lunedì , 12 aprile 2021
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Sassuolo Femminile, Pirone si racconta: “Ho iniziato da bambina per strada, a Sassuolo sono rinata”

Valeria Pirone, attaccante del Sassuolo Femminile, si è raccontata ai microfoni di “Nero&Verde”. L’attaccante del Sassuolo ha parlato del suo percorso fatto prima di arrivare a Sassuolo partendo dagli inizi in strada fino al primo provino. Ecco le sue parole.

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“Ho iniziato a giocare a calcio per strada e mi piaceva molto di più perché non c’erano regole. Solo a sedici anni ho iniziato in squadra: oggi si chiama Napoli, ma all’epoca si chiamava Calcio Smania Napoli. Sono stati anni bellissimi perché sono stati i miei primi passi con una squadra però giocare per strada era la cosa più bella che una ragazzina potesse fare. Piano piano il mio percorso è cresciuto e ho giocato a Napoli, Roma, Verona, Mozzanica e di nuovo Verona. Alla fine il mio percorso mi ha portato a Sassuolo, che è dove sono rinata. Ho iniziato questa avventura a Sassuolo e le ragazze mi hanno accolto tra le loro braccia mettendosi subito a disposizione. Queste parole le ho dette all’inizio dell’anno e le dico anche adesso perché è ancora così. Questa avventura in maglia neroverde mi sta facendo sentire davvero bene”. 

“I ricordi sono tanti: ho giocato con i maschi e con loro ho segnato i miei primi gol, è stato bellissimo. La mia strada era il calcio, non sapevo che esistessero le squadra femminili. Poi ho conosciuto quel mondo e il mio obiettivo è diventato quello di giocare in nazionale insieme a Panico e Gabbiadini, calciatrici che hanno fatto la storia del calcio femminile. Ho avuto la fortuna di allenarmi e giocare con loro: sono davvero orgogliosa di questo. Quando giochi per strada fai tutti i ruoli. Mi piaceva giocare in porta perché da piccolo mio fratello faceva il portiere, ma una volta durante una partita per strada un signora mi ha chiesto se volessi andare ad allenarmi ad Ercolano nel pomeriggio: mi sono presentata vestita da portiere ma mi hanno fatto giocare fuori. Ho preso subito il pallone, ne ho scartati un po’ e ho fatto gol: mi hanno mandata a fare la doccia perché non avevo passato la palla”. 

“La prima volta che ho sentito Sassuolo ero gioiosa. E’ stata una bella telefonata, ero felice quando mi hanno chiamata perché era quello che volevo. Mi ha chiamato il mister dicendomi che erano interessati a me. Mi piace molto il gioco, il modo di fare calcio e qua si sta bene: una calciatrice felice è una calciatrice che rende di più. Il nostro capitano, Alice Parisi, è il vero capitano, si comporta come tale. Io posso essere capitano ma su certe cose mi lascio un po’ andare. Sono onorata perché mi hanno scelta come capitano dandomi moltissima fiducia e spero di non sbagliare”.

“L’emozione per un gol è una cosa strana: mi parte tutto da dentro. Se segno io o una mia compagna è uguale. Ovviamente se segno io sono ancora più contenta, ma se segna una mia compagna sono contenta perché per me un gol in campionato, in Champions League o ai Mondiali porta felicità. Il gol in cui ho sentito un’emozione immensa è stato in Pordenone-Napoli: stavamo perdendo, giocavamo in dieci e dovevamo vincere perché stavamo lottando per la Serie A. Vinciamo 3-2 grazie ad un mio gol allo scadere e quando ho visto le mie compagne esultare con me è stato fantastico. Il gol in cui è iniziato tutto è stato con la Roma. Era la prima partita e stavamo perdendo, quel gol è stato una svolta. Anche quello in casa con il San Marino è stato importante”. 

Foto: Solo Dilettanti

“Il calcio mi ha insegnato tante cose belle ma anche tante brutte. Quelle brutte: oggi sei in un modo, domani in un altro e non c’è differenza tra maschile e femminile. In un giorno cambia tutto. Quella bella, invece, è che conosci tante persone, giri il mondo, giochi a calcio, che per me è la cosa più bella del mondo. Il calcio ti fa conoscere tantissime cose belle, che io ho conosciuto. Un’altra cosa che mi ha insegnato il calcio è che le persone non si conoscono subito: i primi tre o quattro mesi sono perfetti, dopo si conoscono le persone così come sono“. 

Mister Piovani è molto in gamba e ha un modo di pensare che ad una calciatrice come me fanno bene. Il modo di lavorare insieme a Gian, il vice allenatore, è bello. Ci divertiamo durante gli allenamenti. A livello personale mi stanno insegnando tanto. Abbiamo l’istintiva, il sinistro, la rapidina, tre o quattro ragazze che possono migliorare e dare di più. Posso davvero fare bene: non devono mollare e stare sul pezzo”. 

“Fare l’attaccante è una cosa bella, ma la cosa più difficile è trovare il secondo giusto per non andare in fuorigioco. Se mi dovessi trovare con delle ragazzine che volessero giocare a calcio direi loro di giocare a calcio perché è un loro dovere fare sport. Direi loro di impegnarsi tanto, di stare meno sui telefoni, di dare di più sul campo, di vedere cose buone e di fare tutto con la testa. Se dovessi allenare una squadra di bambine, i genitori li metterei nei posteggi fuori perché a volte sbagliano e non se ne accorgono. Una parola detta ad un bambino può cambiargli la visione, il mondo. Se un bambino sbaglia o fa bene bisogna lasciarlo stare: se deve sbagliare, sbaglia, se deve fare bene, fa bene”. 

“Che bella cosa che sono i tifosi! Ci stanno mancando. Anche se di solito non ce ne sono tanti nel calcio femminile, mi ricordo che al Ricci ce n’erano tantissimi. Spero di sentire ancora le loro urla dopo i gol perché la prima cosa che fa un attaccante dopo aver segnato è guardare i tifosi. Spero di vivere la sensazione del gol insieme ai tifosi del Sassuolo almeno nelle ultime partite”. 

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Riguardo Martino Cozzi

Martino Cozzi
Appassionato di calcio sin da piccolo. Ha trovato in Canale Sassuolo la redazione su misura per lui nella quale poter coltivare il suo sogno: vivere raccontando il gioco più bello del mondo!

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