mercoledì , 7 Ottobre 2026
alberto aquilani sassuolo
foto: sassuolocalcio.it

Alberto Aquilani, voglia di giocarsela in neroverde al massimo livello

Nome Alberto, cognome Aquilani, segni particolari, desiderio di lasciare a Sassuolo un’impronta marcata. E, sino a questo momento, sulla panchina che detiene da inizio stagione, pare ci stia riuscendo davvero avendo portato la squadra a sette punti, facendola segnare a dovere con otto reti ovvero il doppio di quelle dello scorso campionato dopo la quarta giornata e frequentare la zona buona della classifica. Insomma, Aquilani a Sassuolo ha già dimostrato di che pasta sia fatto e di volersi ritagliare una stagione di eccellenza.

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Un’ampia esperienza sul rettangolo verde

Prima di cominciare a vedersi le partite dalla panchina, ovvero in qualità di allenatore, Aquilani ha masticato parecchia esperienza sul rettangolo verde e non esattamente con squadre di secondo piano: Roma, Liverpool, Juventus, Fiorentina e Milan sono tra le sue frequentazioni più eccellenti. Centrocampista e trequartista d’assalto, aveva una grande propensione a distribuire il gioco ma non disdegnava anche di profanare le porte avversarie. Prima di appendere le scarpe al chiodo con un’esperienza con gli spagnoli del Las Palmas nella stagione 2017-18, Aquilani frequentò da calciatore anche Sassuolo lasciando un’impronta di sedici presenze. E chissà se avrà allora pensato che, un giorno, di quel Sassuolo sarebbe diventato il conducator tecnico. Come allenatore è stato indicato durante l’estate come vicino al Torino ma ha poi scelto di percorrere la strada che conduce all’Emilia. Ha lasciato il calcio giocato dopo aver creato un “tesoretto” di 469 partite ( di cui 264, con 26 reti e 17 assist in serie A) , 45 reti e 42 assist complessivi frequentando il rettangolo verde per oltre 30 mila minuti. Tra i suoi trionfi, due Coppe Italia, una Supercoppa Italiana, tutti con la Roma, una Supercoppa del Portogallo con lo Sporting Lisbona e un campionato europeo con l’Under 19 azzurra. Per lui anche un bronzo in Brasile nell’edizione 2013 della Confederations Cup. Con la nazionale azzurra scese in campo in trentotto occasioni segnando cinque reti. Al termine della stagione 2017-18 decide di appendere le scarpe al chiodo e di dare il via alla sua seconda vita come allenatore.

Spes Montesacro, poi Trastevere e ritorno alla Fiorentina

Aquilani core de Roma decide di cominciare la sua nuova missione in campo calcistico proprio nell’Urbe, prima diventando presidente della Spes Montesacro, poi assumendo la conduzione tecnica dell’Under 17 del Trastevere, nel 2019. Qualche mese dopo la Fiorentina si accorge del fatto che, dopo essergli stato molto prezioso come calciatore con 105 presenze, 15 reti e undici assist, può tornare estremamente utile anche come allenatore e gli affida la panchina dell’Under 18. Il ragionamento è semplice: vista l’ampia esperienza accumulata anche a livelli eccelsi, Aquilani è l’ideale sia per trasmettere ai ragazzi l’autentico gusto del giocarsela con la sfera tra i piedi, sia per intercettare al volo i loro talenti e impiegarli quindi nella loro veste migliore. Il suo operato convince appieno, tanto che a dicembre del medesimo anno brucia le tappe e assume anche il ruolo di collaboratore tecnico dell’allora allenatore viola Giuseppe Iachini.

Nel 2020 compie il salto di qualità passando dall’Under 18 alla Primavera dove mostra di sapere il fatto suo anche seduto su una panchina. Il 26 agosto si regala la sua prima gioia da allenatore vincendo la Coppa Italia di categoria nella finale contro l’Hellas Verona, impresa che ripeterà poi per altre due volte alla guida della stessa squadra. Il 9 dicembre 2021 ci metterà la ciliegina sulla torta grazie alla vittoria per 2-1 contro l’Empoli che varrà la messa in bacheca della Supercoppa Primavera 2021. Anche qui, Aquilani si sottrae al noto detto “Paganini non ripete” e si concede invece un’altra replica con un nuovo alloro il 25 gennaio 2023, questa volta contro l’Inter.

Esperienza al Pisa, poi l’esplosione con il Catanzaro

Aquilani è ormai ampiamente formato anche come allenatore. La sua esperienza lo porta a Pisa dove ottiene il tredicesimo posto con 46 punti e porta la squadra a una tranquilla salvezza. Nonostante il buon risultato, il suo cammino con i nerazzurri non prosegue e si prospetta per lui un anno sabbatico. Quando ritorna sulla scena, però, Alberto romano de Roma lo fa in grande stile, con un altro giallorosso, non quello capitolino, ma quello dell’ambizioso Catanzaro che scalpita per cercare di ritornare in massima serie dopo una lunga assenza. Il 18 giugno 2025 il suo matrimonio con i calabresi è realtà. Nelle sue mani la squadra raggiunge il quinto posto con 59 punti vincendo quindici partite, pareggiandone quattordici e perdendone soltanto nove con 62 reti all’attivo e 51 al passivo. Un rendimento che porta dritta la squadra ai playoff. Catanzaro comincia a sognare. Aquilani riesce per ampi tratti ad assecondarne le ambizioni con un 3-0 all’Avellino nel primo turno dei playoff, un secondo passaggio di turno con il Palermo (3-0 al Ceravolo, 0-2 al Barbera). Con il Monza, però, il sogno finisce. Anche se, per qualche istante, sembra a un passo perché il Catanzaro, dopo avere perso per 2-0 in casa, riesce a vincere con lo stesso bottino all’ U Power ma non accede alla serie A per il peggior piazzamento in classifica rispetto ai brianzoli. Resta però, per la squadra e per Aquilani, una stagione da mettere in cornice.

E viene l’ora del Sassuolo

Aquilani si mostra un allenatore perfettamente in grado di misurarsi in massima serie e, se non la raggiunge con il Catanzaro, la ottiene sedendosi sulla panchina del Sassuolo e conquistando un’ottima e meritata promozione personale. Sin da subito ai neroverdi dà un’impronta di identità forte: dopo la prima stecca con l’Atalanta alla New Balance Arena procede, almeno per ora, tutto in moto rettilineo uniforme con i successi con Torino e Juventus intervallati dal pareggio con il Bologna. Aquilani parte da un compatto 4-3-3 con il quale è riuscito a responsabilizzare tutti i giocatori anche sul piano realizzativo. Se infatti, dopo quattro turni, lo scorso campionato avevano segnato soltanto gli esponenti del reparto avanzato e cioè Pinamonti, Berardi, Fadera e Cheddira, quest’anno a concedersi incursioni realizzative andate a buon fine sono stati anche i difensori e i centrocampisti, Odenthal e Doig nel primo caso, Adzic, già autore di una doppietta, nel secondo. Una squadra capace quindi di dosare aggressività e capacità di difendersi a immagine e somiglianza della spregiudicatezza di un tecnico che, sul rettangolo verde, non si è mai risparmiato e, da allenatore, ha saputo impostare una squadra in cui ciascun calciatore sa anche uscire all’occorrenza dai confini del suo ruolo naturale per cercare di colpire. Se il buongiorno si vede dal mattino, Aquilani sembra quindi l’uomo giusto al posto giusto. Ora parlerà il campionato.

Cristiano Comelli

 

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