Sassuolo-Lecce 0-3. Male, malissimo. Una sfida che non doveva finire così. Anzi. Non sarebbe mai dovuta finire così, assolutamente. Ma quello che si è visto in campo al Mapei Stadium è stato un Sassuolo del tutto evanescente, al quale è bastato un quarto d’ora per dimostrare che il Lecce aveva più voglia di vincere, di dominare. Di salvarsi.
Perché quella che potrebbe essere la partita della condanna definitiva del Sassuolo è stata probabilmente quella che farà sì che i salentini escano dalla lotta salvezza, che cambia irreversibilmente la fisionomia dell’ultimo quarto di classifica: sono sempre meno le squadre a cui appigliarsi.
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Cosa c’è da dire sulla partita? Poco di buono, questo è certo. Con il Milan abbiamo preso 3 gol che potevano essere anche molti di più, con il Lecce potremmo dire la stessa cosa. I salentini, oltre ad avere la determinazione di cui sopra, hanno dimostrato di stare meglio in campo e di aspettare sornioni che il Sassuolo porgesse il fianco, come puntualmente ha fatto. Su una palla ferma, con un taglio alle spalle del difensore, con una trappola del fuorigioco non funzionata a dovere: c’è tutto il repertorio della vulnerabilità del Sassuolo. Anzi, magari fosse solo questo.
La cura Gotti ha funzionato, la cura Ballardini deve ancora fare effetto: non stiamo paragonando i due tecnici in senso assoluto, sia mai. E’ anche la predisposizione del gruppo per un certo tipo di lavoro, a fare la differenza: il Lecce sapeva di dover fare una stagione per salvarsi, il Sassuolo ad agosto orecchiava proclami di Europa da parte di membri della dirigenza. La mala programmazione in Serie A ci sarà sempre, richieste per Ballardini ce ne saranno sempre: non sarà l’esperienza sassolese a mandarlo in pensione anticipatamente. Se poi dovesse fare il miracolo anche stavolta, beh, il curriculum del tecnico romagnolo si impreziosirebbe ulteriormente.

Sassuolo-Lecce 0-3: il momento degli alibi è finito
Mentre, da questa parte del distretto, il Sassuolo è ormai a un passo dal baratro. Distrutto dalle sue stesse difficoltà. Incapace di impostare o costruire. Figuriamoci di rimontare. E infatti la rimonta tale è rimasta: un sogno, un’utopia, un’assurda idea irraggiungibile. Anche dopo la rivoluzione di cambi apportata da Ballardini tra primo e secondo tempo. Se a questo uniamo l’incapacità del Sassuolo di gestire il risultato – 28 punti persi da situazione di vantaggio, classifica in cui veleggiamo al primo posto – possiamo facilmente capire che il 19° posto a cinque giornate dal termine non è casuale.
Ormai la speranza non basta più. Servono i punti. Ne servono parecchi. Il momento degli alibi è finito. Non abbiamo sviste arbitrali come a Salerno, non abbiamo formazioni superiori come il Milan. Nulla a cui appellarci. Solo e soltanto una lunga serie di colpe. Ieri la squadra, tutta, è andata a rapporto sotto la curva: uno scenario che la frangia più calda del tifo ha cercato di imbastire numerose altre volte in stagione, ricevendo poco oltre a qualche timido applauso dalla distanza. Errori di cui fare ammenda, come si sta iniziando a fare, più per placare un ambiente che sta iniziando a surriscaldarsi che per fare un mea culpa sincero e autocritico. Ma anche delle autocritiche, arrivati a questo punto, ce ne facciamo ben poco.
Gaetano Pannone
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