E’ dedicata interamente a Giacomo Raspadori, la copertina dell’edizione annuale numero 23 di Sportweek, in edicola oggi con La Gazzetta dello Sport. Tra famiglia e rettangolo verde, ecco uno stralcio dell’intervista a Jack: trovate le dichiarazioni integrali su Sportweek.
Su mamma Roberta e la fidanzata Elisa: “Mamma mi ha dato l’energia per approcciarmi nella maniera giusta agli altri, per trasmettere loro quello che sono. Mi ha trasmesso valori come la disponibilità e il rispetto verso il prossimo. Anche con l’esempio: mamma è volontaria in una comunità di recupero per tossicodipendenti e mi ci portava fin quando ero bambino. Ho capito quanto fossi fortunato, e quanto troppo spesso ci concentriamo su ciò che ci manca dimenticando ciò che abbiamo. Con Elisa è stato un colpo di fulmine: eravamo a Riccione in estate e il destino ha voluto che ci incontrassimo perché, pur andando nello stesso posto, passavamo le vacanze in periodi diversi. Quell’estate i miei cambiarono programmi e ci incrociammo su un campo di beach volley. Elisa è il mio ago della bilancia: nei momenti positivi mi spinge a dare ancora di più. Se sono così spontaneo, è anche perché so che le piaccio così”.
Su un complimento di Dionisi in conferenza: “Io l’anima della squadra? E’ uno dei complimenti più belli perché aiutare i compagni è ciò che ho sempre cercato di fare sin da bambino, da leader silenzioso. Do il cento per cento ogni giorno per invogliare gli altri a fare altrettanto: se qualcuno mi segue e prende ispirazione dai miei comportamenti, fa piacere. Quando mi sono affacciato nel calcio dei grandi, ho preso Magnanelli come punto di riferimento. Insieme a Peluso, un altro dei “vecchi” del gruppo, ha la mia stessa energia nel lavoro ed entrambi mi hanno confidato che hanno continuato ad alimentarla anche perché vedevano la stessa luce in me. Generosità innata o da imparare? Con la volontà si può imparare tutto. Ho avuto la fortuna di avere ottimi esempi in famiglia. E a scuola? Se potevo aiutavo, ma sono stato anche aiutato: soprattutto in matematica o fisica, dove ho sempre avuto qualche difficoltà. Preferivo le materie umanistiche”.

Su papà Michele: “Da lui ho preso la passione nel fare le cose. Se inizio una cosa, devo finirla, mi piaccia o no. Quando in casa c’era qualcosa da aggiustare, lui mi diceva «Dai, mettiti qui e facciamola insieme»: mi ha insegnato a dare tutto per raggiungere un obiettivo e le mie ambizioni”.
Sull’essere nato pronto: “Mi sono sempre sentito al posto giusto, centrato: quando fai tutto ciò che è nelle tue possibilità e non hai nulla da rimproverarti, ti senti pronto. Ovviamente ci sono dei momenti in cui hai meno certezze, ma serve equilibrio per non sentirsi mai troppo sicuro nei momenti positivi e neanche troppo inadatto in quelli negativi. Quando ho perso consapevolezza? Quando per una/due settimane non mi sentivo lucido e reattivo in allenamento: ne sono uscito col lavoro, senza cullarmi con il pensiero che stessi facendo le stesse cose di prima, ma cercando invece di capire i motivi per cui non fossi più me stesso”.
Sul fratello Enrico: “Ha aperto il brand di moda come desiderava, ma deve ancora capire cosa vuole dalla vita. Pur essendo più piccolo ho un carattere più deciso, anche perché ho dovuto prendere decisioni importanti sul futuro abbastanza presto: lui prende le cose con più leggerezza, io se sbaglio un esercizio in allenamento mi macero dentro. A volte esagero e dovrei migliorare, ma so che è un mio punto di forza”.

Sulla stagione appena passata: “Ho giocato di più e in una squadra organizzata: la continuità mi ha dato consapevolezza. Mi sono sentito per la prima volta un giocatore di Serie A: non è una cosa scontata. Dionisi mi ha cucito addosso una posizione che mi permette di legare il gioco e fare quel passo indietro rispetto ad un centravanti come Scamacca o Defrel”.
Sulle origini e sul futuro: “Da bambino in pullman sognavo di fare il calciatore? Adesso vivo un sogno ogni giorno perché faccio quello che mi piace, e ho voglia di continuare a sognare. Non so quale sarà il mio futuro, ma di sicuro mi sento pronto anche davanti ad un eventuale cambiamento”.
Sulla partita di cui ricorda ogni minuto: “Quella della doppietta a San Siro contro il Milan, anche perché entrai nel secondo tempo e di minuti da ricordare non ce ne sono molti. E poi l’esordio del 26 maggio di tre anni fa contro l’Atalanta. Voglio ancora ringraziare De Zerbi che ha sempre mostrato stima e affetto nei miei confronti, quando sarebbe stato più semplice invitarmi a lasciare a Sassuolo per fare esperienza. Ho imparato a intuire l’attimo in cui il difensore può fare un errore e sfruttarlo a mio favore”.
Sull’attaccante e il difensore più forti incontrati finora: “Tra gli attaccanti dico Mertens: mi colpisce la sua facilità di tiro, il sapersi procurare occasioni e la disponibilità ad aiutare la squadra. Per caratteristiche gli somiglio. Come difensore dico Koulibaly: il più completo fisicamente e tecnicamente”.
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