mercoledì , 13 dicembre 2017
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Teoria del complotto valida…per chi non ha visto la partita

Ah, ma vi scanserete!“. “La Juve ne farà tre e il Sassuolo non supererà la metà campo“. “Già tutto deciso, come al solito quando incontrate la Juve“. Queste e altre amenità si potevano leggere sui social nel corso della giornata di ieri in riferimento, manco a dirlo, al presunto accordo sotterraneo, ordito certamente da una strisciante massoneria che noi umani non possiamo neanche concepire, tra Juventus e Sassuolo. Tale patto avrebbe permesso ai bianconeri, sempre secondo le fantasie di questi bizzarri commentatori, di passeggiare in tranquillità sulle stanche reliquie di una provinciale già appagata da un campionato al di sopra delle aspettative.

Quando poi è arrivata la notizia che Berardi era stato colpito da un attacco influenzale, apriti cielo! Questa era la prova definitiva della sensatezza delle ipotesi di cui sopra: Domenico avrebbe dovuto scendere in campo financo in barella o in autolettiga, pur di dimostrare che la sportività non fosse compromessa. Questo non certo per noi che non abbiamo motivo di dubitare della veridicità del suo malanno, quanto per le decine di soggetti che parlano di “febbre politica” del giocatore, desideroso di non incontrare la squadra cui sarebbe “promesso”. Ora, evidentemente vi è un accordo tra Sassuolo (detentore del cartellino del giocatore) e Juventus per un’opzione di acquisto del talento calabrese, ma di queste operazioni di mercato tra “piccole” e “grandi” è pieno il mondo del calcio e soprattutto questi accordi erano già in essere, ad esempio, lo scorso 28 ottobre, quando la Juve fu sconfitta dal Sassuolo…ma nulla da fare, neppure davanti alle evidenze più limpide tenaci esperti della polemica da social network mollavano la presa. I parallelismi con Zaza, che alla Juve ha pure segnato due reti con la maglia neroverde, non scalfivano le granitiche certezze di chi era certo di avere la verità in tasca.

complotto

Che poi, diciamocelo, uno può anche liberamente pensare che questo complotto sia realmente sussistente: a patto, però, di portare a supporto di questa tesi fatti incontrovertibili, non illazioni immediatamente smentibili. La preferita tra queste è senz’altro quella che afferma che Berardi avrebbe giocato “una sola partita contro la Juve, guarda caso quella che è stata vinta” (quando ne ha giocate tre su sei, due nel 2014/2015 e una in questa stagione). Mancavano all’appello solamente uscite del tipo “Cannavaro, noto juventino, si è infortunato appositamente!” o ancora “Defrel è francese come Pogba, saranno sicuramente amici quindi è uno juventino sotto mentite spoglie! D’altra parte giocava nel Cesena che ha la maglia bianconera…“. Tutto ciò, comunque, a sottolineare che di certo il Sassuolo avrebbe lasciato campo libero a una squadra che è alla diciottesima vittoria su diciannove partite e che magari vince perché è tra le più forti del campionato.

Tutto ciò, dicevamo, prima del match. Perché per chi ha visto la partita i commenti non servono. Il Sassuolo se l’è giocata al cospetto della squadra più in forma del campionato e ha rischiato anche di pareggiare il conto, e coloro che hanno rimpiazzato gli assenti non hanno certo sfigurato. Ma, soprattutto, bisogna rimanere con i piedi per terra: il Sassuolo, come sottolineato da mister Di Francesco, non è la Juve, né il Napoli o la Roma. Quattro assenze possono avere ripercussioni anche pesanti sulla tenuta della squadra, cosa che, tuttavia, nella partita dello Juventus Stadium si è notata decisamente poco.

Resta però un dubbio di fondo. Ma quindi tutte le diciassette squadre cadute sotto i colpi della Juventus le hanno steso il tappeto rosso? E per caso i tre punti presi stasera dalla Juve hanno un valore superiore a quelli lasciati sul piatto dalle altre compagini, che magari i commentatori seriali tifano? In tal caso l’unica squadra con la spina dorsale dritta è il Bologna, a cui facciamo i nostri più sinceri complimenti. Ma poi, se con calma vogliamo parlare di quel che si vede sul campo al di là del risultato, possiamo anche tornare a essere seri e a riconoscere ancora una volta i meriti di questo Sassuolo che non smette di stupire.

di Massimiliano Todeschi

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Riguardo Massimiliano Todeschi

Massimiliano Todeschi
Giornalista fulminato sulla via di Sassuolo dopo decenni di indifferenza verso il calcio. Miracoli neroverdi.

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