martedì , 21 agosto 2018
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Infortuni nel calcio: quali sono, come curarli o prevenirli

Il gioco del calcio nonostante stia diventando sempre più tecnico, resta uno sport di movimento e di contatto. Si stima che nel mondo, tra professionisti e dilettanti, ci siano quasi 300 milioni di “calciatori”, questo grazie alla bellezza e alla semplicità che rende questo sport comprensibile e praticabile da tutti.

In questo articolo non vogliamo parlarvi della bellezza del calcio, che già tutti conosciamo, ma vogliamo approfondire l’aspetto più amaro di questo sport: gli infortuni.
Contrasti, una corsa continua, scatti in velocità; il calcio è uno sport ad impegno aerobico-anaerobico alternato, e i calciatori sono sottoposti a forti sollecitazioni dell’apparato muscolo-scheletrico, e l’incidenza di traumi, contusioni e lesioni di diversa gravità, sono all’ordine del giorno.

Alfred Duncan infortunio
foto: repubblica.it

Per avere un quadro più preciso, Canale Sassuolo ha intervistato un esperto in materia, Simone Ferretti, fisioterapista esperto nel trattamento sportivo ad ogni livello, direttore di Fisioesport, studio di fisioterapia a Reggio Emilia. Simone  insieme al collega Alessandro Berdini, massofisioterapista ed ex atleta professionista, si occupano principalmente della prevenzione e cura dello sportivo.

Con Simone Ferretti abbiamo parlato delle tipologie d’infortunio, delle cause, della cura e della prevenzione. Buona lettura.

Quali sono gli infortuni e le lesioni più comuni nel calcio? Come si prevengono?

Gli infortuni sono di vario carattere e grado ma quelli che più riscontriamo nel mondo del calcio, sia tra gli atleti professionisti che tra gli sportivi amatoriali, sono: infiammazioni e contratture muscolo-tendinee da sovraccarico (es. pubalgia), lesioni muscolari dirette (contusioni) o indirette da scompensi muscolari tra muscolatura agonista e antagonista, distorsioni tibio-tarsiche, distorsioni ginocchio con conseguente rottura legamentosa (in particolar modo LCA).
La prevenzione si orienta verso esercitazioni eccentriche volte ad aumentare elasticità muscolo-tendinea ed esercitazioni di propriocezione per migliorare il controllo del proprio corpo nel sistema spazio. Dovrebbe comunque essere un lavoro di team tra allenatore, preparatore atletico, fisioterapista e medico.

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Simone Ferretti durante una terapia al Fisioesport

Durante l’arco di una stagione calcistica, capita di frequente che alcuni giocatori si fermino a causa di problemi che sostanzialmente vengono descritti come “affaticamento muscolare”. Carichi di lavoro e condizioni dei terreni di gioco incidono sulle gambe dei calciatori. Qual è la causa principale e come avviene il recupero?

Questa problematica, detta anche DOMS (dolore muscolare a insorgenza ritardata) è dovuta ad una mole di lavoro alta, iper-attivazione causata da difetti posturali, stress generato dal substrato sul quale si pratica l’attività (sintetico, campo duro, campo fangoso), un’alimentazione e una reintegrazione di liquidi non precisamente corretta.
Il dolore o il fastidio solitamente raggiunge il picco tra le 24 e le 48 ore in seguito dell’attività fisica, e si risolve entro 96 ore.
Si può velocizzare il recupero con trattamenti atti a far ritornare il distretto coinvolto in uno stato di omeostasi, quali tecniche di massoterapia, bagni caldi, idromassaggio ed esercizi specifici

Ho letto che la causa di molti infortuni tra i calciatori di Serie A è la carenza di Vitamina D, qual è la tua opinione a riguardo?

La vitamina D è un fissativo del Calcio e del fosforo nelle ossa, pertanto è sicuramente di fondamentale importanza nello sport ma la nostra formazione ci offre solo qualche nozione a riguardo, motivo per cui non possiamo demonizzare o esaltare il ruolo della Vit D nell’ambito della prevenzione.
È sicuramente un costituente basilare di parecchie funzioni fisiologiche dell’organismo.

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Professionisti e dilettanti, sono soggetti agli stessi infortuni?

La tipologia degli infortuni è varia e similare; quello che cambia sono la frequenza e i tempi di recupero degli infortuni. Il professionista è esposto ad un maggior rischio, data la alta mole di lavoro svolta, ma ha a disposizione mezzi e tempi a suo favore per velocizzare e completare totalmente il recupero. Il dilettante, svolge un’attività meno impegnativa in termini di quantità e senza una adeguata preparazione fisica, ma in genere ha meno disponibilità economica e temporale per curarsi. Questo fa si che il giocatore dilettante, spesso, non completi la cura o cmq non dia la giusta importanza al recupero completo, con conseguenza di recidiva o accumulo delle problematiche con rischi compensatori posturali.

Lesione del crociato, è forse il peggior infortunio per un calciatore? In cosa consiste e quali sono le terapie di recupero dopo l’operazione?

La lesione del legamento crociato anteriore (LCA) è un infortunio molto frequente che si verifica soprattutto in sport (come il calcio) che richiedono cambi di direzione ad alta velocità, frequenti balzi ed atterraggi anche a stretto contatto con altri giocatori ed è uno dei peggiori in termini di tempo di recupero e mole di lavoro. Nella dinamica dell’infortunio l’LCA supera sempre una posizione di stabilità, per eccesso non controllato di energia cinetica. Il meccanismo lesivo si verifica quasi sempre in iperestensione (calcio a vuoto, ricaduta dal salto con il ginocchio esteso) o quando il ginocchio dell’arto in carico cede verso l’interno con una leggera flessione “valgo rotazione esterna” ( giocatore che va in pressing sulla palla e si allunga per effettuare un contrasto) e per la maggioranza dei casi non è legato ad un contatto diretto. I legamenti che stabilizzano il ginocchio sono principalmente quattro (LCA, LCP, LCL, LCM), ma LCA è quello che va incontro più spesso a lesione, che può essere parziale o totale. L’operazione può essere effettuata con varie tecniche e il percorso riabilitativo permette un ritorno in campo dopo circa 5-6 mesi.

Quest’ultimo si può suddividere in 3 fasi principali:

  • Prima fase da 0 a circa 30 gg che ha come obiettivo la riduzione del versamento articolare, il miglioramento del controllo neuromuscolare del quadricipite con contrazioni isometriche, il raggiungimento della completa estensione del ginocchio, mobilizzazione passiva accompagnata ad una mobilizzazione della rotula, carico parziale con uso delle stampelle e inizare ad utilizzare l’elettrostimolatore a bassa frequenza.
  • Seconda fase da 30 a circa 90 gg che ha come obiettivo la tonificazione di tutti i muscoli della gamba lesa e il raggiungimento della completa articolarità del ginocchio e una ripresa progressiva di una deambulazione senza stampelle.
  • Terza fase da 90 a circa 120 gg che ha come obiettivo il progressivo aumento dei carichi, sia in eccentrico, che in concentrico e aumento della propriocettiva dinamica.

Nella parte finale del programma di riabilitazione si introducono gradualmente gli esercizi tecnici specifici dello sport praticato dall’atleta.

Quali consigli daresti ad un atleta dilettante che si trova nella situazione di dover recuperare da un infortunio?

Il primo consiglio che mi sento di dare è che se il recupero dall’infortunio non è completo qualsiasi sovraccarico può portare ad una recidiva.
Dico questo perchè ci sono atleti che trascinano per mesi un infortunio che si sarebbe risolto in tre settimane. La causa è spesso la passione per lo sport e il significato che esso ha nella vita.

Non aver la possibilità di praticare la propria attività sportiva vuol dire non frequentare un ambiente (la palestra, il parco dove correre, la pista d’atletica, il campo da calcio ecc.), non poter scaricare le tensioni della giornata, rinunciare a manifestazioni preparate da tempo o temere di perdere il proprio stato di forma.
Occorre mantenersi il più obiettivo possibile per poter valutare lucidamente il proprio stato di salute, ascoltando le indicazioni del proprio fisioterapista.

Nel vostro studio di fisioterapia, quali sono le terapie a cui si sottopongono con maggior frequenza i calciatori?

Un calciatore nel nostro studio può trovare diversi tipi di macchinari mirati al recupero da ogni tipo di infortunio per poter aver un rapido ritorno allo svolgimento dell’attività sportiva, accompagnati da tecniche di terapia manuale. La Tecar terapia per poter velocizzare, in termini di qualità, la cicatrizzazione di una lesione muscolare. La terapia Laser dinamica ad alta potenza che migliora il processo di rigenerazione ed accelera la riparazione tissutale nelle problematiche acute (infiammazioni mio-tendinee). Per velocizzare il riassorbimento dell’idrarto o emartro nei traumi o post-chirurgia, utilizziamo un nuovo macchinario la Game Ready (pressoterapia e crioterapia).

In abbinamento all’uso dei macchinari, in caso di distorsione articolare si può applicare il bendaggio funzionale, un tipo di operazione che riesce a fornire protezione e sostegno alle strutture muscolo-tendinee capsulo-legamentose senza tuttavia essere d’intralcio all’articolarità e dunque alla possibilità di movimento.
I massaggi decontratturanti e defaticanti sulla muscolatura rigida, che alleviano il dolore e con esso anche la stessa tensione, andando a risolvere eventuali aderenze tra i muscoli profondi e quelli superficiali, coadiuvati, volendo, dall’applicazione del Kinesio Tape.

di Gaetano Pannone

Foto tratte da fisioesport.re.it

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