lunedì , 22 luglio 2019
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Mauro Del Bue: “Mapei stadio modello? C’è ancora molto da fare”

Il Mapei Stadium, di proprietà del Sassuolo Calcio, fu costruito nel 1994 ricalcando il modello inglese di stadio per garantire al pubblico un’ottima visibilità da tutti i settori. Nel 2013 la Mapei diventa proprietaria dell’impianto avviando un vasto progetto di ammodernamento. E’ stato fatto tanto, ma c’è ancora tanto da fare, la stessa società neroverde sul proprio sito ufficiale si pone l’obiettivo di rendere il Mapei Stadium “una coerente evoluzione di quel modello di stadio polifunzionale”, questo quanto si legge:

Oltre all’obiettivo di rappresentare l’accogliente e funzionale casa dei tifosi del Sassuolo e della Reggiana, il Mapei Stadium vuole tornare a essere anche un punto di riferimento di tutto il movimento calcistico del territorio, un luogo vitale anche oltre gli eventi partita, che sappia dialogare con le altre strutture dell’area: una coerente evoluzione di quel modello di stadio polifunzionale – primo esempio assoluto in Italia – con cui fu concepito fin dalle sue origini.

Il Mapei Stadium è uno stadio modello? Non del tutto, secondo l’On. Mauro Del Bue, c’è ancora molto da fare per vantarsi di uno stadio modello. Vi riportiamo di seguito un articolo scritto da Del Bue, che per chi non lo sapesse, prima di essere un politico e un giornalista, è uno storico e un tifoso della Reggiana. Buona lettura.

Stadio modello?

On. Mauro Del Bue

Al convegno reggiano dell’èlite del calcio italiano, presenti tra gli altri il sottosegretario con delega allo sport Giorgetti e il super questore e capo attuale della polizia Gabrielli, si è seminata un po’ di confusione.

Giusto parlare bene del nostro stadio, che Franco Dal Cin volle costruire in questo modo nel lontano 1994 con l’aiuto di 1500 tifosi reggiani e di qualche azienda privata e cooperativa. Ma restano alcune ambiguità da risolvere.

Quando si parla di stadio senza barriere si falsifica la realtà. Tranne che dinnanzi alla tribuna, negli altri tre settori esiste ancora il fossato, che di tutte le barriere è forse la più evidente. Senza barriere o quasi è lo stadio della Juve, quello dell’Udinese, non il Mapei Città del Tricolore.

L’unica barriera che qualche anno fa è stata tolta è la rete protettiva dinnanzi alle due curve. Se il Mapei è uno stadio modello perché ancora non sono state concesse le due capienze effettive nel settore dei distinti o tribuna ovest come adesso si chiama e in quello della curva nord o tribuna nord?

Oggi manca la concessione di una agibilità completa di 8200 posti alla prima e di 5000 alla seconda, che ricordo di avere chiesto alle autorità competenti quando ero assessore allo Sport per ottenere la capienza definitiva di 25mila posti contro i 21.700 attuali e che mai è stata concessa. Da ultimo, il tema della copertura integrale.

Per essere uno stadio modello, come quello di Juve e Udinese, ma anche di Spal, Torino, Genoa e Sampdoria, lo stadio dovrebbe essere tutto coperto, ma non è così. Le due curve, o tribune sud e nord, sono interamente scoperte e anche un intero settore delle altre due, la parte bassa dei distinti e della tribuna, è senza copertura e quando piove la gente si bagna.

Diamo atto dei tanti investimenti decisi da Mapei sullo stadio di Reggio, a cominciare dal magnifico terreno, ma l’eliminazione del fossato, la completa capienza e la copertura dell’intero stadio mi paiono obiettivi non più rinviabili per vantarsi di uno stadio modello.

di Mauro Del Bue

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