sabato , 23 marzo 2019
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Boateng sul razzismo: “E’ ora di dire basta, ma ho paura che sarà dimenticato tutto già la settimana prossima”

In questi giorni il tema del razzismo è caldo, a riaccendere il dibattito sono stati i fatti di San Siro, i cori beceri nei confronti di Kalidou Koulibaly durante Inter-Napoli. Di razzismo dagli spalti ne sa qualcosa l’attaccante del Sassuolo Kevin Prince Boateng, che sei anni fa durante una partita amichevole tra Milan e Pro Patria, fu vittima di pesanti e ripetuti insulti razzisti dagli spalti, Boateng abbandonò spontaneamente il campo in segno di protesta.

Boateng in Pro Patria-Milan

Un episodio che fece molto discutere, e a distanza di sei anni poco è cambiato. E proprio sull’episodio di San Siro che Boateng in un’intervista a L’Equipe, ci tiene a dire la sua: “Gli ululati razzisti non sono mai stati cos’ numerosi in una partita, Per questo motivo se ne parla e si scrive tanto, le persone si sentono preoccupate. La mia paura è che tutto questo sarà già dimenticato la settimana prossima, con il Capodanno e i festeggiamenti, tutto questo sarà dimenticato”.

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Boateng commenta anche la decisione del Giudice Sportivo di chiudere per due turni più un turno di squalifica ala curva nerazzurra, una sanzione troppo leggere per l’attaccante del Sassuolo: “E’ un segnale, ma non è abbastanza forte. Le pene devono essere più severe, perché non è la prima volta che succede, dispiace per i giocatori nerazzurri che dovranno giocare senza i propri sostenitori, ma bisogna lanciare un messaggio forte. Se le curve vengono chiuse per tutta la stagione, allora si che capiranno che non si scherza”.

Sulla scelta dell’arbitro di non interrompere il gioco: “Il direttore di gara non è stato in grado di comprendere la situazione, non dico che la gara andava sospesa, ma andava almeno interrotta. Se poi mi viene detto che l’arbitro in campo non ha sentito nulla, mi viene da ridere. Il sindaco di Milano ha commentato che la prossima volta lascerà lo stadio, è sempre il solito discorso, viene tutto rimandato ad una prossima volta, c’è sempre una volta di troppo e questo significa che i bambini dovranno assistere ancora ad una cosa del genere. E’ arrivato il momento di dire basta e dimostrare che siamo tutti uniti”.

Boateng da calciatore ha girato l’Europa, ma su quale sia il paese nel quale questi episodi si manifestano con maggior frequenza non ha dubbi: “E’ in Italia che succede più spesso. Succede soprattutto allo stadio, li c’è l’effetto del gruppo, io sono alto 1,90, non lo fanno davanti a me.  Ci sono molti ignoranti che seguono la massa, dovrebbero capire come possa vivere questa situazione Koulibaly”.

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