venerdì , 19 aprile 2019
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Ma davvero il Sassuolo è una squadra senz’anima? Risposta a una lettera aperta…

Sulla Gazzetta di Modena di ieri, lunedì 18 marzo, è comparsa una lettera firmata dalla signora Patrizia Carra, che analizza a suo modo l’ultima (brutta) prestazione della formazione di De Zerbi contro la Sampdoria, finita con una netta sconfitta per 3-5. Ebbene, siccome l’argomento ci tocca da vicino, abbiamo deciso di meglio analizzare le parole di questa signora che si dichiara “non tifosa”, per mettere in luce ciò che – a torto o a ragione – rimprovera alla squadra.

La sua “lettera di protesta e indignazione” riguarda essenzialmente la partita di sabato scorso, una delle peggiori mai giocate in serie A dalla formazione neroverde. Eppure, viene da pensare, siamo certi che il Sassuolo abbia cominciato a giocare male soltanto ora? Personalmente, collaboro con Canale Sassuolo dal 2016 e seguo la squadra dal 2012. In questi anni ho visto tante volte il bel gioco tanto esaltato dalla mittente della lettera, ma tante altre volte (ne sono testimoni i lettori di questo sito) credo di aver guardato partite di rara bruttezza, delle quali fa sicuramente parte l’ultima Sassuolo-Sampdoria.

Tuttavia, non mi sento affatto di condividere alcuni passaggi della lettera. Cominciamo da questo:

“Da quel momento (promozione del Sassuolo in A, ndr) abbiamo cominciato ad andare allo stadio con l’abbonamento ed eravamo contenti ed entusiasti di come giocava, ma poi pian piano questo gioco ed entusiasmo è venuto a mancare, vuoi per acquisti sbagliati, vuoi per allenatori non all’altezza della situazione. Fatto sta che non si è più visto quel modo di giocare che tanto ci aveva colpiti”

Ma davvero il Sassuolo sta giocando così male? Se la signora Patrizia guarda le partite, specie quelle al Mapei, si sarà accorta che le ultime due prestazioni della squadra prima di quella contro la Samp sono state meravigliose. Nonostante la sconfitta contro il Milan, il Sassuolo ha fatto a San Siro una signora partita. E, ancora meglio, in casa contro il Napoli soltanto un errore di Magnanelli (che poi si è scoperto avesse preso una brutta botta al costato) è riuscito a far pareggiare i partenopei. Contro una squadra che guardacaso è al secondo posto ed è da anni nelle parti più alte delle classifiche italiane.

La partita contro la Sampdoria, lo ripeto, è stata un notevole passo indietro. Ma dire che “non si è più visto quel modo di giocare” è quanto meno ingiusto. Anche perché quella squadra neo-promossa in serie A di cui tante lodi si cantano, non era certo perfetta. Anzi, ci volle una pesante campagna acquisti di gennaio (Cannavaro, Brighi, Floccari, Sansone, Biondini, giusto per citarne 5) e un esonero-richiamo di Di Francesco per cominciare a sperare di potersi salvare.

Si parla di acquisti sbagliati. È vero. Ce ne sono stati, ma chi non li fa? Anche la pluri-premiata Juve dell’era Marotta ha portato a Torino giocatori rivelatisi flop.

Si parla di allenatori non all’altezza. Ok, di chi parliamo? Escludendo Di Francesco, ce ne sono quattro: Malesani, Bucchi, Iachini e De Zerbi. Bucchi e Malesani hanno fatto molti errori. E infatti sono stati giustamente esonerati a loro tempo. Iachini, invece, è stato capace di portare la squadra ad una salvezza a cui nessuno credeva più. De Zerbi, infine, è tra i giovani allenatori più promettenti d’Italia. Sbaglia molto, è vero. Ma per ora tiene la squadra lontana dalla zona rossa. Se poi l’obiettivo del Sassuolo non è la salvezza, ma la qualificazione in Europa League come nella stagione-miracolo 2015-16, allora significa che viviamo assai lontani dalla realtà. Una cosa sono i sogni dei tifosi (a quanti piacerebbe che il Sassuolo vincesse scudetto e Champions League? A tutti, scommetto…), altre sono le questioni oggettive che ci troviamo di fronte.

Ma andiamo avanti, perché ad un certo punto la lettera sfocia in uno spiacevole qualunquismo sui cui refusi sorvoliamo amabilmente:

“Sabato ho assistito alla disfatta di questa squadra composta da giovani calciatori che non hanno un minimo di entusiasmo, vuoti, senz’anima, privi di ogni sentimento e attaccamento alla maglia che dovrebbero onorare e rispettare verso a quel pubblico che viene a vedere le partite. Voglio fare alcune domande a questi ragazzi: ma quando vi guardate allo specchio non vi fate un esame di coscienza? Non pensate di quanto siete fortunati ad essere arrivati dove siete e ai soldi che guadagnate per dare calci ha un pallone, quando c’è gente che si arrabatta per un pezzo di pane? L’umiltà sapete che cos’è? Penso di no, altrimenti al lavoro che fate dareste anima e corpo non solo per i soldi”.

C’è poco da dire, in realtà. Anche perché nella partita di sabato scorso gli unici a giocare in maniera un po’ più accettabile sono stati appunto i ragazzi più giovani: Jeremie Boga, Pol Lirola e Manuel Locatelli (due 1997 e un 1998). Ed è impensabile dire che questi giovani calciatori non abbiano entusiasmo né obiettivi. Basti pensare a gente come Sensi o Duncan, già contesi a gennaio da squadre di prima fascia. Oppure ai vari Rogerio, Boga, Marlon, Demiral, Magnani, sui quali ci sono le opzioni (vere o presunte) di società importanti sul piano internazionale, che offrirebbero loro molto di più rispetto a quanto non possa fare il piccolo Sassuolo. Una serie di giovani giocatori che finora hanno dato tutto. Ma proprio in quanto giovani possono sbagliare. Compito di De Zerbi e della società è di farli crescere, per trasformarli in uomini fatti.

Poi, si parla di mancanza d’anima. Di nuovo, contro Milan e Napoli c’era questa stessa mancanza d’anima? A me non risulta. E anche in molte sconfitte e pareggi, si può dire che i ragazzi giocassero senz’anima? Ci sono state partite brutte (Sampdoria, Empoli, Spal)… Ma qui si parla come se fosse sempre così. Eppure, contro la Sampdoria c’è chi ha chiesto scusa per la prestazione.

Chi afferma che i giocatori non facciano mai il proprio dovere si stacca completamente (e pericolosamente) dalla realtà. Anche perché se al rientro in campo contro il Bologna si tornasse a vincere, allora tutti starebbero a sperticarsi in lodi alla squadra, a De Zerbi, a Squinzi e a Carnevali, salendo opportunisticamente sul carro dei vincitori

E proprio a riguardo, si conclude la lettera:

“Mi rivolgo anche alla società: ma c’è o ci fa, perché a questo punto non ci venga a dire che sta lavorando per il futuro. Non so quale futuro, avendo assistito sabato ad uno spettacolo deprimente. In sei anni che andiamo allo stadio, per Sassuolo-Sampdoria siamo usciti venti minuti prima che la partita terminasse e con noi quasi tutto lo stadio per l’indecenza che si vedeva. Spero che questa mia esternazione, e con me è d’accordo sicuramente tutta la città di Sassuolo, venga letta soprattutto dalla società e dal patron Squinzi che spero di una bella sterzata per cambiare rotta”.

Ora, che la Società abbia un progetto ambizioso è innegabile. Vedere che la tifoseria di una squadra che è alla sua sola sesta stagione in serie A non riesce ad apprezzare quanto si stia facendo, significa aver sbagliato tutto. È vero, lo ripeto, Sassuolo-Sampdoria è stata una partita bruttissima. Come ne abbiamo viste tanti negli anni (vi ricordate umiliazioni come i 7-0 con l’Inter? O il 6-1 contro la Lazio? Ma anche certe brutte sconfitte contro squadre meno blasonate…).

Ma la maglia neroverde esisteva prima di Sassuolo-Sampdoria e continuerà ad esistere dopo. Proprio perché c’è un progetto in itinere è più probabile sbagliare. Perché di ciò è fatta la sperimentazione. O, per citare un antico proverbio, ‘chi non fa non sbaglia‘.

Non vorrei che la signora Patrizia si senta offesa da questo articolo. Ognuno di noi, d’altronde, ha diritto di dire ciò che pensa. E, su queste pagine, oltre ad essere giornalisti siamo anche tifosi. E come tali, difendiamo quello che abbiamo di più caro: i colori neroverdi.

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Riguardo Giuseppe Guarino

Giuseppe Guarino
Da Benevento si è innamorato dei colori del Sassuolo. Giornalista pubblicista e laureato in Relazioni Internazionali, scrive con passione del mondo neroverde.

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