martedì , 10 Marzo 2026
Alessio Cragno, Sassuolo
foto: sassuolocalcio.it

Alessio Cragno: “Qui a Sassuolo per rimettermi in gioco e dimostrare che Monza è stata solo una parentesi”

Alessio Cragno si è raccontato ai microfoni di Sassuolo Channel, raccontando la sua esperienza sia come calciatore che nell’approdo in neroverde.

Il portiere ha parlato degli inizi: “Ho iniziato a 16 anni nelle giovanili del Brescia, diciamo che è un’età forse limite perché rischi che sia troppo tardi per affacciarti a un settore giovanile di una società professionistica, però è stata un’esperienza bella perché vivevamo in convitto con 20-25 ragazzi di tutte le età. Comunque è stata un’esperienza bella che ti fa crescere perché devi diventare autonomo, in un modo o nell’altro. È vero che ti aiutano però le cose le devi fare da solo e devi iniziare ad arrangiarti. L’esordio assoluto tra i grandi è stato appunto contro il Modena. Era una infrasettimanale se non sbaglio. Io ho saputo che avrei giocato nella riunione tecnica, quindi un’ora e mezza prima della gara, perché Arcari, il portiere titolare, aveva avuto un problema alla schiena. Di punto in bianco mi sono ritrovato a dover giocare. Secondo me è stata anche la fortuna di averlo saputo un po’ tardi, perché non hai avuto modo di pensarci, ti sei ritrovato dalla riunione tecnica al pullman, dal pullman al campo nel giro di un quarto d’ora e non hai avuto il tempo di stare a pensare, quindi via il dente e via il dolore“.

Poi si parla di Serie A: “Anche l’esordio in A si collega all’esordio in B, perché anche Zeman dava la formazione allo stadio, quindi lì l’ho saputo ancora più tardi. È stata un’emozione che si è realizzata dopo, perché in quel momento c’è l’adrenalina, la felicità del momento. Mi pare fosse anche l’anno che hanno fatto le 10 vittorie di fila all’inizio, c’era lo stadio pieno contro una Roma fortissima, è stata un’emozione che mi porto dentro e che ricordo con piacere. Poi l’esordio in Nazionale è stato un po’ più particolare rispetto agli altri esordi perché è veramente un sogno che si realizza, un sogno che hai sin da bambino, quello di poter indossare la maglia della Nazionale e poi quella italiana che è una delle più forti in assoluto, anche per storia. Quindi è stata sicuramente una bella emozione, una bella serata e un bel ricordo. Forse l ricordo più bello in assoluto forse è stato l’anno in cui sono tornato a Cagliari, l’anno in cui ci siamo salvati praticamente all’ultima giornata. Quell’anno lì è stato la consapevolezza di poter stare in Serie A, prima l’avevo solo assaggiata, poi ero andato a Benevento, poi tornato a Cagliari. Il primo anno che sono tornato, dopo i prestiti in B, essersi salvati in Serie A col Cagliari è stata la consapevolezza che potevo fare il portiere in Serie A”.

Il ricordo dei preparatori: Onestamente ringrazierei tutti i miei preparatori. Ne ho conosciuti vari in vari momenti di vita e carriera e ognuno in quel momento mi ha aiutato a crescere e a migliorare. Violini è stato il primo, che ho avuto dai 16 ai 18 anni, con cui mi sono affacciato in prima squadra e a cui penso di dover molto. E poi Dei, Orlandoni, Bressan… sono stati tutti importanti nel loro momento per la mia crescita. A Cagliari grazie agli studi di Dei parai un rigore a Perotti”.

Poi l’addio al Cagliari: “Lasciare Cagliari non è stato facile per tanti motivi. Per il rapporto che si era creato con la città e la società. Mia moglie è di Cagliari, i miei figli sono nati a Cagliari, avevo passato 7 anni a Cagliari… Non è stato facile. Poi c’è stata l’esperienza di Monza che a livello personale non è stata positiva perché non ho trovato spazio ma anche quello penso che mi abbia aiutato a crescere, mi sono ritrovato ad affrontare una situazione diversa da quello a cui ero abituato. E comunque mi è servito“.

E la maglia neroverde: “La prima volta che c’è stato un contatto con il Sassuolo, io speravo che si potesse concretizzare la cosa. È stata una cosa che si è fatta velocemente però era partita un po’ più da lontano. Ho aspettato e speravo che prima o poi si concretizzasse. Ho tanta voglia perché la stagione scorsa non è stata positiva. Ho tanta voglia di fare, tanta voglia di rimettermi in gioco e tanta voglia di dimostrare che è stata un’esperienza sfortunata. Quando affrontavi il Sassuolo da avversario sapevi che ti toccava correre, al di là che io faccio il portiere, però sapevi che la palla ce l’avevano spesso loro e che prenderla era difficile. Era però una bella sfida che ti dava la spinta e la carica per affrontarla perché sapevi che sarebbe stata una partita divertente da giocare“.

L’impatto è stato ottimo: “La prima impressione è stata ottima. In ritiro mi è sembrato di arrivare in una famiglia, non solo per lo spogliatoio che è comunque composto da ottimi e bravissimi ragazzi, ma anche per il rapporto che c’è con le varie persone dello staff, i magazzinieri, si vede che tutti ci tengono a Sassuolo ed è una cosa che fanno con piacere oltre che per lavoro, penso sia un aspetto importante che poi ti aiuta a tirare fuori quel qualcosa in più magari nei momenti difficile“.

Un commento sull’amichevole col Parma: “Non fa mai piacere perdere e per un portiere prendere gol è sempre un dispiacere, a prescindere dal risultato. Penso che queste partite servano per capire dove lavorare ancora, per capire cosa migliorare e per arrivare pronti alle partite dove il risultato conta sul serio. Quindi che ben vengano gli errori e le cose fatte un po’ meno bene perché poi ci permetteranno di approfondire il tema, sistemare e correggere in vista delle partite future“.

Nei giorni scorsi il calcio è stato scosso dall’addio al calcio di Gigi Buffon: “Onestante non so cosa aggiungere sull’addio di Buffon. È stato IL portiere per quelli della mia generazione, per i nati nei miei anni. Da quando mi ricordo le partite in tv c’era lui, e con ottimi risultati e grandissime partite. Penso sia stato l’idolo e l’ispirazione per molti. Quindi c’è solo da ringraziarlo e da fargli i complimenti per quello che ha fatto per il calcio e per il ruolo del portiere. Il ruolo del portiere in questo momento è cambiato tanto. A un portiere si chiede tutto: che pari, che esca, che imposti, che segua l’azione, che faccia il difensore. E chiaramente è importante perché se il gioco del calcio si evolve è importante che anche i ruoli vadano di pari passo. La cosa fondamentale è che il portiere pari, poi è normale che se insieme alle parate riesce ad aggiungere qualcosa che aumenti il valore suo e che possa dare qualcosa in più anche alla squadra è assolutamente giusto che uno ci provi e che migliori”.

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Riguardo Giuseppe Guarino

Giornalista beneventano ma neroverde, mancino e grafomane. Sempre attento a tutto ciò che gli cambia attorno, ma con leggerezza. Prova a dare la sua visione sul mondo del Sassuolo

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