mercoledì , 28 luglio 2021
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Paolo Cannavaro: “Solo chi non è mai stato a Sassuolo può stupirsi di Berardi, Locatelli e Raspadori in Nazionale”

L’ex giocatore neroverde Paolo Cannavaro ha rilasciato un’intervista al quotidiano napoletano Il Mattino, parlando soprattutto dei ragazzi del Sassuolo che stanno facendo bene in Nazionale.

Solo chi lì non c’è mai stato può stupirsi se Locatelli, Berardi e Raspadori ora brillano nella Nazionale. Perché solo lì succede qualcosa che altrove in Italia non viene perdonato a nessuno: si può sbagliare in santa pace e ti perdonano l’errore”.

“Quando arrivai a Sassuolo, per prima cosa Squinzi decise persino di mettermi il premio personale per il ritorno in Europa League. Io pensai: già è un miracolo se ci salviamo. Ma lui guardava già oltre. Aveva ragione. A Sassuolo c’è la cura dei giovani, lo stadio di proprietà, l’attenzione al fair play e non solo a quello finanziario. La famiglia Squinzi ha sempre voluto incarnare un’idea, un sistema applicabile e una scuola anche di vita. Non era facile lasciare Napoli dove ero quasi certo avrei chiuso la mia carriera ma divenne semplice farlo approdando al Sassuolo, una realtà che mi lasciò subito senza parole. Per organizzazione, stile, attenzione per tutto e tutti”.

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Berardi è lì da anni, lo ricordo con me, un amico vero. Lo chiamavamo Leo Messi perché quello che faceva lui in allenamento l’ho visto fare davvero a pochi altri. L’ho visto contro la Svizzera, esaltante. Ogni estate pare che debba andar via ma quella del Sassuolo è una bottega cara. E pure ambiziosa. Chi va via, poi, lo fa per piazze importanti: Atletico Madrid, Inter, Roma, Villarreal. Un po’ mi rivedo in Locatelli. Non certo per l’età, ovvio. Ma anche per me teoricamente passare dalle pressioni del Napoli al vecchietto che viene a vedere l’allenamento e ti chiede l’autografo anche se la domenica prima hai perso, non era semplice. Locatelli arrivava dal Milan, si è rimesso in discussione, con umiltà, disposto a tornare a imparare. Non è da tutti, non è una cosa scontata”.

Ho vestito la fascia a Sassuolo ma il capitano era Magnanelli. Per un anno quasi non giocò. Alla penultima di campionato, a dieci minuti dalla fine, entrò in campo. Io feci una corsa dalla mia area di cinquanta metri e gli diedi la fascia da indossare. A fine partita vidi il team manager Remo Morini quasi con le lacrime agli occhi per quel gesto. Si era commosso, non se lo aspettava. Ma davvero il Sassuolo crea un clima unico. A volte ti mancano i ragazzini che arrivano al campo in bicicletta o quelli che ti fermano per darti coraggio perché le cose vanno male. Ecco, il Sassuolo è come la famiglia felice del mulino bianco del calcio italiano di quella famosa pubblicità“.

I miei figli giocano ancora là. Manuel gioca nella Primavera e Adrian nell’Under 17. C’è la dimensione giusta per crescere calcisticamente, in un ambiente che ti protegge, non ti fa montare la testa, ti fa sempre tenere i piedi per terra. Locatelli, Berardi e Raspadori ne sono l’esempio di cosa significa giocare nel Sassuolo“.

Quando andai via Squinzi e Carnevali mi scrissero dei messaggi straordinari. Mi dissero che erano loro a ringraziare me perché con il mio arrivo avevo aiutato il progetto di crescita del Sassuolo”.

Paolo Cannavaro
Paolo Cannavaro (foto: sassuolocalcio.it)
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Riguardo Giuseppe Guarino

Giornalista beneventano ma neroverde, mancino e grafomane. Sempre attento a tutto ciò che gli cambia attorno, ma con leggerezza. Prova a dare la sua visione sul mondo del Sassuolo

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