articolo di Giovanni Pio Marenna
Prendiamola da lontano, ma non troppo. Sicuramente non tutti hanno fatto gli studi classici (e meno male, sai che monotonia tutti a fare la stessa cosa?), ma almeno mezza volta nella vita un po’ tutti o quasi abbiamo sentito parlare dei Dioscuri, detti anche Castore e Polluce, che non sono esattamente l’equivalente dei gemelli del gol. Secondo il mito, erano sì due gemelli, figli di Zeus, e venivano associati come protettori dei naviganti durante le tempeste marine. Da qui il significato di “Dei del buio”. Insomma, per farla breve e meno noiosa possibile, venivano considerate delle divinità che consentivano ai naviganti di vedere bene al buio, diciamo. Appaiono lontanissimi i tempi in cui Inter e Juventus, due squadre storicamente “gemelle” perché diversissime e rivali, nonché contendenti di quello scudetto da loro conquistato più volte rispetto alle altre squadre (nonostante la motivazione sia decaduta, ancora oggi si parla del loro match come il derby d’Italia), si davano battaglia tra di loro per tagliare il traguardo dello scudetto.
Più che Dioscuri, il loro cammino incrociato, nel corso degli ultimi anni, è stato in chiaroscuro. Nel senso che avevamo la pazza pazza Inter da una parte (gli anni iniziali della presidenza Moratti non è che furono tutto questo splendore di risultati positivi, tanto per rispolverare un attimo di amarcord) e adesso stiamo vedendo la calcisticamente schizofrenica Juve da un’altra. Questo senza nulla togliere ai meriti di un Verona straripante e ammazzagrandi, guidato magnificamente da un Tudor che ha portato i suoi prima di tutto a credere nei propri mezzi e poi ad alzare decisamente l’asticella del livello di gioco e di creatività dei suoi singoli orchestrali (El Cholito Giovanni Simeone sopra tutti).
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La nebulosa dei bianconeri in campionato ha parecchi padri, ma pochi figli, nel senso che ci sono delle ragioni profonde e radicali non nate certamente adesso, ma il sale aggiunto adesso è decisamente insipido. Forse l’adagio relativo alle minestre riscaldate (il ritorno di Allegri dove far cambiare direzione, non concedere di continuare a scavare) non è poi così infondato: anima e identità sparite, struttura di gioco traballante, per un Cristiano Ronaldo in meno con medie stellari sotto porta non c’è stato un alter ego in grado di fare altrettanto o quasi. A questo aggiungiamoci quello che accade oggi: leggerezze e ritardi sul pallone, formazioni iniziali discutibili che lo stesso campo ha poi “condannato” a gare in corso, un centrocampo materasso duro ad essere reattivo ed inventore.
Se l’Inter ha ritrovato furore agonistico e gol, la Juve, a partire dai numeri in difesa, è imbarazzante. Non per scomodare la peggior annata dei bianconeri dopo 11 giornate nei primi anni ’60, ma bisogna tornare invece al ‘98/’99 per trovare una differenza reti che non fosse a saldo positivo come quella attuale. Il mito, a questo punto, potrebbe tramandare un’altra definizione, quella di bianconeroscuri. Con bisogno assoluto di ritrovare la luce.
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