roma-Sassuolo 3-4 ha certificato la caduta dell’ultimo “tabù”, se così vogliamo chiamarlo: al decimo tentativo, il Sassuolo sbanca l’Olimpico giallorosso e completa la collezione di vittorie a casa delle grandi del nostro campionato. La Roma, che aveva un’occasione più unica che rara per salire al secondo posto in solitaria, è rimasta impotente davanti alle incursioni di Laurienté & co, incapace di accorciare e dando modo al Sassuolo di arrivare con una facilità disarmante negli ultimi sedici metri.
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Chissà come si sarà sentito Davide Frattesi, che in settimana ha ribadito ancora una volta il proprio dispiacere a non essersi unito alla causa giallorossa in estate, quando con la propria corsa tagliava in due la propria squadra del cuore come un coltello nel burro. Noi senz’altro appagati. Sappiamo invece come si è sentito Maxime Lopez: seppur il suo minutaggio stia aumentando nel corso delle settimane, il francese non ha preso affatto bene la sostituzione operata da Dionisi. Che aveva ragione, ben conoscendo il feeling del minot con il cartellino: sarebbe stato il secondo. L’amore con Dionisi non è sbocciato e, pur riconoscendo le infinite doti tecniche del play ex Marsiglia, l’impressione è che nella prossima stagione non staranno ancora insieme. Se se ne andranno entrambi o solo uno dei due, ad oggi, non ci è dato saperlo.
Si potrebbe dire che gli episodi abbiano sorriso al Sassuolo, ad una prima impressione. Il tiro masticato di Laurienté ha aperto le marcature, che si è ripetuto con un tiro infilatosi in mezzo ad una selva giallorossa: in entrambi i casi, però, il francese c’era, ha seguito l’azione cogliendo alla sprovvista la Roma. E sì, di sicuro l’espulsione di Kumbulla con annesso 1-3 dal dischetto di Berardi ha dato la mazzata decisiva alla Roma: ma vogliamo parlare della carambola con cui Zalewski ha riaperto la contesa, in un momento in cui la Roma ci stava capendo poco o nulla? Come sempre, la storia va raccontata tutta.
Quello che è successo al Sassuolo, passato da un ruolino da Serie B ad uno da Champions League, è più difficile da prevedere che da spiegare. Che la rosa fosse valida e stesse rendendo assolutamente sotto la media, lo conferma l’ultimo mese e mezzo da sogno dei neroverdi, che hanno perso solo contro il Napoli ed hanno messo in fila Milan, Atalanta e Roma. Un concorso di colpe tra assetto mentale fragile e poca intesa tra i reparti è l’ipotesi più plausibile: nel frattempo ci godiamo un Sassuolo brillante come lo è stato poche volte negli ultimi anni.
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