In esclusiva ai microfoni di Giada Giacalone di SportItalia, Emiliano Bigica, allenatore del Sassuolo Primavera, ha narrato il proprio percorso per diventare tecnico, includendo nel discorso la sua carriera da calciatore.
Diventare allenatore è stato un lungo percorso: “Mi è sempre piaciuto allenare le parti tattiche, guidavo i miei compagni anche da giovane. Da qualche mister rubavo qualcosa: con Ranieri avevo un gran rapporto il primo anno, poi il secondo si è incrinato. Malesani è stato un innovatore a Firenze ed è stata una gran persona dentro e fuori dal campo. Nei momenti positivi e negativi ho sempre cercato di tirare fuori qualcosa per continuare la mia crescita come giocatore, allenatore e uomo. Ho fatto la gavetta per arrivare a fare il tecnico: sono arrivato poi alla Fiorentina in Primavera 1 dopo che avevano perso lo scudetto contro l’Inter. Era difficile ripetere quello che avevano fatto in quelle straordinarie stagioni. Invece ho avuto un gruppo molto forte: vincemmo il Viareggio, perdemmo ancora lo scudetto, ma l’anno dopo vincemmo la finale di Coppa Italia“.
Mister si nasce o si diventa? “Tutti e due. Io me lo sentivo dentro, perché guardavo Ranieri, Malesani e mi piacevano i loro esercizi tattici. In campo guidavo il reparto. Però c’è anche chi all’inizio non pensa di esserlo, ma con lo studio ci arriva“.
Sportitalia, Bigica su su Kevin Bruno: “Gli avversari stanno imparando a conoscerlo”
Poi parla di Kevin Bruno: “Lo stanno imparando a conoscere gli avversari. Infatti lo invito spesso a muoversi di più, svariando anche sull’esterno“.
E il mister esprime anche la sua idea tattica: “Quest’anno sono tornato ad un sistema di gioco a me molto caro: il 4-3-1-2, con cui ho esordito nei dilettanti e poi nell’Empoli. Lo usammo anche a Firenze, dove io facevo il play e Rui Costa il trequartista. In questo sistema si va per vie centrali, e i miei due interpreti sono Casolari come vertice basso, e Bruno sulla trequarti, due giocatori che comandano il gioco e sono i due ruoli chiave. Quando c’è D’Andrea, invece, diventa un 4-3-2-1. Ai trequartisti chiedo anche un sacrificio in fase difensiva perché in un calcio moderno come il nostro c’è bisogno anche di questo movimento in più. Dunque è giusto che io li abitui a questo“.
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