Giovanni Malgò, presidente del CONI, Gabriele Gravina, presidente della FIGC e Paola dal Pino, presidente della Lega Serie A, hanno scritto al Premier Giuseppe Conte e ai ministri Gualtieri, ministro dell’Economia, Spadafora, ministro dello sport, e Franceschini, ministro per i beni culturali. L’oggetto della lettera pubblicata sul sito della Lega Serie A, evidenza come le infrastrutture sportive italiane siano al collasso e che, forse, è giunto il momento di investire per evitare che la situazione peggiori ulteriormente. Ecco alcuni passaggi della lettera.
“Stiamo attraversando una fase difficile per il sistema sportivo italiano, nella quale le misure urgenti prese dal
Governo per contenere la diffusione del virus ci costringono a disputare le manifestazioni senza spettatori, ma al tempo stesso dobbiamo guardare e sperare in un futuro migliore, cercando di essere pronti per quando torneremo a vivere in condizioni di normalità. Per quel periodo, che tutti ci auguriamo sia il più vicino possibile, il mondo dello sport, e del calcio in particolare, potrà riavere i propri impianti aperti ai tifosi e agli appassionati”.
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Poi l’attacco: “Dobbiamo però evidenziare e denunciare lo stato obsoleto e carente delle infrastrutture sportive del nostro Paese, imparagonabili rispetto agli stadi presenti in Europa. Il confronto con il contesto europeo è impietoso, l’Italia si pone alle spalle di Inghilterra, Germania e Spagna in termini di ricavi medi da gare, spettatori, modernità degli impianti, numero di nuovi stadi costruiti negli ultimi vent’anni”.

La proposta: “Una nuova generazione di stadi porterebbe vantaggi immediati in termini occupazionali, una riqualificazione delle aree urbane interessate, nuove fonti di ricavo, entrate fiscali extra per lo Stato, un aumento della sicurezza con conseguente diminuzione degli episodi di violenza e una generale ricaduta positiva di immagine per lo sport italiano, come evidenziato dal Rapporto Monitor Deloitte che alleghiamo. […] Non richiediamo fondi in questo drammatico momento dettato dal Covid-19, ma una serie di interventi mirati, volti a semplificare l’iter autorizzativo per la costruzione e l’ammodernamento degli impianti, in modo tale da ridurre le barriere presenti agli investimenti privati che mettono a grande rischio i possibili benefici sopra riportati”.
Nel finale della lettera vengono riportate le tre soluzioni per migliorare il sistema: bisogna cambiare il processo autorizzativo (passare da 7 a 2 o 4 fasi), i ruoli e le responsabilità (passare da 6 autorità competenti ad 1 o 2) e realizzare un progetto sostenibile.
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