domenica , 1 agosto 2021
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foto: LaPresse

Manuel Locatelli si racconta: “Il primo impatto con il Sassuolo non è stato bello, ma è grazie all’ambiente se sono cresciuto”

Manuel Locatelli si è raccontato a 360 gradi in due puntate di “Nero&Verde“, l programma TV settimanale realizzato in collaborazione con TRC e Telereggio. Il centrocampista, fresco di convocazione in nazionale, ha ripercorso la sua carriera passo dopo passo partendo dal primo allenamento a Milanello fino agli obiettivi del 2021. Ecco le parole del Loca.

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Un investigatore privato: “Ho il calcio in testa da quando ho tre anni, da quando ho iniziato a capire cosa fosse il calcio. Non nego che il lavoro dell’investigatore mi è sempre piaciuto: guardavo film e serie tv con investigatori e agenti dell’F.B.I. Ero talmente fissato che mi ero fatto un marsupio con scritto “Agente F.B.I. Manuel Locatelli”, ora i miei parenti mi prendono ancora in giro per questa cosa. Fortunatamente ho avuto la fortuna di giocare a calcio ed è diventato il mio lavoro. Guardavo spesso la Signora in Giallo e la figura del poliziotto Amos mi ha sempre ispirato. E’ più una figura dei film americani che uno tutto preciso”.

La chiamata del Milan: “E’ stato un momento particolare perché a Bergamo mi trovavo benissimo. Sono arrivato lì a 6 anni e ci eravamo fatti la squadra: ero diventato amico dei miei ex compagni e quando arrivò la chiamata del Milan era un momento in cui ero un po’ titubante perché era un salto importante e mi allontanavo da casa. E’ stato sicuramente un momento emozionante e in questa scelta mi hanno consigliato molto i miei genitori perché a 11 anni ero completamente affidato a loro. Sono venuti a casa mia a parlare e mi hanno detto che sarebbe venuto il Milan a parlarmi, sono sbiancato. Abbiamo fatto una cena, i miei genitori si sono convinti e abbiamo preso questa decisione”.

Il primo allenamento a Milanello: “E’ stata un’emozione incredibile. Avevo 16 anni e Allegri mi chiamò a fare allenamento con la prima squadra, Galli mi disse che dovevo allenarmi con loro. C’erano Kaka, Robinho e De Jong. E’ stato qualcosa di emozionante che mi terrò per tutta la mia vita. C’erano anche Madri e Montolivo. Ale (Matri, ndr) venne a parlarmi a fine allenamento e mi ha fatto i complimenti. Il momento in cui sono entrato in campo e il mister parlava mi sono guardato in giro e mi sono chiesto cosa c’entrassi in quel posto. L’emozione è stata veramente tanta. Mi ricorderò sempre quando durante la partitella Montolivo mi ha detto di marcare Kaka sul calcio d’angolo. Ho cercato di non pensarci, mi sono allenato e alla fine è andato tutto bene”. 

Il primo contratto da professionista: “L’attimo del mio primo contratto da professionista me lo ricorderò sempre perché eravamo io e i miei genitori: prima di firmare il mio procuratore era andato a vedere se fosse tutto a posto, perché prima la sede era in Viale Turati, e noi eravamo nel parco che aspettavamo l’ok di entrare. Eravamo tutti tesi ed è stato emozionante. Siamo saliti, c’era il Dottor Galliani, persona che stimo profondamente e che è stato molto importante per me, che mi ha dato la sua penna, perché lì funzionava così, per firmare. Quella penna la conservo ancora oggi a casa”. 

L’esordio in Serie A: “E’ stato contro il Capri a San Siro. Emozione incredibile perché esordire a San Siro è meglio che esordire fuori casa: ci sono i tuoi tifosi ed è bellissimo. Mister Brocchi mi chiama e mi dice di giocare tranquillo. Vado a bordo campo e Vittorio Mentana, il team manager, mi dice “questa volta è vero, goditi tutto” perché la volta prima con la Juve ero andato vicino ma poi ero tornato in panchina. Mi ricordo che è uscito Poli e San Siro mi ha applaudito come segno d’incoraggiamento. E’ stato veramente bellissimo”. 

Locatelli esordio Milan
Foto: Gazzetta.it

Il primo gol in Serie A: “Il destino ha voluto che lo facessi al Sassuolo. Eravamo sotto, entro, riusciamo a pareggiare con il mio gol e il momento in cui calcio non penso a niente. Guardo la palla che va sotto l’incrocio, sento il boato del pubblico, comincio a correre perché sono emozioni e momenti che non riesci a descrivere. Ci sono ottantamila persone che urlano con te: non ci ho capito niente, ho corso nella mia metà campo e i miei compagni mi hanno sommerso. Partita vinta 4-3, un momento bellissimo. Dopo l’intervista sul campo sono tornato nello spogliatoio e tutti i miei compagni mi hanno picchiato per festeggiare. E’ stato bellissimo, tutti i miei compagni mi hanno fatto i complimenti”. 

Il gol contro la Juventus: “Per la partita che era il momento del gol è stato molto più bello di quello del primo gol in Serie A. Sono riuscito a fare quel gol, la partita è finita 1-0. L’esultanza è stata del tutto casuale, il pubblico era in estasi. E’ stato tutto bellissimo, un film perfetto“. 

L’addio al Milan: “Quando mi hanno detto che avremmo dovuto prendere due strade diverse è stato devastante perché girava la voce che volessi cambiare. I dirigenti del Milan mi hanno detto che non facevo più parte del progetto su una panchina di Milanello, è stato un momento devastante per me. Mi ricordo che nel tragitto in macchina ho pianto, è stato devastante ma mi ha aiutato perché ho capito che dovevo cambiare”. 

In viaggio verso Sassuolo: Il mio viaggio verso Sassuolo non è stato oro, il primo impatto non è stato bellissimo. L’esperienza di allenarmi in un centro sportivo non al top come il Ricci mi ha aiutato perché al Milan ero sempre abituato ad avere tutto subito, mentre lì la cosa bella che rimane sono le belle persone che ci lavorano. Boateng è venuto da me e mi ha abbracciato dicendomi che dovevo dimostrare chi fossi. Il mister mi ha portato subito nel suo ufficio per parlare. L’impressione era che ci fosse già un grande spogliatoio”. 

L’errore di Napoli: “E’ stato bruto perché doveva essere il mio anno del rilancio. Non è stato facile sbagliare, pensavo di tornare in un vortice di negatività, invece sono stato abbastanza bravo insieme al mister e ai miei compagni a tenermi su di morale. Non è stato un bel momento ma sono errori che possono capitare”. 

Un sostegno per crescere: “Il mister ha un ruolo fondamentale per me perché mi ha cambiato, mi ha fatto giocare e mi ha dato delle delusioni. L’ho detto più volte: abbiamo litigato però ha sempre creduto in me. Quando sono arrivato mi ha voluto lui e mi ha sempre dato l’idea di aver fiducia in me. Questo sicuramente è stato molto importante perché quando alla domenica sai giocare e non fai bene sai che il mister ha molta fiducia in te. Il mister è stato molto importante. Io mi sono fatto un esame di coscienza: dovevo cambiare perché non era possibile che non fossi costante. Mi sono detto che se non fossi cambiato, sarei rimasto un giocatorino. Peluso, Matri, Berardi, Consigli e Magnanelli sono stato fondamentale per me, mi hanno aiutato molto. Quando sono arrivato stavo molto sulle mie e loro hanno fatto da chioccia. Mi hanno anche difeso con il mister in alcune situazioni da campo. Tutto questo ha fatto sì che maturassi. Devo dire grazie anche alla mia famiglia che c’è sempre stata. Per avere il massimo, devi avere introno a te il massimo“. 

Locatelli e De Zerbi
Foto: Sassuolo.it

L’ambiente neroverde: “Il fatto che mi sia calato bene in questo ambiente va di pari passo con le persone che ci sono qua. Ho trovato persone d’oro: qui c’è spirito di famigliarità e questo mi ha aiutato a calarmi nella parte. E’ un mix perfetto”. 

Il leone di Napoli: “Quest’anno con il Napoli ho battuto il mio primo rigore da professionista in Serie A, ho fatto gol e abbiamo vinto la partita. Dovevo battere io il rigore perché mancavano Berardi, Caputo e Djuricic. Ero anche capitano in quella partita: mi sono detto che se voglio essere leader devo farmi vedere nelle partite in cui la posta in gioco è alta. Ho preso la palla e mi sono preso questa responsabilità. L’esultanza, oltre alla gioia, è uno sfogo di questa voglia di fare gol e di portare a casa la partita”. 

L’esultanza con i compagni: Mi piace esultare con i miei compagni perché sono veramente felice per loro. Sono felice perché qui ci sono solo brave persone e mi piace andare ad esultare con loro quando segnano”. 

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La carica dei numeri: Le statistiche che mi premiano sono una positiva per me. Non ci do troppo peso perché poi devi dimostrare. Cerco di farlo in ogni partita e in ogni allenamento. Se le mie statistiche sono così alte è perché il merito è della squadra e del gioco che abbiamo che le esalta. E’ perfetto per me: mi piace toccare tanti palloni ed essere al centro del gioco. Spero di continuare così”. 

La convocazione in nazionale: “Ero sul divano con la mia ragazza e dei nostri amici, ho visto le convocazioni e mi sono messo a piangere. Erano lacrime di gioia perché, nonostante la giovane età, ho vissuto momenti davvero difficili e perché aver tutto subito non è stato semplice per me. E’ stata una liberazione, lo sognavo da bambino. Mi dicevano che la meritavo ma aspettavo l’ufficialità. Ho chiamato i miei genitori e in cinque minuti non ci siamo detti niente, abbiamo solo pianto. Vivo di emozioni, anche questo è il bello del calcio”. 

Titolare in azzurro: “Eravamo in Olanda e nessuno mi aveva detto che avrei potuto giocare. Quando ho letto la formazione titolare mi sono venuti i brividi. Avevo il sentore al mattino perché mi avevano detto qualcosa sulle palle inattive, ma l’ufficialità è arrivata quando hanno dato la formazione. Prima della partita mister Mancini mi ha tranquillizzato e lo ringrazierò per tutta la vita perché oltre ad avermi regalato il sogno più bello le sue parole mi hanno contemporaneamente caricato e tranquillizzato. Mi hanno trattato sin da subito come uno di loro e questo è stato molto bello. Appena sono uscito tutta la panchina è venuta ad abbracciarmi”. 

locatelli nazionale
Foto: CalcioMercato.com

L’assist a Berardi: “E’ stato un momento bellissimo perché la partita era combattuta e abbiamo vinto 2-0. Io e Dome (Berardi, ndr) ci troviamo benissimo in campo, abbiamo legato subito quando sono arrivato. I compagni ci dicono che abbiamo portato il Sassuolo in Nazionale“. 

Sicurezza e consapevolezza: “Da quando sono qua sono cambiato molto sia come persona che come giocatore. Ho capito dove posso arrivare e cosa posso ambire, ho guadagnato in sicurezza e in consapevolezza dei miei mezzi”. 

Il mondo del calcio: “Non è così vicino come lo sognavo da bambino. La cosa più importante è non dar niente per scontato perché nel giro di un giorno puoi passare dall’essere considerato fortissimo all’essere scarso. Devi essere umile e avere equilibrio. Non so se questo sarà il mio ultimo anno a Sassuolo ma vedremo cosa mi riserverà il futuro. Sogno di fare un bell’Europeo e di essere importante per questa squadra”. 

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Riguardo Martino Cozzi

Appassionato di calcio sin da piccolo. Ha trovato in Canale Sassuolo la redazione su misura per lui nella quale poter coltivare il suo sogno: vivere raccontando il gioco più bello del mondo!

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