“Chi sa solo di calcio non sa niente di calcio”. Prima dell’attesissimo big match Sassuolo-Pisa, nella “pancia” del Mapei Stadium si terrà il convegno dedicato al settore giovanile dal titolo “Educhiamoli nella crescita” nell’ambito del progetto Generazione S, organizzato dal club del distretto ceramico, da sempre attento alle iniziative sociali e di integrazione mediante lo sport.
A partecipare all’evento le società sportive affiliate al Sassuolo Calcio e nell’education experience nell’ambito di un’iniziativa che ospiterà quest’oggi oltre 250 dirigenti, provenienti da tutta Italia, che tratteranno con esperti del settore la corretta educazione dei giovani in ambito sportivo e non solo.
A fare gli onori di casa, il Direttore Sportivo Francesco Palmieri, che affronterà il tema relativo al senso di squadra, ad affiancarlo, nella prima parte del convegno, la Responsabile Safeguarding Dott.sa Cecilia Glorioso, la quale analizzerà la duplice funzione dell’adulto nella relazione genitore-spettatore.
A seguire andrà in scena una tavola rotonda dal titolo “La figura dell’arbitro” che vedrà coinvolti Giovanni Carnevali, Amministratore Delegato e Direttore Generale del Sassuolo, insieme all’ex arbitro Daniele Orsato ora Referee Development Manager.
Come riportato dal sito ufficiale della società neroverde, sarà un pre match altamente formativo che fornirà ai dirigenti delle squadre affiliate al Sassuolo Calcio ulteriori strumenti utili per la crescita dei giovani atleti per vincere la partita più importante fuori e dentro il campo.
Canale Sassuolo sarà presente all’evento, preceduto anche da una visita guidata allo stadio per i partecipanti, e vi fornirà le parole dei protagonisti del convegno Generazione S prima di tuffarsi insieme a voi nella gara che può decidere la Serie A.
A chiudere l’intervento, Orsato afferma: “Penso sia necessario lasciare tranquilla ogni persona che scende in campo, sia giocatori che arbitri, solo così i loro errori non peseranno quando torneranno a casa e continueranno a divertirsi”.
Su come evitare alcuni errori arbitrali, interviene anche Carnevali: “Forse sarebbe necessario aumentare gli allenamenti degli arbitri per capire meglio sul campo certe situazioni, in quanto a volte possono non risultare sufficienti e si parlerà con l’AIA di questo”.
Sulle polemiche che nascono dall’uso del VAR, Orsato spiega: “Bisogna spiegare che la squadra arbitrale per ogni partita è sempre diversa, mentre a livello internazionale abbiamo gli stessi componenti e spesso non ho avuto bisogno di parlare. Inoltre, bisogna pensare che gli arbitri giovani fanno gli stessi errori che facevo io alla loro età e vanno aiutati e compresi”.
Non manca qualche aneddoto raccontato dall’ex arbitro: “Ricordo la mia prima volta a San Siro, in Milan-Bologna, in cui l’allora designatore Collina mi disse di giudicare andando al di là del valore dei giocatori che avevo di fronte e ammonii Maldini, che non era d’accordo consigliandomi di riguardarmi l’azione a casa e gli risposi che non avevo la tv vivendo in montagna. Questo è per spiegare che in quei grandi palcoscenici vieni messo alla prova e devi tirare fuori la tua personalità e da lì si instaura un dialogo con il giocatore che comincia a riconoscerti. Un po’ come mi è capitato con Berardi, a cui all’inizio non è stato facile spiegare certe decisioni, ma con cui il rapporto di stima e rispetto reciproci è sempre più cresciuto”.
Alla base di tutto c’è l’educazione, come sottolineato da Orsato: “Penso che, più che la politica con sanzioni, debba partire un percorso di educazione di rispetto verso la decisione dell’arbitro”.
Non mancano le soluzioni, come quella indicata da Carnevali: “A livello della FIGC, partirà un corso per Dirigenti in tutte le società anche a livello locale, perché non tutti i genitori possono fare i Dirigenti”.
Prende la parola Daniele Orsato, che parte da un episodio: “Qualche tempo fa ho assistito ad una partita degli esordienti arbitrata da mio figlio e dopo meno di un’ora un genitore ha cominciato a contestarlo; allora per dare un insegnamento a questo genitore, ho individuato suo figlio e ho cominciato a dire che giocava male e se l’è presa e ha capito la lezione. Bisogna pensare che anche dietro ad un arbitro c’è un genitore e penso che ognuno di voi sia torni più amareggiato a casa per non aver visto la partita del figlio perché mancava l’arbitro più che per un rigore non dato. Gli arbitri di oggi sono abituati alle critiche, ma non lo è la famiglia e penso non sia giusto che, come è successo ai miei per i 15 giorni, i tuoi figli debbano girare con una scorta. Ritengo inoltre che se il Sassuolo ha sempre rispettato gli arbitri, non vedo perché non debbano farlo le altre società”.
Sale sul palco anche l’ex arbitro Daniele Orsato, Referee Development Manager, e Carnevali introduce anche il rispetto del giudice di gara: “Penso che il nostro compito primario accogliere e far sentire a proprio agio l’arbitro a partire dal livello locale, dai campi in cui i genitori sono “attaccati alla rete” Come società Sassuolo abbiamo sempre cercato di avere un rapporto di rispetto verso le decisioni dell’arbitro e la nostra filosofia continuerà”.
E’ arrivato il turno dell’Amministratore Delegato e Direttore Generale del Sassuolo, Giovanni Carnevali, a cui è affidato il compito di fare un bilancio sul progetto Generazione S: “E’ un progetto che si sta ampliando sempre di più, partito a livello locale, regionale, nazionale e da poco arrivato a diventare internazionale, dato che ha appena aderito una squadra canadese. Penso che abbiamo raggiunto questi traguardi lavorando bene insieme e di squadra, grazie alle persone della famiglia Sassuolo che lavorano dietro le quinte. Il più grande rappresentante penso sia Palmieri, partito dal nostro Settore Giovanile e oggi in Prima Squadra e ritengo che tutti insieme, grazie a questo progetto, abbiamo raggiunto grandi risultati fuori dal campo, oltre che dentro, che penso siano i più importanti”.
Sul tema interviene nuovamente Palmieri: “Penso che tutti insieme sia necessario inaugurare un percorso di “costruzione” del ragazzo, lasciandolo libero dal giudizio dei genitori dal quale i giovani calciatori mentre giocano sono molto preoccupati, più che da quello che succede in campo”. Gli fa eco Cecilia Glorioso: “Ritengo sia fondamentale fare un lavoro di squadra in questo senso”.
La parola passa alla Dott.ssa Cecilia Glorioso, che esordisce spiegando la definizione del giudice di gara, spiegando le conseguenze che si generano dal suo mancato rispetto: “Ritengo sia basilare che tutti, a partire dai genitori, riconoscano questa figura e la rispettino. In molti ambiti della vita, risulta necessario avere una parte terza che giudichi o regoli una situazione che non sempre viene riconosciuta, specie dai genitori. Spesso molti di loro si sostituiscono ad una sorta di “ingiustizia” che subisce il figlio in campo pensando che sia la loro, determinando la cosiddetta “sindrome del genitore cieco”, che causa nel figlio un’ansia da prestazione esagerata e un mancato sviluppo di autonomia di pensiero nel ragazzo, che non riesce a sviluppare la propria identità e a separarsi dalle figure di riferimento. In tal modo, mio figlio diventa un prolungamento di me (genitore ndr) che sfocia in aggressività che si tramuta in insulti, offese, osservazioni sul regolamento inappropriate. Questo clima può coinvolgere anche altri genitori-spettatori generando anche diverbi e risse tra i genitori in tribuna. Se si subisce un’ingiustizia, si può reagire in modo esteriore aggredendo l’arbitro o interiorizzata e “somatizzata” determinando la mancata voglia di tornare a calcio. Oggi ci sono figure di riferimento per i ragazzi distinte dai genitori, i quali devono capire il limite entro il quale non possono andare, che possono fare da tramite con i giocatori gestendo in modo costruttivo situazioni di “ingiustizia”.
Prende il microfono l’ex responsabile del Settore Giovanile, che ha raggiunto grandi traguardi alla guida dei giovani neroverdi, implementati dai tanti progetti sociali in sinergia con le società e gli stakeholder locali: “Penso che grazie a Mapei, tutti insieme abbiamo avuto l’idea di creare e di ottenere qualcosa di importante, credendo in quello che si fa e nei ragazzi, dando loro la possibilità di fare tutto al meglio senza pressioni da parte di tuto il contorno, a partire dai genitori. Vengo da una famiglia numerosa e, sin da piccolo, sono stato abituato a dover fare squadra. A volte bisogna anche dire “bravo” a chi è meno bravo per farlo rendere di più, altrimenti se gli si dice che non è bravo rischia di convincersene del tutto e non rendere più. Sono arrivato in Serie A non da troppo giovane e penso che ognuno abbia il suo percorso e non per forza tutti debbano diventare giocatori professionisti, l’importante è andare a letto alla sera pensando di aver dato tutto. Rispetto a quando giocavo io, i tempi sono cambiati a causa dell’era tecnologica e spetta a noi genitori-educatori dare l’esempio alle nuove generazioni”.
ore 14.15 – I primi ad essere chiamati sul palco sono il Direttore Sportivo Francesco Palmieri e la Responsabile Safeguarding Dott.sa Cecilia Glorioso.
ore 14.10- Ad aprire l’evento Veronica Squinzi che ha fatto gli onori di casa, sottolineando come Generazione S sia un’iniziativa voluta dal padre.
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