martedì , 30 maggio 2017
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Diritti televisivi: non tutti partono alla pari…

Durante lo scorso campionato una delle polemiche “più calde” è stata quella sollevata da taluni dirigenti di “grandi” squadre nei confronti delle “piccole”. Certamente ricorderete chi, citando squadre quali Sassuolo, Chievo, Carpi e Frosinone (queste ultime, manco a farlo apposta, arrivate in men che non si dica nella massima serie), tuonò contro gli “scarsi valori” messi in campo da queste squadre sulla base dei diritti televisivi generati dalle stesse.

Non è certo questa la sede per richiamare il fatto che il denaro, ahinoi, ha sempre un valore fondamentale nel calcio di oggi e senza solidità finanziaria non si va da nessuna parte. Tutto verissimo, e non per nulla il Sassuolo, da questo punto di vista, è senza dubbio un esempio virtuoso.

Durante il workshop di martedì scorso è emerso però un dato interessante, evidenziato dall’amministratore delegato Giovanni Carnevali. Il dirigente neroverde ha infatti sottolineato che all’inizio del campionato non tutte le squadre partono realmente “alla pari” se non in classifica, ma molto dipende da quanto viene versato nelle casse delle singole Società in ragione proprio dei diritti televisivi maturati. Queste ripartizioni, giocoforza, consentono alle squadre di gestire la propria liquidità e la propria campagna acquisti/cessioni in un modo piuttosto che in un altro. Solo per fare un esempio richiamato dallo stesso Carnevali, con più fondi a disposizione del Sassuolo, forse Simone Zaza non sarebbe stato ceduto alla Juventus. 

foto: facebook.com
foto: facebook.com

Pur non avendo elementi chiari per comprendere a fondo le modalità con le quali tali somme sono distribuite, con una semplice ricerca su Internet si scoprono dati interessanti. Secondo il sito violanews.com, ad esempio, il Sassuolo ha raccolto 529.609 telespettatori nel corso della stagione 2014/2015. Così come avvenuto nella classifica “sul campo”, i neroverdi sono al 12° posto in graduatoria, con numeri del tutto simili a squadre di grande blasone quali Genoa e Torino. 

Numeri che non appartengono di ceto ad una provinciale se consideriamo una media di spettatori allo stadio di 12.956 persone, ma soprattutto un 8° posto nella classifica degli spettatori televisivi, ben 17.042.728 spettatori.

Ulteriore dimostrazione, questa, che anche le squadre “di provincia” possono suscitare interesse anche a livello televisivo e della scarsa aderenza alla realtà (e ancor meno alla sportività) delle polemiche a cui, nostro malgrado, abbiamo dovuto assistere. Sempre che, naturalmente, non si voglia restringere la partecipazione al campionato alle sole squadre capaci di sviluppare grandi numeri, superando il milione di spettatori. Com’è ovvio si tratta di Juventus, Milan, Inter, Napoli e Roma. Già, in questo caso altre squadre, come ad esempio la Lazio, sarebbero escluse…davvero bizzarro, non trovate?

di Massimiliano Todeschi

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Riguardo Massimiliano Todeschi

Massimiliano Todeschi
Giornalista fulminato sulla via di Sassuolo dopo decenni di indifferenza verso il calcio. Miracoli neroverdi.

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