lunedì , 5 Dicembre 2022
Ac milan 2022 2023
Foto: acmilan.com

Non è più domenica – “Dà la mano?”. Sì, il Milan la dà per provare a tirare giù dalla torre il Napoli

articolo di Giovanni Pio Marenna

Come si riparte prima dell’inizio del turno infrasettimanale, a meno 2 giornate dalla mega pausa che, con molta probabilità, potrebbe far ripartire un campionato diverso a gennaio? Diverso, ma certamente con dei parametri che, certamente, saranno fissi. O, per lo meno, si ripartirà proprio da essi. Uno su tutti, lo strapotere del Napoli, che ha suonato la “nona” a Bergamo (e che melodia!), impegnato oggi contro un Empoli (il suo amato Empoli, quello di mister Spalletti) in ripresa, ad un punto dal Sassuolo.

Non ce n’è per nessuno. E’ la miglior squadra in questo momento in Italia, una delle migliori in Europa a giocare, segnare, divertire, ad avere ricambi giusti in ogni reparto, anche ad usare prudenza e cautela quando occorre, condendo anche quella con chili di bellezza e litri di sacrificio. E qui la mano, anzi le mani di Spalletti, sono un toccasana unico su questo. Non solo Kvara, dunque. Tutti gli altri, Osimhen in testa, ci stanno dimostrando con velocità, caparbietà, geometrie al bacio e carica a pallettoni che vogliono vincerle (anche possibilmente tutte) per vincere, per portarsi a casa una o più reliquie da portare in processione al Maradona.

Il Milan di Pioli è senz’altro un altro punto fisso, inamovibile e saldo. Perché quando una squadra non è proprio al top del top ed ha la meglio di uno Spezia affamato e non facilmente addomesticabile, e beh, tanto di cappello. Anche se il gol è arrivato a tempo quasi scaduto. Predominio mastodontico quello dei rossoneri, senza dubbio signori incontrastati dei terreni sognati dagli azzurri.

Terza ed ultima certezza, l’andamento tra l’ondulatorio e il sussultorio della Roma di Mourinho. Con Dybala una sorta di equilibrio (anche se precario, ma s’intravedeva), di stabilità quantomeno che teneva insieme e dritti i piedi a terra, una specie di postura che non barcollava tanto stava venendo fuori. E’ vero che il derby è derby e che uno scontro con una delle cosiddette big resta pur sempre uno scontro frontale. Ma se si ambisce a qualcosa di alto, qualcuno degli dei va per forza buttato giù dall’Olimpo, gettato di sotto per prendere il suo posto.

Altrimenti il rischio è che tutto il lavoro diventi come in quel famoso tormentone che Paolo Villaggio proponeva ad ogni Fantozzi e non solo. “Dà la mano? No, non dà la mano!”. Chi ha ben compreso che scalzare i diretti concorrenti è vitale è Allegri. Reduce dall’eliminazione dalla Champions, forse più carico di prima, certamente adesso, che ha recuperato Chiesa, acquisito la sicurezza di Rabiot e guadagnato la freschezza dirompente dei giovani, con qualche consapevolezza in più. Da quella torre ci ha scaraventato Inzaghinho. Non sono, nessuna delle due, ancora una certezza, Juventus e Inter. Ma fatali contendenti ancora in agguato, sì.

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