sabato , 27 novembre 2021
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Non è più domenica – Gli uomini dei rimbalzi… gli hanno detto che non potevano

di Giovanni Pio Marenna

Nel basket l’uomo al rimbalzo è colui che recupera il pallone che, dopo un tiro da 2 o da 3, rimbalza, appunto, sul ferro dell’anello o nella fase offensiva, riproponendo un nuovo tiro o una nuova azione, o in quella difensiva per proteggere e ripartire. Nei due gol vittoria (entrambe di misura) di Napoli e Juventus, non ci sono state palle recuperate, ma dinamiche di rimbalzo casuale che più casuale non si poteva, da far tremare le leggi della fisica, con traiettorie giunte in maniera del tutto imprevedibile. Inimmaginabile nella rete di Kean contro la Roma, una deviazione da flipper impensabile su colpo di testa di Bentancur. È come quella sponda che mai t’aspetti sul tiro da biliardo decisivo. E così Allegri batte Mourinho, ma soprattutto Kean sigla la sua seconda rete e i bianconeri, alla quarta vittoria consecutiva dopo una partenza claudicante quasi spacciata (ma la postura eretta della squadra continua a non vedersi), si portano ad un punto dalla Roma e a 3 dall’Inter, con lo scontro diretto domenica prossima.

Imprevista, ma a coronamento di una buona azione manovrata, la palla-matta che ha portato Osimhen ad andare a staccare imperiosamente di testa, laddove volano le aquile, regalando al Napoli, sempre più primo in classifica in solitaria (inseguito da Milan ed Inter), l’ottava vittoria consecutiva su 8 gare. Un bacio all’aria che l’ha portato ad imprimere l’ottava sinfonia (e che sinfonia!) di stagione tra campionato e coppa. In Europa, solo i mostruosi Benzema e Haaland hanno, fin qui, fatto meglio. Ma davvero vogliamo “lamentarci” di questo unico, se così possiamo chiamarlo, neo che passa in secondo, terzo e quarto piano? Un piano ininfluente rispetto alla splendida realtà partenopea guidata a suon di gol dall’attaccante nigeriano.

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Gli uomini dei rimbalzi

Eccoli, Moise e Victor, 43 anni in due, lesti, rapidi, agili, attaccano la profondità, attenti a tutto ciò che succede nei loro paraggi, e questa volta con quel pizzico di fortuna in più (ricordate certamente il carambolico aiuto che Keane diede proprio al Napoli di Osimhen nella terza di campionato), che significa stare al posto giusto nel momento giusto, svolazzando tra un rimpallo e un altro. È un po’ come far rimbalzare i sassi nell’acqua, sapendo benissimo che le condizioni non saranno le stesse e sempre facilmente realizzabili. Puoi provare e riprovare quella stessa azione mille volte che il risultato non sarà mai uguale. Basta una leggerissima modifica della potenza, della velocità e del tempismo per ottenere su quello stesso pallone un effetto diverso. Qui invece l’effetto è devastante. Il rimbalzo perfetto che non t’aspetti, la parabola irripetibile nel suo genere e inimitabile nel movimento neanche a volerla rifare spostando la palla con le mani in quegli esatti punti.

Come se ad immaginare gli stravolgimenti dello spazio-tempo fosse un terrapiattista qualsiasi. Con una differenza oceanica rispetto a quelle strampalate teorie: nel calcio nulla è impossibile e Kean in un post lo ha ricordato, citando Michael Jordan: “Mi hanno detto che non potevo, ecco perché l’ho fatto”. E questo vale anche per il ribattezzato Air Victor, saltato a 2 metri e 52 cm. Quando “la palla è tonda”, tutto può succedere, e anche i sogni apparentemente impossibili possono diventare realtà. Anche con una sola impercettibile “deviazione” dal percorso prestabilito.

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Riguardo Giuseppe Guarino

Giornalista beneventano ma neroverde, mancino e grafomane. Sempre attento a tutto ciò che gli cambia attorno, ma con leggerezza. Prova a dare la sua visione sul mondo del Sassuolo

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