venerdì , 2 Dicembre 2022
intervista frattesi
foto: sassuolocalcio.it

Frattesi: “Dionisi ha cambiato modulo per me, la sua fiducia qualcun altro non me l’avrebbe data”

Davide Frattesi è stato intervistato da Cronache di Spogliatoio, in un’intervista a tutto tondo.

Si parte parlando di ruolo: “Ho cambiato ruolo rispetto all’anno scorso e questo è l’aiuto che mi è stato dato quest’anno. L’anno scorso giocavo a due ed era un po’ più difficile fare gol. Come mezzala ho più libertà e mi è espressamente richiesto dal mister di attaccare l’area avversaria. L’anno scorso cominciavano i litigi quando andavo più avanti. Poi sono cresciuto a livello di inserimenti e quindi la palla mi arriva più volte. Tutto parte dall’inizio del campionato, il mister ha detto di stimarmi e considerarmi una delle mezzale più forti del campionato e mi ha detto ‘cambio modulo per te‘. È stato un attestato di stima importante. Ripensandoci, nel mio ruolo, un anno da mezzala mi serve. Tra i ruoli del centrocampo fare il play basso è quella che riesco a far meno, ma mezzala o trequartista sì, riesco meglio. Poi se si vuole giocare in una squadra che fa più competizioni bisogna essere pronti a tutto”.

Le preferenze ci sono: “Io preferisco giocare sui duelli, nelle squadre che giocano a uomo, giochi uno contro uno a tutto campo. Se ti seguono a uomo ti devi muovere prima, hai possibilità di manovra diverse e di fare finte. Hai una frazione in meno di secondo per pensare ma se ti si apre il campo puoi far male. Devi però stare attento a non sbagliare. I complimenti di De Roon? Lo ringrazio, è meraviglioso. Lui è uno tosto, la sua è una qualità. I suoi sono consigli da ascoltare”.

I commenti su di lui sono tanti: “Centrocampista box-to-box? È una caratteristica su cui mi posso costruire meglio, insieme agli inserimenti. Saltare l’uomo, aspettare i tagli, è una caratteristica importante. Posso migliorare in certe situazioni solo ritrovandomele in campo. Poi quando sbaglio qualcosa cerco di andare in allenamento e di riprovarla mille volte. Fa parte del percorso di crescita. Col calendario nuovo giocheremo ogni tre giorni e il modo migliore per migliorare è giocare. Però io non ho mai fatto le competizioni europee che magari sono più pesanti ad andare all’estero e sono più stancanti”.

A livello fisico sta finalmente meglio: “Ora sto bene, non ho più crampi al settantesimo. Con Dionisi ho un rapporto fatto di stima. Mi ha dato fiducia, mentre qualcun altro non me l’avrebbe data o non me l’ha data in passato. Devo solo ringraziarlo. Io potevo arrivare in una big già l’anno scorso ma magari non ero pronto al 100%. Io voglio arrivarci al 100% e probabilmente quest’anno serve proprio a questo”.

Davide non dimentica da dove viene: “Essere di Fidene vuol dire che un po’ le cose te le devi guadagnare. Poi alla fine il mio modo di essere e di fare è dato dal venire dalla borgata, probabilmente è stata anche la mia fortuna. Poi la cosa si riflette nella vita, nell’essere sveglio. Ora Fidene è una zona più tranquilla, però qualche tempo fa non lo era. Avrei potuto fare scelte sbagliate ma i miei genitori ci sono stati sempre dietro, molto presenti. Io sono stato sempre coi paraocchi sul calcio, non mi interessava altro. Mi sento un ragazzo di periferia. Poi avrò qualche idea per Fidene, ne parlavamo con Scamacca, a fine carriera vorremmo fare qualcosa tutti insieme coi miei amici di là. Io volevo sempre dimostrare qualcosa a qualcuno, anche a scuola, l’ho sempre fatto. Io sono troppo fissato sul fare sempre qualcosa di più”.

In mezzo una costante, il rapporto con Scamacca: “Scamacca mi veniva anche a vedere quando giocavo a tennis, alla Lazio, da piccolo. Giocavo anche a tennis, ci ha provato anche lui ma non c’è riuscito. Però a padel è bravissimo. Dal tennis non ho preso né calma né tranquillità. Sbattevo le racchette di continuo. Con questa mentalità forse avrei potuto fare il professionista ma non so quanto avrei potuto far bene. È più competitivo del calcio, sei uno contro uno. La casa dove vivo è ancora quella dove vivevo con Scamacca. Con lui ci siamo divertiti molto, specie durante il periodo Covid, lo abbiamo passiamo insieme. Su 24 ore ne giocavamo 18 alla PlayStation. Chi è più forte? Io… non c’è proprio paragone. Io e lui abbiamo giocato in tre club insieme e poi tutto il percorso in nazionale, sempre compagni di stanza, è un fratello aggiunto. Lui nonostante il suo impatto fisico, è un pezzo di pane. È stato bello crescere insieme. Spero di tornare a giocare con lui nel club, sarebbe bello… non so dove. È l’attaccante italiano più forte. Basta vederlo. L’anno scorso lo ha dimostrato, come qualità pura. È forte di testa, di tiro, nell’attaccare la profondità, sta cominciando a essere più cattivo. Non ha ancora la cattiveria di Vlahovic né attacca bene come Immobile ma se capisce delle cose diventa il massimo. Trovare un attaccante con tutte queste qualità non è facile…”

Poi parla di una nota dolente: “Quell’intervista dove ho detto di aver fatto un ritiro da schifo? Il mio modo di parlare è questo, mi piace la sincerità, altrimenti ci raccontiamo bugie. Se mi intervistano è perché vogliono sapere qualcosa. Ho detto la verità. La gente deve sapere che sono sincero e che ho detto ciò che pensavo veramente. Ho chiamato Galliani due anni fa dicendogli di sentirmi pronto per la serie A e di voler restare a Sassuolo. Lì ho avuto un attimo di tentennamento. Io e lui abbiamo un bel rapporto, a Galliani piaceva raccontare le sue storie, specie in aereo. Sono stato male perché a Monza si era creato qualcosa con tutto l’ambiente. È stata una telefonata tosta”.

Ora però ha dimostrato quanto vale: “Dimostrare di essere pronto per la Serie A? Lo si fa solo in campo. Credo sia per questo che Dionisi mi ha voluto far rimanere. Anche all’inizio si parlava di andare via. Ma dopo il primo ritiro mi hanno fatto rimanere. Volevo dimostrare di poter stare negli undici. E questa incazzatura poi la portavo in campo. Inizialmente è stato apprezzato il fatto di voler dimostrare qualcosa. Poi giocando si è fatto il resto”.

Quest’anno a Sassuolo una nuova punta: “Pinamonti fa più sponda di spalle rispetto a Scamacca, mi piace dargli palla in corsa. Lui è bravo e a me piace giocare così. Scamacca è più bravo a verticalizzare. Quest’anno ad Andrea arrivano tante pallacce rispetto a come arrivavano a Gianluca l’anno scorso. Sono sicuro che ci darà una mano come ci sta già dando. Sta facendo un lavoro che un altro attaccanto non farebbe. Questo lavoro lo ripagherà. Quando semini raccogli. C’è bisogno di un po’ di tempo. Senza gli spazi che crea non ci sarebbero i miei inserimenti. L’attaccante, quando fa movimento si brucia un’opportunità. Mentre io, arrivando da dietro capisco come inserirmi e quando arrivo lì ho diverse opzioni: staccare, fermarmi e riaccelerare come con il Verona. Io parto con in testa un’idea ma dipende anche dai movimenti degli altri. Bisogna fare una scelta. Se va bene, ok, sennò amen”.

Poi sugli avversari con cui gli piace duellare: “Theo Hernandez è fortissimo. Fare i duelli con lui mi gasa proprio. Io non vedo l’ora che parte, di vedere chi tiene di più. Sono venuti fuori bellissimi scontri. Lui ha passo e fisico. È straripante da entrambi i punti di vista. Quando parte a me scatta qualcosa. È il duello più bello che possa esserci, lo farei sempre. Anche Leao, ma lì è un’altra cosa. Lui è in grado partire da fermo, non si controlla, è disarmante. È difficile preparare una partita contro questi giocatori, dovresti mettergli due giocatori addosso. Fanno la differenza. Negli inserimenti il mio modello è Barella, poi Perrotta e Marchisio tra chi non è più in attività”.

Il sogno azzurro e De Rossi: “Bellissimo arrivare in Nazionale, è stato il coronamento di un sogno. Trovare De Rossi da compagno a mister, come con Magnanelli qui, è un’emozione. È una bella persona, un leader, uno che quando parla lo ascolti. Lo guardi come un bambino guarda il padre. Da mister lo vedo benissimo. I play di centrocampo secondo me sono quelli che hanno più futuro come allenatori. Lo vedo bene, anche come motivatore. È tranquillo ma se s’incazza…”

Poi un commento su Raspa: “Su Raspadori sarei sorpreso 10 per l’impatto ma conoscendolo ha fatto ciò che mi aspettavo. Lui non è alto due metri, è piccolo ma ce la fa. È forte di destro e sinistro, è un ragazzo bravissimo. Sempre tranquillo. Lavora lavora lavora, sta concentrato tutta la settimana. Sono contento per lui e ha dimostrato di essere pronto anche a Napoli”.

Infine un commento su come si vede da qui a 10 anni: Da qui a 10 anni vorrei avere tanti trofei in bacheca. Mi vedrei a giocare in un centrocampo a due. Poi le qualità fisiche verranno un po’ meno e ci sarà bisogno di esperienza. A due è più divertente. Da mezzala tocchi più palloni. Ma l’anno scorso mi divertivo. Con Maxime giocavamo tantissimo la palla, era divertente. Tra 10 anni tornerei a fare ciò che all’inizio odiavo. Io non volevo rimanere a Sassuolo perché giocavamo a due. Volevo andare via, pensavo di non avere le caratteristiche giuste. Poi vedevo Lopez ed è iniziato il mio percorso di restare in campo. I compagni mi hanno dato una grossa mano facendo uscire qualità che non credevo di avere”.

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Riguardo Giuseppe Guarino

Giornalista beneventano ma neroverde, mancino e grafomane. Sempre attento a tutto ciò che gli cambia attorno, ma con leggerezza. Prova a dare la sua visione sul mondo del Sassuolo

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