Nella 21a giornata di Serie A al Maradona si incontrano due squadre nel loro momento più buio e a spuntarla di misura è il Napoli. Entrambe le rose fanno la conta dei giocatori rimasti a disposizione ed entrambe hanno quasi una formazione titolare ferma in infermeria. Si annuncia uno Squid Game calcistico, una sfida alla sopravvivenza, in cui entrambe le squadre non vogliono perdere né altri punti, né altri uomini, vista la lunga lista di diffidati del Sassuolo (Muharemović, Walukiewicz, Doig, Murić e Matić) e la scarsa tenuta fisica del Napoli. Gli assenti per noie fisiche sono Pieragnolo, Boloca, Konè I., Thorstvedt, Volpato, Berardi, Candè, Meret, Gilmour, Zambo Anguissa, De Bruyne, Neres, Lukaku, mentre abbandonano anticipatamente il match, sempre per infortunio, Elmas, Rrahmani e Politano, con quest’ultimo che resta formalmente e stoicamente in campo. Come in Squid Game si scontrano due fazioni, quella dei neroverdi, che nonostante le assenze importantissime non vuole rinunciare a giocare, e quella degli azzurri, che sembra essere travolta dallo sconforto, che traspare nella reazione di Spinazzola allo stop di Rrahmani.
Il giocatore 196 disse “L’attacco è la migliore difesa. Attacchiamo per primi.” Così i ragazzi di Grosso scendono in campo con convinzione, con il primo pallone giocato secondo quello che ormai è uno schema consolidato e che dimostra come la squadra non ha alcuna volontà di resa: sette giocatori sulla linea del centrocampo alla battuta che al primo tocco vanno ad occupare la metà campo avversaria e lottare sul lancio di Murić. Il mister di San Giovanni Lipioni costruisce una gabbia attorno al centrocampo del Napoli, con Lipani, Pinamonti, Matić e Vranckx ad accerchiare Lobotka e McTominay, impedendogli di ricevere palla al centro e costringendo il Napoli a cercare sbocchi sugli esterni e a sfruttare la qualità con la palla tra i piedi di Milinković-Savić. Per vie centrali gli azzurri non trovano mai soluzioni, anche grazie al lavoro dei centrocampisti che sporcano quei pochi palloni centrali diretti a Højlund, nonché alla marcatura di Idzes e Muharemović che hanno neutralizzato l’attaccante danese, spesso anche giocando d’anticipo. Qualche difficoltà è nata dalla mobilità di Vergara (esterno offensivo che già lo scorso anno aveva segnato con la maglia della Reggiana in Serie B nel derby vinto per 5-1 dai sassolesi), che in molti spezzoni del primo tempo ha rappresentato l’unico sbocco della manovra offensiva partenopea. Altra spina nel fianco è rappresentata da Elmas, il cui posizionamento e i cui ingressi in area sono stati i pericoli più concreti per la difesa emiliana: è proprio dall’inserimento e tiro immediato del macedone al 7’ che origina il gol di Lobotka, pronto al centro dell’area a ribattere sulla parata dell’estremo difensore. Per l’ennesima volta il Sassuolo fa l’errore di schiacciarsi sulla linea di porta e svuotare il centro dell’area, che diventa facile preda per le incursioni da fuori dei centrocampisti.
È sempre Elmas il protagonista del Napoli in fase di non possesso, in marcatura a uomo su capitan Matić, cercando di impedire al Sasol di sviluppare la manovra dal basso. La manovra dei neroverdi, in realtà, riesce comunque a svilupparsi grazie all’intera linea difensiva, che riesce comunque a trovare spesso Lipani e Laurienté; l’unico vero peccato e non essere riusciti a sfruttare l’ampio spazio lasciato sulla fascia destra, in particolare quando a portare palla era Walukiewicz o quando Fadera aveva campo per la ripartenza. A tal proposito non può non evidenziarsi come quella che dovrebbe essere la qualità in più dell’esterno gambiano, ossia la velocità, non si concretizzi mai sul campo, a volte perché sembra aver paura di affondare il colpo in avanti (si ferma o rallenta dopo la linea del centrocampo, tornando indietro), a volte per la scarsa tecnica individuale (avendo necessità di fare più tocchi per controllare il pallone, come quando riceve una palla deliziosa in area da Luarentié e si fa recuperare dal difensore), facendo perdere più tempi di gioco a ogni tentativo di ripartenza.
Assolutamente lodevoli le prestazioni di Lipani e Laurentié, di certo gli uomini più pericolosi tra i neroverdi in attacco, oltre che i migliori per sacrificio e concretezza nel ripiegare. L’attaccante francese, forse per la prima volta negli ultimi due mesi costellati dalle dipartite di molti titolari, ha preso in mano il Sassuolo sia in fase offensiva che in fase di non possesso: sempre dai suoi piedi nascono le uniche occasioni interessanti, sia con azioni personali sia con assist per i compagni, e più di una volta recupera palloni importanti dietro la linea del centrocampo. Il centrocampista genovese, dal canto suo, esce dal campo come il giocatore con più chilometri percorsi, è perfetto in copertura, è eccellente nel recuperare in area (vedasi l’anticipo su Elmas a 46’), è l’unico a riuscire a farsi trovare tra le linee e sul limite dell’area avversaria con la luce giusta per provare il tiro. Chi non viene mai servito e trovato (da troppi match ormai) è Pinamonti, che continua a lottare e a combattere solo in mezzo alle difese avversarie e non riesce ad essere coinvolto dai compagni di reparto. Anche da questa circostanza si evince l’assoluta necessità di nuovi innesti in attacco, come alternativa in corsa all’attaccante trentino, ma soprattutto per avere a disposizione soluzioni diverse per assisterlo.
Seong Gi-hun – Giocatore 456: “Non ci si fida delle persone perché se lo meritano. Lo si fa perché non hai altri su cui contare.” Dall’ennesima sconfitta di questo periodo se ne ricava, da un lato, una fiducia meritata nei confronti di alcuni ragazzi sottovalutati, come Lipani e Iannoni, che si sono mostrati in grado di essere alternative di livello a disposizione di Grosso, dall’altro, la consapevolezza che la fiducia concessa ad altri componenti della rosa sia dovuta unicamente dalla necessità e non dal valore, per cui non si può fare altro che continuare a sperare che il mercato invernale si apra anche per il Sasol.
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