domenica , 20 ottobre 2019
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Gregoire Defrel
foto: repubblica.it

Roma-Sassuolo 3-1: stesso risultato dell’andata, ma tutt’altra partita

Alla fine è andata com’è andata. Come all’andata, ma diversamente dall’andata. Stesso risultato, tre reti a una per la Roma, col Sassuolo andato in vantaggio per primo. Ma la storia di ieri sera, in realtà, è un’altra.

Il Sassuolo è andato sotto per via della netta superiorità dell’organico giallorosso ma, nemmeno per un minuto, la squadra di Di Francesco ha mollato la presa. Convinta di poter tener testa alla Lupa, anche se il tabellone del risultato era tutt’altro che favorevole.

Nessuna recriminazione, nessuna irregolarità. Arbitraggio perfetto, dimostrato anche dalle sole tre ammonizioni comminate dal signor Di Bello di Brindisi. Si sfata anche il tabù della Roma che in casa non aveva mai battuto i neroverdi.

Inutile dirlo. La Roma di questo campionato meriterebbe lo scudetto. E la corsa, in realtà, sembra tutt’altro che chiusa. Si aggiunga che ieri giocava per riscattarsi dall’eliminazione europea. Ma il Sassuolo ha dimostrato di poter dire la sua, di potersela giocare a viso aperto. Lo ha dimostrato il gol del vantaggio, lo ha dimostrato la voglia di far bene messa in campo dall’organico.

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Il Sassuolo è partito a razzo, con Pellegrini e Politano a dominare in zona offensiva. E poi il gol di Defrel, arrivato su un assist di Berardi e un velo di Politano. Niente da fare per Szczesny. Vantaggio del Sassuolo, ma forse troppo presto.

Nemmeno il pareggio di Paredes ha fatto demordere i neroverdi, che hanno subito cercato di riportarsi in vantaggio. Vero che la Roma ha preso una traversa. Ma vero anche che Szczesny ha fatto un mezzo miracolo su un tiro di Politano, poco prima del gol di Salah. Se fosse entrata, magari, sarebbe stata una partita diversa.

Nel secondo tempo si è vista più Roma e, con l’uscita per infortunio di un Defrel migliore in campo tra i suoi, il terzo gol giallorosso è stato subito nell’aria. Quando è arrivato, è stato la botta finale, coi neroverdi che avevano ormai perso lucidità e concentrazione.

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Consigli impegnato, suoi tanti miracoli e pochissime colpe sui gol. Sul primo ha rischiato di arrivarci, sul secondo ha bloccato El Shaarawy sul primo colpo, sul terzo ci prova invano. Al contrario, partitaccia per Letschert. Il neerlandese si guadagna un’ammonizione inutile con un fallaccio fuori tempo, poi rischia di regalare anzitempo il vantaggio ai giallorossi, infine si fa bruciare da El Shaarawy sul gol del 2-1. Se questa doveva essere la partita del suo riscatto dopo l’esplslione per il fallo su Inglese contro il Chievo, possiamo affermare – senza che nessuno si scandalizzi – che non lo è stata.

Ai meriti di Defrel abbiamo già fatto cenno. Il francese si è messo in mostra all’Olimpico con un gol da manuale, rompendo il digiuno di gol del Sassuolo, che andava avanti da Udinese-Sassuolo del 19 febbraio. Quando è in partita segna sempre. Il suo idolo è Trezeguet, lui lo imita piuttosto bene.

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A proposito di Juve: quando nel ’98 Alex Del Piero si infortunò, Gianni Agnelli dichiarò di voler “aspettare Godot“. Poi si capì che quella Juve giocava bene quando Godot era in partita. Ecco, il Godot del Sassuolo si chiama Domenico Berardi. Ieri sera lo abbiamo rivisto in tutto il suo splendore. Manca ancora il gol, ma in sua vece ci sono gli assist. Se gira Godot, gira il Sassuolo.

Ora ci sarà la pausa. Dieci giorni di riposo prima d’affrontare l’altra romana, la Lazio di Simone Inzaghi che ieri si è fermata a reti bianche a Cagliari. Il Sassuolo non vince da quattro partite e voler complicare la corsa all’Europa dei biancocelesti non è tabù. E se si pensa ai sette (più uno) ex romanisti che militano in neroverdi, al Mapei il primo aprile ci sarà quasi un derby.

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Riguardo Giuseppe Guarino

Giuseppe Guarino
Giornalista beneventano ma neroverde, mancino e grafomane. Sempre attento a tutto ciò che gli cambia attorno, ma con leggerezza. Prova a dare la sua visione sul mondo del Sassuolo

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