domenica , 27 settembre 2020
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Eusebio Di Francesco e Giovanni Carnevali
Giovanni Carnevali con Eusebio Di Francesco (foto: sassuolocalcio.it)

Giovanni Carnevali spiega il “metodo Sassuolo”

Talvolta, è bello leggere o sentire interviste alternative e originali: è questo il caso della redazione di Io Gioco Pulito, del network de Il Fatto Quotidiano, che ha confezionato un bel servizio riguardante il metodo Sassuolo andando ad interpellare uno dei suoi artefici, vale a dire Giovanni Carnevali.

Lei che ha provato entrambe le esperienze, ci può dire quali sono le principali differenze tra la gestione di un’azienda normale e un’azienda sportiva professionistica di alto livello?

Ho fondato la Master Group Sport per avviare una mia attività che toccasse sia l’ambito sportivo che quello del marketing e della comunicazione. Prima del 1996, tuttavia, avevo già lavorato nel mondo del calcio nel Monza (con Giuseppe Marotta), nel Como e nel Ravenna. Dal 2014, infine, sono Amministratore Delegato del Sassuolo. Premesso questo, posso dire che non ho riscontrato alcuna difficoltà o differenza nell’intraprendere la carriera nel management sportivo rispetto ad una normale azienda: questo perché la proprietà del Sassuolo vuole gestire la società come un’azienda. Una volta assodato questo, per me è sicuramente più facile poter disporre anche delle esperienze maturate nel passato.

Cosa manca, secondo lei, alla Serie A per raggiungere, a livello societario, i fatturati delle squadre di Liga, Premier e Bundesliga?

Ci vorrebbe tempo per rispondere; sintetizzando, ci sono quattro parametri chiave da seguire: programmazione, progettualità, idee nuove e voglia di fare. Molte società vedono soltanto i guadagni che possono percepire nell’immediato, senza costruire perciò un progetto a lungo termine. La confusione si vede anche in Lega: molte riforme restano in cantiere perché non c’è chiarezza e ciò non aiuta a portare a casa i risultati.

Quanto vi ha reso orgogliosi un’annata del genere e quanto vi stimola in vista dei prossimi impegni?

Ciò che ha fatto il Sassuolo nella stagione 2015/2016 è qualcosa di sorprendente. Siamo fieri anche del lavoro che sta dietro i riflettori, invisibile ma immenso. La proprietà solida che abbiamo alle spalle ci permette di avere uno stadio di proprietà che ha ospitato eventi del calibro della finale di Champions League femminile e delle fasi finali del Campionato Primavera; anche questi fattori hanno contribuito a rendere l’annata straordinaria.

Il Sassuolo sta correndo troppo in fretta o la crescita rientra nei parametri previsti?

Il nostro percorso si deve avvalere di una società sana, con i bilanci a posto e con il progetto dei giocatori italiani in pole position. Per noi, la crescita è avere 25 giocatori di proprietà senza prestiti, a differenza di tre anni fa.

Eusebio Di Francesco e Giovanni Carnevali
Giovanni Carnevali con Eusebio Di Francesco (foto: sassuolocalcio.it)

 

Su cosa devono puntare società piccole come il Sassuolo per sopprimere il disavanzo con le big della Serie A?

La società rappresenta una città di appena 40mila abitanti. Il Sassuolo è nell’ultima fascia per quanto riguarda i ricavi dai diritti televisivi: ciò non comporta soltanto una differenza con le big, ma anche con le squadre di fascia media. Per fortuna, la proprietà solida che abbiamo dietro ci permette di lavorare con tranquillità. Abbiamo potuto mettere in piedi questo progetto grazie al nostro mister Eusebio Di Francesco, che ha rinnovato per altri tre anni con noi: è la nostra vera forza, ci ha permesso di far migliorare molti giocatori. C’è un grande feeling tra noi due, anche perché, avendo coperto dei ruoli dirigenziali in passato (team manager alla Roma), riesce a cogliere al volo alcuni aspetti societari che altri allenatori non capirebbero da subito.

Si può dire che il progetto Sassuolo sia iniziato con il ritorno di Di Francesco nel marzo 2014?

Senza dubbio, quell’avvenimento ne ha determinato la svolta, ma il Sassuolo aveva una sua linea già da prima che arrivassi io: si vede dalla filosofia che li ha portati alla scalata dalla C alla A.

Il Sassuolo ha molti giocatori scuola Roma nella propria rosa: Pellegrini, Politano e Mazzitelli. Dopo averli visti all’opera al Mapei Stadium, vi siete interessati a qualche altro giocatore della Roma Primavera?

I giovani interessanti sono sempre sotto il nostro mirino. Sia Politano che Pellegrini, quest’anno, hanno fatto una grande stagione; Mazzitelli viene da un’altrettanto buona annata al Brescia. Grazie al “metodo Sassuolo”, che sta sempre più spopolando in Italia, anche i calciatori stanno venendo a conoscenza del progetto della società e desiderano quindi venire a giocare da noi.

Sabatini ha affermato di essere costretto a pescare talenti dall’estero perché in Italia non ce ne sono. Lei crede che sia soltanto una scusante o condivide il pensiero?

In ogni ambito, serve avere esperienza. Non solo i giocatori, ma anche noi dirigenti siamo cresciuti in questi tre anni. Salire direttamente in Serie A non è semplice per i giovani di Juve e Roma, sono due maglie pesanti da indossare. Qui a Sassuolo ci sono meno pressioni, può essere un ponte tra Primavera e prima squadra.

Il campionato 2016/2017 è già deciso per via dello strapotere della Juventus?

Non credo si possa affermare di scudetto già assegnato, ma senza dubbio la Juventus è la società meglio strutturata della Serie A. Credo che ci sia così tanta differenza tra le varie squadre per via dei diritti televisivi: in Serie A la forbice è molto più ampia che negli altri campionati; ciò sfavorisce la competitività e di conseguenza l’appeal. Dobbiamo prendere spunto dalla ripartizione degli altri campionati. Deve essere la Lega, cioè il consiglio di tutte le società, a prendere le decisioni: se ognuno pensa al proprio orticello, non si va da nessuna parte. Bisogna essere imparziali, per il bene del calcio; non sarebbe male implementare un management in grado di stabilire l’interesse collettivo rispetto a quello della singola società.

La prossima stagione sarà un banco di prova per tutti, da Di Francesco al Sassuolo.

Sarà un grande impegno, ma l’esperienza non farà altro che bene per il futuro.

Il Sassuolo è entrato con pieno merito nel calcio dei grandi: crede che ciò potrebbe ledere alcuni rapporti floridi che la vostra società ha con le grandi squadre?

Se ciò accadesse, saremmo felici perché vorrebbe dire che abbiamo ottenuto ciò che volevamo. Il nostro progetto si rivolgerà sempre più anche a livello internazionale: basti vedere la cessione di Vrsaljko all’Atletico Madrid, società con la quale abbiamo anche firmato un accordo di collaborazione.

 

 

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Riguardo Gabriele Boscagli

Gabriele Boscagli
Appassionato di calcio, ha deciso di condividere la passione per il Sassuolo con noi di Canale Sassuolo. In redazione è il pilastro del settore giovanile. Per contattarmi scrivere a settoregiovanile@canalesassuolo.it

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