sabato , 24 Febbraio 2024
Ac milan 2022 2023
Foto: acmilan.com

Non è più domenica – Dalla testa alla coda, scontri diretti per non perdere terreno

articolo di Giovanni Pio Marenna

All’ultima giornata di campionato, prima della prima sosta, c’arriveremo scalpitando e fremendo perché si aprirà con uno scontro salvezza (Salernitana-Lecce) e si chiuderà con lo scontro tra titani (Milan-Napoli). La coda e la testa. In mezzo altri due match per risalire lo scivolo (Bologna-Empoli e Spezia-Sampdoria) e altre due sfide dirette per stare a ruota (Udinese-Inter e Roma-Atalanta). Sulla prima sta facendo una fatica da pazzi il Monza di Stroppa, al suo primo punto in classifica conquistato a Lecce più per grazia ricevuta che per meriti effettivi. Lecce che, con Cremonese e Sampdoria, sembra abbia pietre sulla barca che ne appesantiscono la navigazione.

Delle quattro, decisamente meglio la Cremonese, che ha segnato gli stessi gol della Fiorentina (5): robusta, corazzata, a volte cinica, a volte divertente e bella a vedersi. In più la guida di un tecnico come Alvini la sta rendendo veramente simpatica, la Cenerentola che ha bisogno di punti come il pane per salvarsi per una favola che vuole continuare. Bel lavoro!

In cima invece hanno sgobbato tutte per conquistare i 3 punti, tranne l’Udinese che sta vivendo davvero una pagina bellissima della sua storia come non le accadeva da anni. Sudano molto per portarsi a casa il bottino pieno, ma l’obiettivo era solo quello di vincere in questo momento. Milan e Napoli c’arrivano così allo scontro diretto. Con le prime di Champions, con le due punte di diamante entrambe fuori (Leao e Osimeh), con i rossoneri che hanno preso, fin qui (in 6 giornate), più gol del Napoli (6 a 4), con la squadra di Pioli che “ricasca” nuovamente nella piaga degli infortuni che l’anno scorso caratterizzarono la prima parte della sua stagione (saranno “fuori” anche Rebic e Origi). Il Milan sembra ancora avere qualche passo in più delle altre in quanto a compattezza di squadra. E non tanto perché ha la cintura dello scudetto alla vita, ma perché grazie alla posizione di quella vita sembra avere equilibri maggiori tra i reparti. Il Napoli, anche senza Osimhen, può giustiziarla in qualsiasi momento e con qualsiasi tipo di soluzione offensiva. Ci sarà da divertirsi.

MARMO GREZZO. Non s’è divertita invece la Juventus che da “vincere è l’unica cosa che conta” sembra sia passata al “pareggiare è l’unica cosa che possiamo fare”. Zero sconfitte come il trio di testa, ma ben 4 pareggi e sole 2 vittorie. Bottino magro per la squadra di Allegri, che però, indubbiamente, la gara a Salerno, in quel finale catastrofico di arbitro e VAR, l’aveva vinta e s’è vista scippata una vittoria, poiché il gol di Milik era assolutamente regolare. Bonucci, forse addirittura mantenuto in gioco da Candreva, seppur fosse stato in fuorigioco non solo non toccava la palla che era nella stessa direzione del suo salto (fattore non decisivo), ma non disturbava neanche il portiere (fattore ininfluente). Quest’errore arbitrale, però, fissa un alibi grande così rispetto alla prestazione incolore e inodore dei bianconeri, di cui si sta parlando poco. Kostic sembra l’ombra di sé stesso, Vlahovic quando non supportato sparisce e viene azzannato, McKennie e Cuadrado molto legnosi, reparti disordinati. Praticamente un disastro. Perché se è vero che la Salernitana di Nicola ha lottato e non ha sfigurato, né meritava di perdere all’ultimo secondo, è oggettivo affermare che i problemi dell’anno scorso della Juventus non sono affatto spariti. Nel contempo sono sparite anche le vittorie. Come dire, un marmo che Allegri proprio non riesce a scolpire. E quella sì che è l’unica cosa che conta.

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