giovedì , 22 Febbraio 2024
Khvicha Kvaratskhelia
foto: sscnapoli.it

Non è più domenica – L’oro in bocca di Napoli e Atalanta

articolo di Giovanni Pio Marenna

Piacere, Khvicha, ho 21 anni e fino a qualche mese fa ero un giocatore della Dinamo Batumi”. Dopo essere stato costretto ad andarsene dal Rubin Kazan, in seguito all’invasione russa in Ucraina. Tre gol in due partite per la nuova ala sinistra del Napoli e doppietta per il georgiano nell’esordio casalingo del Napoli. S’è presentato così Kvaratskhelia con un Napoli a punteggio pieno dopo 2 turni insieme ad Inter e Roma.

Napoli che prende il posto della quarta del famoso mazzo, nel poker di favorite assolute alla partenza, quel Milan campione in carica che ha pareggiato a Bergamo. E, tutto sommato, è stato un pari e patta che ci sta. La carta, in questione, non è certamente un jolly, ma il 77 e il 9. Sulla ruota di Napoli naturalmente.

Senza ancora stropicciarci gli occhi per le ultime cartucce sparate nel calciomercato, abbiamo assistito già a primi sintomi evolutivi interessanti nella tribù di Spalletti rispetto alla ipotetica griglia di partenza delle contendenti al titolo dei rossoneri. Un magico Kvaratskhelia e un monumentale Osimhen lanciano, con l’efficace diga impenetrabile di Zielinski, Lobotka, ed Anguissa (aspettando Ndombele), con prepotenza un Napoli che non ci sta a non voler avere una parte da protagonista.

Per quanto visto, sembravano già seduti da tempo al tavolo delle pretendenti. Di certo il Monza di Stroppa (sia detto con enorme rispetto) non è la Fiorentina di Italiano e la sfida a Firenze ci dirà tantissimo delle reali ambizioni di un Napoli che comunque, tutto appare, fuorchè da quinto posto finale. Come ad una prima occhiata del calciomercato si pensava.

L’Inter spazza via lo Spezia nel suo esordio casalingo a San Siro senza alcuna preoccupazione. Le due coppie d’attacco ruotano e si divertono, infilzano e convivono in perfetta armonia, segnano e convincono. Mettiamoci anche due incisivi aghi della bilancia tra palle recuperate e puntualità negli appuntamenti come Barella e Çalhanoğlu, l’unico non attaccante nel tabellino dei marcatori, a supportare le punte di diamante e la solidità nerazzurra è servita. Aspettando la classe immensa di Mkhitaryan.

Vale, anche in questo caso, il discorso fatto per gli azzurri di Spalletti. Lo Spezia non è la Lazio, primo vero test duro alla prossima fermata. Squadra di Sarri che non è andata oltre lo 0-0 contro il Torino di Juric. Il cuore granata ha frenato l’impeto dei biancocelesti, che confermano di non essere ancora proprio al top. Il big match contro l’Inter potrebbe risvegliare una brillantezza sopita. Una sfida ancora più delicata e particolare, visto il secondo “ritorno” all’Olimpico di Simone Inzaghi.

E proprio all’Olimpico, con la testa tra le polemiche per il grave infortunio in allenamento di Wijnaldum, decide uno stacco imperiale di Chris Smalling da calcio d’angolo una gara che una Cremonese volitiva poteva pareggiare senza demeritare. Fallisce, infine, l’aggancio la Juve nel posticipo serale. Costretto ad inserire Rabiot e Kean (già dati approdati altrove, mancherebbero solo gli ultimi dettagli) per gli infortuni di Pogba e Di Maria, Allegri ha anche osato nel finale con i giovanissimi Miretti e Rovella. Buonissimi segnali di prato verde verdissimo, che fanno ben sperare per tutto il calcio italiano. Ottima la prova anche di Kostic. Ma non è bastato per espugnare il Marassi. Che, anzi, ha rischiato nel finale di esplodere per il vantaggio blucerchiato. Dalle prove tecniche di trasmissione con uomini in meno la Signora è sopravvissuta. E con un calciomercato che potrebbe ancora regalare altri colpi.

LA DEA SENZA PUNTA, IL DIAVOLO CON UN PUNTO. Il capitolo Milan merita paginate a parte in questa seconda di campionato, anche di più rispetto al pareggio dei bianconeri. Non tanto per l’1-1 finale. No, quello non deve far trarre conclusioni affrettate agli istintivi. Non ci si può certo sbilanciare alla seconda partita, oscillando tra entusiasmi esagerati e depressioni inaudite.

Il pareggio, in rimonta, dei rossoneri a Bergamo non può avere come conseguenza il pollice verso. E’ stata battaglia in campo, e battaglia vera e cruda. Certo, c’è l’amarezza per non aver vinto, ma per come è andata il pari ci sta, è stato meritato da entrambe le squadre e la partita è stata piacevole. Malinovsky, da infortunato e quasi partente verso Tottenham, apre. Il mancino geometrico di Bennacer chiude. Tra tutte, gli uomini di Pioli sono quelli che hanno lottato nella prima vera sfida ostica, trovando davanti la solita Atalanta testarda e determinata, più essenziale e resistente rispetto agli scorsi anni.

Manca una punta”, rivela un indispettito Gasperini in conferenza stampa. E dopo le partenze di Freuler, Miranchuk e Pessina, con un Malinovsky ancora in bilico verso i lidi inglesi e con un De Roon dato per certo per un volo verso Manchester, sembra che il Gasp stia facendo un altro tipo di lavoro con i suoi. Si punta sì al bel gioco, alla rapidità, alle verticalizzazioni veloci, allo sfruttare la fisicità di Zapata. Ma, soprattutto, la Dea sta lavorando su una stabilità degli equilibri a centrocampo e nel filo che lega quest’ultimo con il reparto difensivo. La vittoria cinica a Genova e il pari contro la prima della classe sono 4 punti d’oro. Le altre sono ampiamente avvisate. E’ il buongiorno che si vede dal mattino. Insieme all’amaro e all’oro.

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Matteo Politano Napoli
foto: sscnapoli.it

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