Ora la palla va a Tavecchio. Ieri pomeriggio, l’Assemblea della Lega Serie A ha visto l’abbandono dei sei rappresentanti delle “grandi”: Juventus, Roma, Napoli, Inter, Milan e Fiorentina. Galliani ha parlato di “frattura insanabile”, addossando la colpa alle altre quattordici società. Tutto riprenderà la prossima settimana, ma se non si dovesse riuscire a ricomporre la frattura si procederà al commissariamento della Lega.
Il centro del dibattito non sono le nomine, però. È lo statuto e, in particolare, la ripartizione dei diritti TV. Le tredici società medio-piccole (più il Chievo Verona, assente alla riunione), con Claudio Lotito in testa, chiedono che la redistribuzione segua criteri più equi, sul modello europeo. Le grandi non hanno colto la sfida, preferendo lasciare l’Assemblea senza il quorum di 15 voti necessari per prendere decisioni economiche. Quanto al resto, non sono nemmeno stati toccati altri temi caldi come l’elezione del Presidente e dei consiglieri federali.
La divisione resta, con l’assemblea divisa essenzialmente in tre gruppi. Il primo è quello delle sei big, il secondo è quello di area lotitiana (Lazio, Atalanta, Crotone, Genoa, Udinese, Chievo, Palermo e Pescara) e, infine, ci sono sei club su posizioni più nette, che chiedono una rottura totale della continuità. Tra questi c’è il Sassuolo, in compagnia di Bologna, Sampdoria, Torino, Empoli e Cagliari.
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