articolo di Giovanni Pio Marenna
Non per essere banalmente banali, ma le prime volte veramente non si scordano mai. E come potremmo dimenticarle anche solo per un istante? Il primo amore, il primo bacio, la prima volta che siamo tornati tardi a casa la sera, la prima notte senza tornare a casa, il primo viaggio, la prima sbornia, la prima volta con la maglia della squadra del tuo paese, ma anche la prima delusione e il primo insuccesso… Questo per citarne soltanto alcune di “prime volte”.
Per il Napoli è stata la prima volta che in questa stagione non ha portato a casa i 3 punti, dopo le 8 vittorie di fila. Una serie vincente interrotta all’Olimpico, che ha battezzato così il primo pareggio, al pari del Milan che l’unica x l’aveva incocciata con la Juve. Una sfida molto intensa a Roma, giocata sul piano fisico e tattico. Tante emozioni, molta imprevedibilità da una parte all’altra del campo, ma zeru reti (per dirla alla Mou). Una partita a scacchi, dove soprattutto i due uomini di punta, Abraham e Osimhen, avrebbero potuto pungere in qualunque momento (ma che meraviglioso tiro in spaccata al volo ha fatto Pellegrini?). Un tiro alla fune, tra due forze enormi e diverse che si sono equivalse, tra due allenatori imponenti dalla mentalità incisiva, non stazionario ma abbastanza vivace. Se la mancanza di reti spunta un po’ inaspettata, il pareggio tra queste due forze non appare affatto sorprendente.
Leggi anche > SASSUOLO-VENEZIA 3-1: IL GUSTO DI TRE PUNTI CHE MANCAVANO DA UN MESE

Come neve al Sole di Verona
Mentre sorprendente è stato il risultato sulla sponda biancoceleste del Tevere. La valutazione netta e secca è che, ancora una volta, contro una buona squadra ben messa in campo, organizzata e coriacea (e non lo scoprivamo ieri) che lascia pochi spazi, la Lazio cade e dimostra tutti i suoi limiti. Una fragilità ancora più visibile con le “piccole”. Un colosso che si sbriciola e cade a pezzi sulla corsa, sulla resistenza, sul ritmo, sull’intensità anche del possesso palla, sulla risolutezza degli inserimenti. Meccanismi cari a Sarri, senza dei quali il suo spartito non può funzionare, al di là del talento indiscutibile dei singoli orchestrali.
Negli spazi aperti e larghi esalta non poco le proprie qualità e gli ingredienti sarriani (ha gli stessi gol fatti del Napoli, 19, e una difesa molto allegra che fin qui ne ha presi 17). Ma, appena gli spazi iniziano a chiudersi e diventano degli spessi grappoli a ragnatela e bisogna pedalare di più, cominciano i problemi, scricchiola il terreno sotto i piedi fino a sgretolarsi completamente. Un pavimento crollato sotto i devastanti colpi gialloblu. Un disastro.
Non a caso, Sarri, furibondo negli spogliatoi come detto prima, ha poi detto con maggiore calma in conferenza stampa che “alla prima difficoltà ci siamo sciolti come neve al sole”. Mercoledì la Fiorentina all’Olimpico e sabato l’Atalanta a Bergamo saranno due esami decisivi non solo per le ambizioni biancocelesti, ma anche per il futuro dello stesso Sarri. Una mancanza di solidità sciolta da un Verona splendente che ne ha fatto un sol boccone. Grande la mano di poker di Giovanni Simeone, ma tutta la squadra di Tudor ha brillato. Prima volta per il Cholito nel mettere per ben 4 volte il sigillo in un match. Prima volta, in assoluto nell’intera storia del Verona, per un giocatore di regalare 4 bomboniere in un singolo match. A proposito di “prime volte”.
Seguici anche su Instagram

Canale Sassuolo Notizie Sassuolo Calcio